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05 Luglio 2022

Fascicolo sanitario e telemedicina. Cambia l'assistenza territoriale: urge un piano per formare i professionisti


Il Pnrr con gli investimenti sul Fascicolo sanitario elettronico e telemedicina porterà molta tecnologia in sanità, ma anche la capacità di usarla. Urge formazione professionisti

Con il suo investimento sul Fascicolo sanitario elettronico e telemedicina, il Piano nazionale di ripresa e resilienza non deve portare solo tanta tecnologia ma anche la capacità di usarla. In Italia serve più conoscenza dell'informatica, sia tra i professionisti sanitari sia nella popolazione. E' arrivato il momento di investire in formazione in sanità e negli altri settori. Lo afferma Fidelia Cascini, Docente di Igiene e Sanità Pubblica all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e referente incaricato dalla Direzione Sistemi Informativi del Ministero della Salute, ministero che rappresenta al tavolo tecnico permanente sull'intelligenza artificiale della Presidenza del Consiglio.


Investimenti per l'innovazione digitale e trasformazione nell'assistenza territoriale

«Già parte degli investimenti del PNRR in missione 6 è stata mirata a formare ed informare la popolazione: vi è stata dedicata una sezione specifica della piattaforma di telemedicina del ministero della Salute», premette Cascini, che ha lavorato al modello digitale per l'attuazione dell'assistenza domiciliare. «Il modello si inserisce in una serie di documenti su investimenti per l'innovazione digitale e si lega ad un momento di trasformazione nell'assistenza territoriale (è stato appena licenziato il documento sugli standard di case ed ospedali di comunità, centrali ospedaliero-territoriali, Adi, consultori ndr). In termini tecnologici l'obiettivo del paese è raddoppiare la quota di soggetti assistiti a domicilio fornendo servizi di prossimità che favoriscano la Continuità assistenziale dall'ospedale al luogo decentrato dove avviene il monitoraggio a distanza. Ma abbiamo anche cronicità da gestire e monitorare: pazienti diabetici, scompensati, neurodegenerativi che avrebbero bisogno di una presenza più costante dell'operatore sanitario. Esperienze internazionali dimostrano come la telemedicina possa dare più protezione in termini di salute riducendo rischi di progressioni patologiche. Ovviamente, ci sono sfide da superare. Una è l'accesso del paziente (e dell'operatore) ai sistemi tecnologici ed a connessioni oggi non sempre garantite. Inoltre, ci possono essere limiti nell'attitudine personale del paziente o del caregiver nell'usare strumenti tecnologici». Molto del cambiamento necessario «dipenderà da come le singole regioni sapranno organizzare una assistenza domiciliare la cui organizzazione ormai prevede team multidisciplinari di professionisti e l'azione integrata di centrali che devono erogare assistenza e garantire un forte coordinamento del personale». Per Cascini, occorre formare «tanto i professionisti che useranno i servizi da protagonisti quanto i pazienti che ne hanno bisogno. I primi devono avere le informazioni tecniche per usare al meglio lo strumento: la progettazione del software dovrà passare dal parere del sanitario perché questi usi lo strumento in modo confortevole e si alleggerisca il carico di un impegno professionale già gravoso e denso di responsabilità. Ma le aziende che producono app ed device per registrare i parametri dei pazienti dovranno anche far sì che questi ultimi entrino in confidenza con tali prodotti per usarli al meglio. Per inciso, l'infrastruttura in telemedicina non va intesa come solo architetturale: per farla funzionare serve un'organizzazione con management e decisori politici impegnati a creare funzionalità in risposta ad obiettivi. Non sarà necessario solo scegliere la macchina migliore ma guidarla al meglio e in tempi contenuti».


Quali app di intelligenza artificiale vedremo prima?

«Ci stiamo concentrando su quelle che danno più garanzie di sicurezza», dice Cascini. «Se pensiamo alla sostenibilità del Ssn, i migliori usi della tecnologia possono essere in chiave predittiva e di programmazione. Nel primo caso l'elaborazione di dati tipizzati crea informazioni predittive sui rischi di pandemie o di patologie importanti quanto a burden of disease. Nel secondo caso, la valutazione di rischi connessi a predisposizioni genetiche o ad esposizioni ambientali che combinate con certe predisposizioni possono favorire l'insorgere di malattie, ci consentirà di stratificare la popolazione e programmare campagne di screening mirate. Ci sono poi i sistemi di supporto a decisioni diagnostiche: ci stanno offrendo risultati eccezionali nella lettura di referti di imaging da software che individuano piccoli tumori non leggibili dall'occhio umano. Un quarto ambito è la ricerca medico scientifica: elaborando informazioni tra precedenti ricerche, dati delle banche dati sanitarie e trial ci darà chance enormi per indirizzare la ricerca nel modo migliore e focalizzarla su priorità cui dare risposta».

Guarda l'intervento di Fidelia Cascini

TAG: TELEMEDICINA, FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO - FSE, PNRR

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