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01 Settembre 2026Il Report 2026 realizzato per l'Associazione delle industrie del self-care analizza il ruolo delle farmacie in questo ambito in cinque Paesi europei intervistando farmacisti ed esperti sul consiglio e le raccomandazioni al banco. Analizzato anche l’impatto di intelligenza artificiale e salute digitale e il peso del self-care sui ricavi della farmacia.

Il consiglio del farmacista mantiene un peso rilevante nelle scelte di self-care e la prevenzione è una delle aree di maggiore sviluppo del ruolo della farmacia: secondo i farmacisti, quando viene raccomandata una soluzione specifica il paziente segue l'indicazione nel 70% dei casi, e per il 48% la prevenzione è una delle principali direttrici di evoluzione della professione. Sono alcuni dei dati del Better Health Report 2026, realizzato con l'Association of the European Self-Care Industry (Aesgp) dalla società tedesca Simon-Kucher su oltre 500 farmacisti intervistati in Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna e integrato da oltre 20 interviste a esperti del settore e membri Aesgp. Secondo le stime raccolte dal Report in Italia il self-care rappresenta il 33% dei ricavi della farmacia e individua nella domanda dei consumatori uno dei fattori che possono condizionarne lo sviluppo.
Nel complesso dei cinque Paesi analizzati, il 42% delle persone si rivolge proattivamente alla farmacia per ricevere indicazioni sul self-care, con percentuali che vanno dal 51% della Polonia al 35% della Francia. Secondo il report, il ruolo della farmacia deriva dalla combinazione di accessibilità, competenza professionale e possibilità di fornire indicazioni sui prodotti nel momento in cui il cittadino deve decidere come intervenire. Il farmacista può inoltre contribuire all'uso appropriato e individuare i casi nei quali è necessario ricorrere a un ulteriore livello di assistenza.
Complessivamente, nel 54% delle interazioni considerate viene raccomandata una soluzione specifica e nel 69% dei casi il consumatore segue l'indicazione ricevuta. L’Italia è allineata con il dato: la quota di farmacisti che raccomanda una soluzione è del 57% e la raccomandazione viene seguita nel 70% dei casi.
Secondo il report i pazienti “hanno accesso a più informazioni sulla salute che mai, ma avere accesso alle informazioni non significa necessariamente avere maggiore chiarezza”. Infatti, il 59% dei farmacisti riferisce che, rispetto a cinque anni fa, sono aumentati i consumatori che si rivolgono a loro per un consiglio.
Tra gli ambiti nei quali i farmacisti prevedono un ampliamento del proprio ruolo figura la prevenzione. In Italia è indicata dal 48% degli intervistati, rispetto al 61% della Spagna e al 57% della Polonia. Il report comprende tra le attività legate alla salute proattiva vitamine, monitoraggio della pressione arteriosa, gestione del peso e wellness e, tra i servizi clinici più ampi, vaccinazioni e servizi per disturbi minori.
Anche intelligenza artificiale e strumenti digitali entrano nel rapporto tra cittadino e farmacia. Secondo il report, il 54% dei consumatori considera AI e strumenti digitali, tra cui App per la salute e ChatGPT, nelle proprie decisioni relative alla salute. Le persone possono quindi arrivare in farmacia con una maggiore quantità di informazioni già raccolte, rispetto alle quali l'interazione con il farmacista comprende anche attività di verifica e correzione.
Lo studio descrive un percorso nel quale gli strumenti digitali possono rappresentare un primo punto di accesso alle informazioni, mentre la farmacia mantiene un ruolo nella decisione di acquisto. In Italia il 19% dei farmacisti associa l'intelligenza artificiale a un aumento della domanda di consulenza. Il dato è inferiore a quello rilevato in Spagna (33%), Germania (30%) e Polonia (27%), ma superiore alla Francia (13%). All'interno della farmacia, il report individua possibili applicazioni dell'AI nell'automazione amministrativa, nella gestione dell'inventario e dell'assortimento, nella valutazione dei sintomi, nella raccomandazione dei prodotti e nell'educazione del consumatore. Per Italia e Francia l'automazione amministrativa è l'ambito al quale viene associato il maggiore potenziale, mentre l'educazione del consumatore registra quello più basso.
Nei cinque Paesi considerati il peso economico del self-care rappresenta in media il 31% dei ricavi, con differenze significative tra i diversi mercati: la quota è del 19% in Francia, del 29% in Germania, del 30% in Spagna, del 33% in Italia e del 46% in Polonia. In generale “una quota significativa dei ricavi delle farmacie in tutti i mercati”.
Secondo l’analisi, il peso può dipendere da contesti caratterizzato da pressioni economiche sull’attività legata ai medicinali con prescrizione, inoltre, in alcuni mercati, i margini del self-care possono essere fino a due volte superiori a quelli dei farmaci Rx.
Fonte
https://www.simon-kucher.com/en/insights/better-health
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