Terremoto, Oms Europa in campo: gestire trauma e rischio malattie
I soccorsi sono focalizzati sul salvataggio. Ma ma occorre rafforzare i sistemi di allerta precoce per prevenire i focolai e per rispondere ai rischi di malattie infettive
L'attenzione dei soccorsi nella risposta all'emergenza umanitaria provocata dal terremoto che ha colpito l'area tra Turchia e Siria è focalizzata sulla ricerca e salvataggio" delle persone, ma occorre rafforzare i sistemi di allerta precoce per prevenire i focolai e per rispondere ai rischi di malattie infettive. L'Agenzia europea Oms Europa insieme all'ufficio nazionale e in collaborazione con la sede centrale dell'agenzia Onu per la salute è operativa in Turchia, per sostenere il ministero della Salute del Paese nella risposta all'emergenza umanitaria provocata dal terremoto che ha colpito l'area.
Alto livello di stress mentale e di bisogno di supporto psicosociale
Il bilancio provvisorio conta al momento oltre 5mila morti, ma l'Oms prevede che potrebbero essere più di 20mila vittime. L'agenzia per le emergenze e i disastri turca, Afad, ha reso noto che i feriti recuperati fino a martedì mattina sono più di 22mila, che gli edifici ufficialmente distrutti risultano essere 5.775, oltre a circa 11 mila segnalazioni di condomini tra le macerie nella zona meridionale del Paese dove si sono verificate le due maggiori scosse di terremoto. Gerald Rockenschaub, direttore regionale dell'emergenza per l'Oms Europa, sta coordinando la risposta insieme all'esperta Catherine Smallwood, incident manager, e sotto la guida del direttore regionale Hans Kluge: "Ci sono feriti da curare - ha sottolineato Rockenschaub - la risposta di primo soccorso alle comunità sul campo e poi la cura dei traumi più specializzata negli ospedali. Il tempo è brutto, fa freddo. Anche il rischio di malattie infettive, a parte il rischio immediato di traumi e lesioni, sta decisamente aumentando. Alcune delle linee di approvvigionamento cruciali, acqua e servizi igienico-sanitari, saranno compromesse. E c'è ovviamente un trauma enorme, ovviamente psicologico oltre al trauma fisico, che deve essere affrontato". In particolare, aggiunge, ne "gruppi di popolazione vulnerabili, vediamo un alto livello dello stress mentale, dei bisogni di supporto psicosociale. Occorre poi rafforzare i sistemi di allerta precoce per prevenire i focolai e per rispondere ai rischi di malattie infettive". L'Oms Europa sta "operando a stretto contatto con i colleghi dell'ufficio regionale del Mediterraneo orientale e con i colleghi della sede centrale, perché non è solo la Turchia ad essere colpita, ma anche la Siria e alcuni altri Paesi vicini".
Servono kit chirurgici e medicinali
Al momento, ha proseguito Rockenschaub, "abbiamo ricevuto richieste per coordinare il dispiegamento di squadre mediche di emergenza e di forniture e kit per la cura di traumi. Stiamo anche lavorando con le autorità per avere un quadro migliore sui bisogni prioritari, sulla valutazione dei danni, sul campo e coordinandoci a stretto contatto con i nostri partner sanitari per muovere una risposta collettiva". "La Turchia - ha evidenziato - ha enormi capacità e un'enorme esperienza, hanno squadre delle Nazioni Unite che uniscono capacità mediche nella ricerca e nel salvataggio. Abbiamo anche lavorato con le autorità turche per migliorare la resistenza degli ospedali ai terremoti e garantire che rimangano funzionali dopo tali scosse, e per svolgere congiuntamente corsi di formazione e rafforzamento delle capacità e anche per condividere l'esperienza turca con altri paesi".
Ora, ha puntualizzato Rockenschaub, "la Turchia ha bisogno della solidarietà di altri Paesi per affrontare le enormi sfide di questo grande disastro. Al momento, stiamo cercando principalmente kit chirurgici per aiutare con interventi ad affrontare le lesioni e ci stiamo mobilitando per i medicinali. Quello che vediamo spesso è che i farmaci per le malattie croniche potrebbero scarseggiare e stiamo anche mobilitando esperti per aiutare su sistemi di allerta precoce e sorveglianza e per coordinare la risposta più ampia dei partner sanitari sul campo".
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A cura di Simona Zazzetta
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