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farmaceutica

23 Giugno 2026

Industria farmaceutica, boom dell’export negli ultimi dieci anni

Sono cresciute del 248% le esportazioni del comparto farmaceutico negli ultimi dieci anni, come evidenziato nell’assemblea di Farmindustria in corso a Roma. Oggi il settore rappresenta circa il 2% del Pil nazionale. Cattani: favorire l'innovazione

di Redazione Farmacista33


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L’industria farmaceutica si conferma asset strategico nazionale, come evidenziato dall'assemblea annuale di Farmindustria, in corso a Roma. Nel 2025 il comparto - con 69 miliardi di euro di export (il 75% della crescita totale italiana) e 74 miliardi di produzione - ha rappresentato circa il 2% del Pil nazionale, occupando direttamente 72.200 persone, che diventano oltre 300.000 considerando l’intera filiera e l’indotto. Tra il 2015 e il 2025 il saldo commerciale dell’industria farmaceutica ha contribuito al 6% della crescita del Pil, con un saldo estero positivo di 11 miliardi di euro. Negli ultimi dieci anni l’export è cresciuto del 248%. 

“Le imprese farmaceutiche hanno già contribuito per il 33% all’obiettivo di 700 miliardi di esportazioni fissato dal Governo per il 2027”, sottolinea il presidente Marcello Cattani, appena rieletto al vertice dell’associazione. “Siamo in un contesto geopolitico internazionale con molte opportunità, ma anche tanti rischi e occorre un’alleanza tra tutti gli attori del sistema per mantenere gli investimenti, gestire l’aumento dei costi e i rischi sanitari”. 

Partendo da tali presupposti Cattani ribadisce che “un nuovo farmaco non deve essere considerato esclusivamente come un costo aggiuntivo per il Servizio sanitario nazionale. L’innovazione farmaceutica è un investimento che consente di salvare vite, prevenire complicanze, evitare ricoveri, ridurre disabilità e perdita di autonomia. Modificare il decorso delle malattie significa migliorare la vita delle persone e rendere più sostenibile il sistema sanitario nel lungo periodo. In più, la nostra industria rappresenta un asset strategico per la crescita e la sicurezza della Nazione anche di fronte a possibili nuove emergenze sanitarie”.

I numeri del comparto

I punti cardine del settore in termini di produzione, ricerca e investimenti: 

  • 74 miliardi di produzione, Italia leader in UE con Germania e Francia;
  • 2% il peso sul PIL dell’industria farmaceutica, direttamente e con l’indotto; 
  • prima per competitività e produttività (3 volte la media), e prima per crescita della produttività negli ultimi 20 anni (Istat); anche nel confronto con i grandi Stati UE, industria farmaceutica in Italia prima per produttività (+5% vs Big UE);
  • 4,4 miliardi di investimenti (1,9 in produzione e 2,5 in R&S), + 9% nel 2025 e +43% negli ultimi 5 anni;
  • oltre 800 milioni in studi clinici, presso strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che permettono ai pazienti di accedere a terapie innovative e al SSN di avere benefici di circa 3 euro per ogni euro investito dalle aziende (Altems); 
  • oltre 2.000 studi clinici in corso nella Nazione in questo momento, di cui più del 70% promossi dall’industria farmaceutica; 
  • +26% crescita domande brevetto farmaceutico nel periodo 2021-2025 rispetto agli anni 2016-2020 (+10% media Big UE), + 22% medio nelle Life Sciences;
  • specializzazioni in farmaci sia di sintesi chimica sia biotecnologici, nei vaccini, nelle terapie avanzate, nelle malattie rare e nei plasmaderivati; 
  • primato europeo per Cdmo (produzione “conto terzi”) con 4,3 miliardi nel 2025, il 24% del totale europeo.

