Covid-19, Ordine farmacisti Roma: non vogliamo essere né eroi, né martiri, né untori. Costretti a lavorare senza protezione
I farmacisti hanno chiesto più volte di essere riforniti di mascherine per il servizio essenziale svolto per i cittadini, ma non hanno ancora avuto risposte e intanto cresce il numero di colleghi contagiati dal Sars-CoV-2
I farmacisti hanno chiesto più volte di essere riforniti, per il servizio professionale essenziale svolto a stretto e diretto contatto con i cittadini, di mascherine a fronte dell'impossibilità a trovare sul libero mercato i Dpi necessari, ma "non abbiamo ancora avuto risposte e, intanto, cresce di giorno in giorno il numero di colleghi che risultano contagiati dal Sars-CoV-2 nelle farmacie e parafarmacie. E la categoria paga il suo tributo di vittime: a Lorenzo Repetto, titolare di farmacia deceduto il 19 marzo, a Saint Vincent, è purtroppo seguita la morte a Lodi di Raffaele Corbellini". A lanciare nuovamente l'allarme è l'Ordine dei Farmacisti di Roma: "Costretti a lavorare senza mascherine, non siamo eroi, ma non vogliano neanche essere martiri o, ancora peggio, untori nostro malgrado".
Crescono i casi di farmacisti contagiati nelle farmacie e parafarmacie
A fronte di un servizio reso ogni giorno con dedizione ai cittadini, denuncia l'Ordine di Roma, "nulla è cambiato nelle condizioni in cui i farmacisti sono costretti a operare, privi dei più elementari dispositivi di protezione individuale, nonostante le reiterate richieste indirizzate da un mese a questa parte alle autorità sanitarie e alla protezione civile". «Nelle ultime quattro settimane abbiamo scritto ormai a tutti fuorché a Babbo Natale - afferma provocatoriamente il presidente dell'Ordine di Roma Emilio Croce - chiedendo più e più volte di essere riforniti, per il nostro servizio professionale, delle mascherine necessarie a chi, come noi, è ogni giorno a stretto e diretto contatto con i cittadini, esattamente se non più di altri professionisti della salute. Non abbiamo ancora avuto risposte e, intanto, cresce di giorno in giorno il numero di colleghi che risultano contagiati dal Sars-CoV-2, stante l'impossibilità a trovare sul libero mercato i Dpi necessari per operare il servizio con un minimo di sicurezza. È una situazione assurda, alla quale va posto subito rimedio: tra i farmacisti dipendenti, che sono la maggioranza del totale, cresce infatti la protesta per essere costretti a lavorare in condizioni di massima esposizione al rischio - continua Croce - e aumenta geometricamente il numero di chi comprensibilmente si rifiuta ormai di operare in condizione oggettivamente precarie sotto il profilo della sicurezza. Di questo passo, saranno molti gli esercizi costretti a sospendere il servizio, e a rimetterci saranno in primo luogo i cittadini».
Croce: non chiediamo privilegi ma rispetto
Croce richiama ai decreti emergenziali che obbligano farmacie e parafarmacie «snodo fondamentale nella difficile battaglia contro l'epidemia a stare aperte». E aggiunge: «Vanno dunque messe nelle condizioni di lavorare con la necessaria sicurezza, anche nell'interesse dei milioni di cittadini che ogni giorno entrano in questi esercizi». «Non chiediamo privilegi ma rispetto che non si esprime né a parole né tantomeno a paroloni: non siamo né vogliamo essere chiamati eroi, la retorica non ci interessa. Vogliamo piuttosto essere messi in condizione di non diventare martiri, e neppure untori. Anche se sappiamo delle difficoltà a reperirle sul mercato, quello che chiediamo sono mascherine protettive per svolgere il servizio per quanto possibile protetti - conclude il presidente dell'Ordine dei Farmacisti -. Le stesse mascherine, per capirci, che vengono fornite ai medici e agli infermieri, categorie alle quali va la nostra incondizionata stima e il nostro ringraziamento. Ma siamo in guerra anche noi, esattamente come loro, e non siamo davvero figli di un dio minore».
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A cura di Redazione Farmacista33
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