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16 Ottobre 2026La valutazione dei sintomi orienta la scelta del trattamento e permette di riconoscere quando servono un approfondimento diagnostico o il passaggio al medico. Rachele Aspesi illustra i punti chiave del consiglio al banco dalla personalizzazione del rimedio al test per lo Streptococco

La consulenza del farmacista al paziente che chiede un rimedio per il mal di gola comincia dalla valutazione del sintomo: capire come è comparso il disturbo e come sta evolvendo permette al farmacista di scegliere la soluzione appropriata e riconoscere quando è necessario il passaggio al medico. A illustrare gli elementi che orientano questa valutazione è Rachele Aspesi, farmacista e prima autrice di uno studio condotto nelle farmacie italiane su circa 600 colleghi. Dalle risposte in un'intervista a Farmacista33 emerge un approccio prevalentemente centrato sul trattamento topico, sulla raccolta mirata delle informazioni e sull’invio al medico quando opportuno.
“Focalizzarsi su pochi elementi chiave ci permette di inquadrare bene la problematica che abbiamo di fronte”, spiega Aspesi in un’intervista a Farmacista33. Il primo riguarda la durata. Occorre poi chiedere quanto sia intenso il dolore e se si accompagni a difficoltà nella deglutizione. Febbre, dolori articolari e malessere generale aiutano a ricostruire il quadro dei sintomi associati.
La survey mostra che il 59,96% dei farmacisti intervistati indaga la presenza di sintomi simil-influenzali, il 49,64% l’intensità del dolore e il 48,73% la febbre. Informazioni che vanno completate chiedendo se il paziente abbia patologie concomitanti, quali farmaci assuma e se abbia già utilizzato rimedi per il disturbo in corso. In quest’ultimo caso, è utile capire quali benefici abbia ottenuto e se, nonostante il trattamento, il mal di gola persista o stia peggiorando. La raccolta delle informazioni serve quindi a orientare sia il consiglio sia la decisione di indirizzare il paziente a una valutazione medica.
La scelta del rimedio deve tenere conto delle caratteristiche del paziente, dell’intensità dei sintomi e della risposta agli eventuali trattamenti già provati. “La nostra necessità è inquadrare effettivamente il paziente, capendo la tipologia dei sintomi e scegliendo un trattamento che lavori sulla loro riduzione e sul miglioramento del comfort generale”, sottolinea Aspesi.
Nella survey, gli spray per la gola sono indicati dall’83,33% dei rispondenti e le pastiglie dal 44,69%, mentre gli analgesici sistemici sono segnalati dal 45,79%. Tra i prodotti topici, alcuni contengono FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) con proprietà analgesiche e antinfiammatorie. Il consiglio richiede la verifica delle indicazioni del prodotto, dell’età del paziente, delle controindicazioni e delle possibili interazioni con le terapie in corso.
Nell’esperienza descritta da Aspesi, l’approccio topico rappresenta spesso il primo passo; un trattamento sistemico viene considerato quando il dolore è particolarmente importante o quando il rimedio topico non ha dato beneficio. La mancata risposta deve comunque portare a rivalutare il quadro e l’opportunità del rinvio al medico.
Il tampone per lo streptococco può contribuire all’inquadramento del mal di gola quando vi è il sospetto di un’infezione da streptococco di gruppo A. Le indicazioni dei Centers for Disease Control and Prevention distinguono i quadri con chiari sintomi virali, come tosse, rinorrea o raucedine, nei quali il test generalmente non è necessario, da quelli senza manifestazioni virali evidenti, nei quali la sola valutazione clinica non consente di distinguere con sicurezza una faringite virale da una streptococcica.
Febbre, esordio improvviso, dolore alla deglutizione e alterazioni delle tonsille possono far sospettare un’infezione streptococcica, ma non ne confermano da soli la presenza. La decisione di proporre il test deve inserirsi in un percorso di valutazione, nel rispetto dei protocolli applicabili al servizio.
Il 46,74% dei farmacisti riferisce di eseguirlo in meno del 20% dei pazienti. Nell’intervista, Aspesi richiama il valore del servizio come strumento di raccordo con il medico: “In caso di positività, il paziente va indirizzato al medico per la valutazione e la prescrizione della terapia appropriata£.
Anche un risultato negativo richiede attenzione al contesto: nei bambini sintomatici dai tre anni in su, i Cdc, per esempio raccomandano di confermare un test antigenico rapido negativo mediante coltura del tampone faringeo, attraverso il percorso medico.
La persistenza del disturbo e il peggioramento, anche dopo l’assunzione di rimedi sintomatici, sono tra gli elementi che Aspesi indica per il rinvio al medico. “Il rinvio al medico non significa fare meno il nostro lavoro: il nostro lavoro di sentinella territoriale è fondamentale”.
Le raccomandazioni del National Institute for Health and Care Excellence ricordano che il mal di gola acuto può durare circa una settimana e richiedono una rivalutazione se i sintomi peggiorano rapidamente o significativamente, se il paziente presenta un marcato malessere generale o se non comincia a migliorare entro una settimana.
Alcuni segnali richiedono invece un’assistenza urgente: difficoltà respiratoria, impossibilità a deglutire o a gestire la saliva, rumore acuto durante la respirazione e sintomi gravi in rapido peggioramento. In questi casi non si attende l’esito del trattamento sintomatico o il ricontatto programmato.
Per i pazienti gestiti con un consiglio al banco, chiedere un riscontro dopo 3–5 giorni permette di verificare se abbiano seguito le indicazioni e se i sintomi si stiano attenuando. Aspesi precisa che in questo intervallo non è necessariamente attesa la completa risoluzione, ma almeno l’inizio di un miglioramento.
Il 73,22% dei farmacisti della survey dichiara di richiedere un follow-up. Il ricontatto completa il consiglio iniziale e offre l’occasione per riconoscere una mancata risposta o un’evoluzione che renda necessaria la valutazione medica.
Fonte
https://www.mdpi.com/2226-4787/14/5/110
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