Fascicolo sanitario elettronico, attivato da 57 milioni di italiani: uno strumento di sanità pubblica
A FarmacistaPiù un incontro su "Fascicolo sanitario elettronico: opportunità e prospettive future". Pace (Fofi): uno strumento al servizio del cittadino
Sono 57 milioni i Fascicoli sanitari elettronici attivati sul territorio nazionali, con 393 milioni di referti digitalizzati. Numeri ragguardevoli e tuttavia il Fse resta ancora un grande incompiuto, cui si spera di dare un nuovo impulso attraverso i fondi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Se ne è parlato, a FarmacistaPiù, nel convegno "Fascicolo sanitario elettronico: opportunità e prospettive future". Maurizio Pace, segretario della Fofi, lo ribadisce più volte: il Fascicolo è il fulcro di una medicina che voglia davvero essere al servizio del cittadino: «L'applicazione delle tecnologie digitali rende più efficace l'erogazione dei servizi sanitari e la presa in carico a distanza del paziente, oltre che favorire la condivisione dei dati tra i diversi operatori sanitari. L'obiettivo finale è quello di mettere il paziente al centro del sistema, dare maggiore dignità ai malati, in particolare quelli cronici, e privilegiare le cure domiciliari. Un processo virtuoso che contribuisce a ridurre i costi del servizio sanitario, mantenendo il sistema in equilibrio». É pur vero che anche nell'ambito della digitalizzazione «l'Italia procede a marce differenti, a causa dell'accentuato regionalismo sanitario. Occorre in ogni caso rafforzare il Fascicolo sanitario elettronico, che consente al cittadino di accedere ai suoi dati sanitari, attraverso modalità stabilite dalle Regioni. Del fascicolo fa parte, dal 2011, anche il Dossier farmaceutico, con il quale il farmacista può meglio monitorare appropriatezza e aderenza alla terapia da parte del paziente». La strada non può che essere una: maggiore sinergia tra farmacisti, medici di medicina generale e infermieri. Le vere case di comunità, già esistenti, rimarca Pace.
Cittadini ancora incerti
L'Osservatorio digitale del Politecnico di Milano - sottolinea Luigi Pais Dei Mori, consigliere Fnopi, Federazione ordini professioni infermieristiche - ha messo in luce che se tra medici e infermieri la competenza digitale è abbastanza diffusa, il Fascicolo sanitario elettronico stenta a decollare tra i cittadini: Mmolti sanno di cosa si tratta ma in pochi lo utilizzano». «Accedervi non è una cosa così semplice», gli fa eco Valeria Fava, di Cittadinanzattiva, «la conoscenza tra i cittadini delle modalità di accesso non è ancora molto diffusa. Non solo, permangono tra di essi le perplessità relative alla tutela della privacy, dal momento che i dati sanitari sono uno dei principali bersagli degli attacchi cibernetici». Immancabile ostacolo sul cammino della digitalizzazione sanitaria, i tempi della burocrazia, che anche qui variano da Regione a Regione. Con il paradosso, fa notare Pais Dei Mori, che un appalto per servizi di carattere informatico può andare in porto quando quel servizio è ormai da considerare superato e da aggiornare ulteriormente.
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A cura di Redazione Farmacista33
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