Long Covid, sintomi a cui prestare attenzione. Vademecum per riconoscerli e gestione del paziente in farmacia
Il Long Covid è una problematica che va presa in carico a tutti i livelli, l'Oms invita gli operatori sanitari, a rendere disponibile un supporto di prossimità ai pazienti
Il Long Covid è un fenomeno sempre più diffuso: si stima che in Europa lo abbiano sperimentato almeno 17 milioni di persone nei primi due anni di pandemia. Anche se le dinamiche che ne stanno alla base non sono chiare, è sempre più evidente che si tratti di una problematica che va presa in carico a tutti i livelli, per gli impatti su qualità della vita, costi sociali e sanitari. Intanto, dall'Oms Europa è partito un invito, rivolto agli operatori sanitari, di rendere disponibile ai pazienti o a chi ne potrebbe soffrire un supporto di prossimità. Ma quale può essere un approccio da parte dei farmacisti?
Long covid: necessari investimenti e ricerche
Almeno 17 milioni di persone nei 53 Paesi della regione europea dell'Organizzazione mondiale della sanità hanno sperimentato nei primi 2 anni di pandemia il Long Covid, soddisfacendo i criteri Oms che definiscono la sindrome post-infezione da Sars-CoV-2. La stima era stata diffusa nei giorni scorsi dall'Oms Europa, che aveva anche messo in rilievo un aumento del 307% dei nuovi casi identificati tra il 2020 e il 2021. Le conoscenze scientifiche alla base sono ancora limitate e la preoccupazione, come sottolineato dallo stesso Oms Europa, è legata al fatto che milioni di persone negli anni a venire potrebbero dover convivere con questa sindrome, rendendo così evidente la necessità di "ulteriori analisi, di più investimenti e di un maggiore sostegno ai pazienti". L'esigenza messa in luce dall'Oms Europa è nello specifico quella di una collaborazione da parte di Governi e sistemi sanitari, per il riconoscimento del post covid come di una problematica dagli impatti sanitari, per sensibilizzare maggiormente gli operatori sanitari sul tema, in modo da favorire la diagnosi e il trattamento tempestivo, ma anche per arrivare a una presa in carico di prossimità.
Da Oms Europa un vademecum per favorire riconoscimento e presa in carico
Al riguardo, dall'Oms Europa è stato rilanciato una guida alla patologia, una sorta di vademecum utile per supportare pazienti e operatori. Innanzitutto, a essere ribadita è la definizione: il post covid è una condizione che può sopraggiungere a 3 mesi dall'infezione con sintomi che possono durare almeno due mesi e che non sono spiegabili altrimenti. Sebbene la maggior parte dei contagiati Covid si riprenda completamente dopo l'infezione, il 10-20% sviluppa una varietà di effetti a medio e lungo termine. I dati ricordati a più riprese da Oms suggeriscono che il rischio di Long Covid aumenta tra i casi gravi di infezione che necessitano di ricovero, con 1 donna su 3 e 1 maschio su 5 che possono sviluppare la malattia a lungo. I sintomi possono emergere in persone che prima erano in forma e in buona salute e possono comunque insorgere indipendentemente dalla gravità della malattia, dalla variante, dall'età e dal genere.
I sintomi a cui prestare attenzione
I sintomi sono normalmente raggruppati in tre cluster e comprendono affaticamento persistente con dolore fisico o sbalzi d'umore, difficoltà respiratorie e problemi cognitivi. I sintomi possono seguire un ricovero, persistere dopo la malattia, o insorgere a distanza dopo la guarigione, e possono presentarsi in maniera intermittente o determinare ricadute periodiche. Nel dettaglio i sintomi possono riguardare disfunzioni cognitive in particolare relative alla memoria di breve termine, perdita di memoria o difficoltà di concentrazione (nebbia cognitiva); disordini legati al sonno, prevalentemente insonnia; gusto e olfatto alterati; tosse; dispnea; palpitazioni; dolori al petto; estrema stanchezza; dolori e spasmi muscolari.
Il sostegno ai pazienti e la chiave della prossimità
Date le ricadute sulla qualità della vita in chi ne è colpito, sulle prestazioni lavorative e anche in termini di risorse sanitarie, l'attenzione sul tema è alta e dall'Oms l'esortazione alle autorità nazionali è soprattutto quella di rendere disponibile un supporto nelle comunità, vicino alle case delle persone e ai luoghi di lavoro, nonché per coloro che sono ricoverati in ospedale.
L'assistenza sul territorio e la prossimità possono in questo quadro elementi fondamentali in quanto in grado di intercettare tempestivamente la problematica. In questa direzione un ruolo lo potrebbero avere anche i farmacisti e le farmacie, spesso primo interlocutore sanitario sul territorio e luogo di elevata accessibilità.
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A cura di Redazione Farmacista33
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