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16 Settembre 2026

Prezzi dei farmaci Usa, studio: lanci in Europa a rischio ritardi. Le ricadute sui pazienti

La politica statunitense sui prezzi dei farmaci potrebbe spingere le aziende a ritardare i lanci nei mercati europei. Lo indica uno studio di modellizzazione pubblicato su The Lancet

di Redazione Farmacista33


soldi farmaci

Se le aziende farmaceutiche continueranno a ritardare il lancio di nuovi farmaci sul mercato europeo per limitare l’impatto della politica statunitense sui prezzi, a pagarne le conseguenze saranno soprattutto i pazienti, che potrebbero dover attendere più a lungo trattamenti già disponibili altrove. I primi segnali arrivano dal mercato: nei dieci mesi successivi all’ordine esecutivo del presidente Trump, i lanci di nuovi medicinali nell’Unione europea sono diminuiti di circa il 35% rispetto ai dieci mesi precedenti. A indicare questa tendenza delle aziende in questa direzione è uno studio pubblicato su The Lancet.

Prezzi Usa allineati ai livelli più bassi: analizzati 195 farmaci

La politica statunitense si basa sulla clausola della “nazione più favorita”, o Most-Favoured-Nation (MFN), e punta ad allineare i prezzi dei farmaci negli Stati Uniti ai livelli più bassi praticati negli altri Paesi sviluppati. Il meccanismo potrebbe però produrre effetti anche al di fuori del mercato americano, influenzando le strategie di prezzo e di lancio delle aziende farmaceutiche.

I ricercatori hanno analizzato 195 farmaci brevettati, che rappresentano complessivamente 87,9 miliardi di dollari della spesa annuale statunitense. Per tre medicinali su quattro, la perdita economica derivante dalla riduzione dei prezzi negli Stati Uniti risulterebbe superiore all’intero fatturato annuale ottenuto dal prodotto nei Paesi utilizzati come riferimento.
Per evitare che un prezzo più basso praticato in Europa determini una riduzione molto più consistente dei ricavi sul mercato statunitense, le aziende potrebbero quindi essere incentivate a posticipare l’introduzione dei medicinali nei Paesi dove i prezzi sono più contenuti.

“Le politiche statunitensi potrebbero avere un impatto sull’accesso ai farmaci a livello globale”, ha dichiarato Kerstin Vokinger, autrice dello studio e ricercatrice presso l’ETH di Zurigo e l’Università di Zurigo.

Il rischio riguarda soprattutto le persone con malattie gravi o progressive. Secondo l’European Patients Forum, “se le aziende farmaceutiche ritardano il lancio di farmaci in Europa perché i prezzi europei potrebbero essere utilizzati per determinare i prezzi negli Stati Uniti, i pazienti europei potrebbero dover aspettare più a lungo per trattamenti già disponibili altrove”. Per questi pazienti, ha sottolineato l’organizzazione, un’ulteriore attesa può avere conseguenze concrete sulla salute e sulla qualità della vita.

Lanci in Europa diminuiti del 35%, ma il nesso resta da accertare

Negli ultimi mesi il numero di nuovi farmaci introdotti nei mercati dell’Unione europea è diminuito. A dieci mesi dall’ordine esecutivo statunitense, il calo è stato quantificato in circa il 35% rispetto ai dieci mesi precedenti. La riduzione non può essere attribuita con certezza alla politica MFN, ma si inserisce in una fase nella quale le aziende stanno valutando con maggiore cautela tempi e modalità di accesso ai diversi mercati europei.

“È vero che anche in Paesi più grandi come la Germania vediamo aziende che riconsiderano se lanciare o quando lanciare un farmaco”, ha spiegato Alexander Natz, a capo di Eucope, l’associazione degli imprenditori biotecnologici. Secondo Natz, non è prevedibile una generale esclusione dell’Europa dall’accesso ai medicinali, ma le decisioni sui lanci saranno prese dalle aziende “con molta più cautela”.

La questione pone anche un problema di sostenibilità per i sistemi sanitari. Per mantenere un accesso tempestivo alle terapie innovative, i governi europei potrebbero essere sottoposti a una maggiore pressione affinché aumentino i prezzi riconosciuti alle aziende e la spesa farmaceutica. Un’ipotesi che si scontra, però, con margini di bilancio già limitati.

“I Paesi presi in esame, dalla Germania al Giappone all’Australia, stanno subendo una forte pressione da parte dell’amministrazione e dell’industria statunitense per aumentare i prezzi e la spesa per i farmaci”, ha affermato Thomas Hwang, autore principale dello studio. “Ma questo si scontra con la realtà che altri Paesi hanno margini di bilancio limitati”.

Risparmi per gli Stati Uniti fino a 46,5 miliardi, ma pesano le esenzioni

Secondo le simulazioni, la politica MFN potrebbe consentire agli Stati Uniti di ridurre la spesa di 5,2 miliardi di dollari per i medicinali utilizzati in ospedale e di 6,4 miliardi per quelli acquistati in farmacia. Con un’applicazione più ampia, i risparmi potrebbero salire rispettivamente a 21 e 25,5 miliardi di dollari. La portata effettiva della misura potrebbe però essere ridimensionata dagli accordi riservati stipulati da 17 aziende farmaceutiche con l’amministrazione statunitense. Se questi accordi escludessero i produttori dalle nuove regole, i risparmi potenziali diminuirebbero del 71%.

Il sistema, ha osservato Hwang, ha il potenziale “di generare risparmi concreti per il governo federale statunitense e per i contribuenti”. Tuttavia, “se i produttori riuscissero a evitare di aderire a questi modelli stipulando accordi separati, gran parte di tali risparmi potrebbe non concretizzarsi”.

L’European Patients Forum richiama quindi il rischio di un risultato negativo su entrambi i fronti: ritardi nei lanci al di fuori degli Stati Uniti senza il conseguimento dei risparmi attesi per Medicare, con ricadute sia sui sistemi sanitari sia sui pazienti.
Anche la Commissione europea sta esaminando gli effetti della politica MFN, per verificare se stia determinando ritardi nell’introduzione dei nuovi medicinali, aumenti significativi dei prezzi e una riduzione dell’accesso alle terapie innovative. Al momento, tuttavia, rimane difficile distinguere gli effetti direttamente attribuibili alle misure statunitensi da quelli prodotti dall’incertezza che circonda la loro applicazione.

Fonte

https://www.euronews.com/health/2026/09/14/us-push-to-cut-drug-prices-could-mean-longer-waits-for-european-patients

ph.cr.magnific

TAG: PREZZO DEI FARMACI

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