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11 Giugno 2024

Fuga da professione. Sovraccarico, equilibrio vita privata, contratto: le criticità dei farmacisti specializzandi

Anche per i farmacisti ospedalieri specializzandi sussistono condizioni di criticità professionale che spesso portano all'abbandono della professione. ReNaSFo: bene la nuova figura di farmacista di reparto ma servono le condizioni formative appropriate e contratto remunerativo 

di Francesca Giani


Fuga da professione. Sovraccarico, equilibrio vita privata, contratto: le criticità dei farmacisti specializzandi

Burnout, mancanza di equilibrio tra lavoro e vita privata, abbandono del percorso formativo, insostenibilità economica. Sono alcune delle condizioni di sofferenza che i farmacisti ospedalieri specializzandi condividono, per certi versi, con i colleghi sul territorio. «Con una criticità che rende ancora più difficile il percorso: l’assenza di un contratto di formazione e di conseguenza di una retribuzione». A fare il punto, in una videointervista a Farmacista33, è Andrea Falzon, neo Presidente ReNaSFO. 
 
Burnout e incompatibilità con vita privata: le criticità per i farmacisti specializzandi 
«Anche in ambito ospedaliero» spiega «esiste un intenso burnout, legato, per i farmacisti in specializzazione, a una forte mancanza di equilibrio, di compatibilità tra vita lavorativa e privata». Il nodo principale è che «gli specializzandi di area non medica, a cui afferiscono i farmacisti, non hanno un contratto di formazione lavoro, con una situazione di grande sofferenza che da oltre 20 anni andiamo segnalando in ogni sede. Quello che chiediamo è semplice: una equiparazione al trattamento economico che i colleghi medici, giustamente, percepiscono. Se è vero che esiste un’unica figura sanitaria a livello dirigenziale, è importante che questa unità venga rispettata anche durante gli anni della specializzazione».

Necessaria equiparazione al trattamento economico dell’area medica
La situazione ormai «è al limite: i colleghi specializzandi lavorano gratuitamente in ospedale, con ruoli di responsabilità importanti, dediti ad attività assistenziali fondamentali, che richiedono costante attenzione e impegno». A causa di tale situazione «per mantenere gli studi, coprire le spese dei fuori sede, pagare università, contributi pensionistici, e tutte le normali spese della vita quotidiana, si vedono costretti a integrare, nelle restanti ore della giornata, con attività lavorative sul territorio che li remunerino». A tutto questo, «si aggiungono poi gli impegni legati alle lezioni, agli esami, al percorso di specializzazione. È ben evidente come questa condizione manchi di sostenibilità, non sia compatibile con una vita privata e comporti grande fatica e sofferenza. Se è vero che anche i colleghi medici in specializzazione vivono criticità impegnative, per chi non ha un contratto di formazione la situazione è di fatto insostenibile». 
Altro nodo riguarda poi le borse di studio che «anche quando ci sono, non sono omogenee sul territorio e spesso presentano una tendenza, un rischio di polarizzare la formazione dello specializzando, impegnandolo principalmente sull’attività espressa dal bando e trascurando, invece, le altre aree di un percorso di formazione che deve svolgersi, per essere completo, a 360 gradi». 

 



Cresce l’abbandono del percorso formativo 
Ma le criticità non sono finite: «questa mancanza di sostenibilità del percorso di formazione post laurea costituisce un forte limite per chi vuole intraprendere tale strada. Sono sempre di più i giovani colleghi che si chiedono quanto convenga lasciare un posto di lavoro sicuro per un iter di quattro anni in cui l’unica certezza sia la precarietà». Con la conseguenza che «sono sempre di più i farmacisti che abbandonano il percorso, nonostante la fatica posta per superare l’esame di ammissione e nonostante la passione verso questa professione».
Per non parlare di un altro aspetto: «qualora una collega o un collega pensi di mettere su una famiglia, non c’è un riconoscimento del periodo della maternità o della paternità». Ora come ora, «non siamo più disposti a continuare a vivere in questo modo: tali condizioni vanno affrontate con decisione e superate».

Farmacista di reparto: è eccellenza ma servono le condizioni 
Per altro, c’è anche un'altra riflessione: «Ultimamente si è tanto parlato di farmacista di reparto, un progetto, avviato di recente anche in Umbria, che incarna altissimi livelli di eccellenza di farmacia clinica, di presa in carico dei bisogni dei pazienti, di evoluzione della professione. Sono percorsi al passo con le evoluzioni demografiche, cliniche e sociali e in questo senso sarebbe importante che anche gli aspetti contenutistici e più strettamente formativi crescessero di conseguenza». È chiaro, però, che «per rendere sostenibile questa evoluzione e per renderla omogenea in tutta Italia, occorre creare, a ogni livello, condizioni formative appropriate, con, come detto, un contratto che remuneri il lavoro prestato e includendo le terapie più innovative e le patologie emergenti nella preparazione».
Infine, «è importante che la farmacia ospedaliera, come le altre specializzazioni di area non medica, rientrino nelle competenze dell’Osservatorio nazionale della formazione sanitaria specialistica, così da garantire standard di preparazione teorica e pratica». 

TAG: FARMACISTI OSPEDALIERI, SPECIALIZZANDI IN FARMACIA OSPEDALIERA, RETE NAZIONALE DEGLI SPECIALIZZANDI IN FARMACIA OSPEDALIERA (RENASFO), FARMACISTA DI REPARTO

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