Export al top

Entrando nel dettaglio delle esportazioni, questi i punti salienti:

  • 69,2 miliardi di export nel 2025, industria farmaceutica secondo settore manifatturiero per export, dopo la meccanica;
  • primo settore manifatturiero per crescita dell’export sia nel 2025 (+28,5%) sia negli ultimi 10 anni (2015-2025) +248%; export farmaceutico che, sempre negli ultimi 10 anni, cresce più di quello degli altri grandi Stati UE e della media UE (+148%);
  • Italia nel 2025 al sesto posto al mondo per export farmaceutico complessivo – con un peso del 7,7%, era il 4% nel 2015 – ma considerando i farmaci confezionati è al secondo posto, con un peso del 10% dopo la Germania (13%);
  • farmaci e vaccini primo settore made in Italy per surplus con l’estero (29% sul saldo totale manifatturiero nel 2025);
  • +11,4 miliardi saldo estero totale nel 2025, incluse le materie prime;
  • export fondamentale in tanti territori. Primo settore esportatore per Centro e Sud;
  • quota export farmaceutico sul totale manifatturiero da 4% a 11,3% in 20 anni;
  • il valore medio dell’export farmaceutico dell’Italia è superiore di oltre il 30% di quello degli altri Stati UE;.
  • nel 2025 l’export farmaceutico dell’Italia verso gli USA è stato pari a 15,8 miliardi di euro, il 23% del totale dell’export farmaceutico dell’Italia, e in crescita del 54% rispetto al 2024. Nel primo trimestre del 2026, l’export verso gli Usa è pari a 5,3 miliardi di euro, il 29% del totale Italia e in crescita del 28% rispetto al Q1 2025. Saldo estero normalizzato (cioè il grado di dipendenza dall'estero di un Paese in un determinato settore merceologico) 2025: 4% per l’Italia vs 45% media UE27. Un dato che dimostra come le relazioni commerciali tra Italia e Usa siano molto più equilibrate rispetto ad altri Paesi, riflettendo le forti connessioni e sinergie tra i due sistemi industriali.

La presenza industriale sui territori

L’industria farmaceutica in Italia è costituita per circa il 40% da aziende a capitale italiano e per il restante 60% a capitale internazionale. Riguardo alla distribuzione territoriale delle imprese, Lombardia e Lazio fanno sempre da traino ma da non trascurare le attività sviluppate al sud:

  • Lombardia: prima regione farmaceutica in Italia, con oltre 27.000 occupati diretti, ai quali si aggiungono i 32.000 dell’indotto. Tra le più importanti regioni farmaceutiche in UE, con 11,9 miliardi di export e 670 milioni di investimenti in R&S;
  • Lazio: seconda regione per numero di occupati (12.800 diretti e 15.200 nell’indotto) ed export (18 miliardi di euro, 54% del totale manifatturiero regionale). Investimenti in R&S per circa 400 milioni;
  • Toscana: terza regione in Italia con oltre 7.000 addetti diretti e 8.400 nell’indotto. Prima regione per export, pari a 22,2 miliardi (primo settore manifatturiero della regione) e investimenti in R&S pari a 350 milioni;
  • Veneto: 6 mila occupati diretti, 7.200 nell’indotto e un export di oltre 1 miliardo, il 40% di quello hi-tech della regione. 50 milioni investiti in R&S.
  • Emilia-Romagna: importante presenza produttiva e di R&S: 4.900 addetti diretti, 5.800 nell’indotto. Export pari a 2,1 miliardi; prima regione per investimenti in R&S: 780 milioni; 
  • Marche: 2.200 addetti diretti, circa 2.600 nell’indotto. E 2° settore della manifattura regionale per export 2025, con 1,5 miliardi;
  • Specializzazione nel Mezzogiorno (Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Sicilia). Le imprese farmaceutiche contano 6.400 addetti diretti e 7.600 nell’indotto, 11 miliardi di export (8 della Campania) e 162 milioni di investimenti in R&S.

TAG: FARMINDUSTRIA, MARCELLO CATTANI, EXPORT FARMACI

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