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11 Marzo 2022

Obbligo vaccinale sanitari. Guarigione, rientro al lavoro e sospensioni: nodi segnalati da farmacisti


In attesa di un intervento del Ministero c'è attenzione sulla questione della sospensione dei sanitari non vaccinati (o senza booster) ma guariti dal Covid-19


Mentre sta prendendo forma un percorso di allentamento delle misure di contenimento, è sempre più alta l'attenzione sulla questione della sospensione dei sanitari non vaccinati (o senza booster) ma guariti dal Covid-19. Se, da un lato, c'è attesa per un nuovo intervento del Ministero che sia "dirimente", le Federazioni delle professioni sono tornate nuovamente alla carica, segnalando le varie criticità, e anche tra i farmacisti vengono rilevati disagi.

Obbligo vaccinale e guarigione: criticità da indicazioni ministeriali

Il quadro normativo sull'obbligo vaccinale per gli esercenti le professioni sanitarie si è andato componendo in maniera non lineare, per successivi interventi legislativi e attraverso circolari interpretative del Ministero. In particolare, una delle ultime questioni sollevate, e di cui è stato investito il Dicastero, ha riguardato i sanitari non vaccinati o che non abbiano completato il ciclo vaccinale, compreso di dose booster, che risultano guariti dal Covid-19. Dalle Federazioni delle professioni sanitarie, in particolare dalla Fnomceo, è stato, cioè, chiesto come tali professionisti, a un controllo, dovessero essere considerati rispetto alla sospensione e se l'eventuale atto di sospensione già preso potesse essere revocato. Per il Ministero, che ha risposto in una circolare di un paio di settimane fa, la bussola è quanto previsto nella norma: "la sospensione è efficace fino alla comunicazione da parte dell'interessato all'Ordine del completamento del ciclo vaccinale primario o della dose di richiamo. La guarigione non è, in base alla normativa vigente, circostanza idonea a legittimare la revoca della sospensione", o la non attribuzione della sospensione, che, ripete il Ministero, "consegue esclusivamente al completamento del ciclo primario o alla somministrazione della dose booster". L'esercente la professione sanitaria, pur guarito, dovrà comunque attenersi al programma vaccinale e alla tempistica indicata.

Le proteste: c'è incoerenza con le linee guida sul booster

Ma, tale presa di posizione ha suscitato ulteriori perplessità, espresse, come si ricorderà, anche dalla Commissione salute delle Regioni, che ha dato il via, nei giorni scorsi, alla predisposizione di un documento per chiedere chiarimenti al Governo: "per altre categorie soggette ad identico obbligo vaccinale - per esempio forze dell'ordine e over 50 - la guarigione da Covid permette il rientro al lavoro, dando diritto al Green pass rafforzato" aveva segnalato in una nota l'assessora alla salute della provincia di Trento Stefania Segnana. "La guarigione poi è stata equiparata alla dose booster che determina un green pass rafforzato senza scadenza. Si chiede allora coerenza nei confronti del personale sanitario, stante oltre tutto l'importanza delle conseguenze di carattere organizzativo che la situazione comporta". Da parte dei professionisti sanitari, a essere stato segnalato - in particolare da alcuni ordini di medici locali - è poi il cortocircuito che si viene a creare con la dose booster: sono proprio le indicazioni ministeriali, tratte da circolari e Faq, a stabilire che per chi "è guarito dopo un ciclo completo o dopo 14 giorni dalla somministrazione della prima dose è indicata la somministrazione di una dose di richiamo (booster) purché sia trascorso un intervallo minimo di almeno quattro mesi (120 giorni) dall'ultimo evento (da intendersi come somministrazione dell'unica/ultima dose o diagnosi di avvenuta infezione)".

Criticità anche tra i farmacisti. Si attende un nuovo chiarimento

Oltre ai disagi, ci sono anche le fughe in avanti di alcuni ordini di medici e infermieri, che hanno dichiarato, almeno per chi ha il ciclo vaccinale avviato, di voler procedere "alla revoca del provvedimento di sospensione". A fronte di criticità che riguardano anche altri aspetti, le Federazioni delle professioni, tra cui Fofi, proprio di recente, sono tornate alla carica richiedendo nuovamente "un indirizzo univoco e dirimente dal Ministero": "la mancata considerazione" degli effetti della guarigione "determinerebbe ricadute in tema di sostentamento economico degli interessati e di funzionamento delle strutture sanitarie", e si rileva una "incomprensione dei termini dai quali effettivamente decorra l'obbligo vaccinale della dose di richiamo" e, in generale, "criticità per gli ordini nell'affrontare l'esecuzione delle procedure di accertamento dell'inadempimento vaccinale dei propri iscritti".

Francesca Giani

TAG: PERSONALE SANITARIO, OBBLIGO VACCINALE, COVID-19

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