Epilessia, intervento del farmacista su anziani migliora aderenza terapeutica e riduce ricoveri
Il monitoraggio da parte del farmacista dell'aderenza alle terapie antiepilettiche nei pazienti anziani riduce il tasso di ricoveri dovuti alle crisi. Lo mostra uno studio pubblicato su Epilepsy & Behavior
Il monitoraggio da parte del farmacista dell'aderenza alle terapie antiepilettiche nei pazienti anziani riduce il tasso di ricoveri dovuti alle crisi. È quanto mostra una ricerca pubblicata su Epilepsy & Behavior da un team della Harper University di Detroit (USA), che evidenzia la complessità multifattoriale nel trattare gli anziani con epilessia derivante dalla polifarmacia e dall'alterazione cognitiva che spesso caratterizza questa popolazione di pazienti.
L'epilessia negli anziani prevalenza e comorbidità
La prevalenza dell'epilessia aumenta con l'età, con un tasso costante dopo i 50 anni e un picco nelle persone dai 75 anni in su. Le crisi si associano alle patologie del cervello, come la malattia di Alzheimer e altre comorbidità, e il rischio di non aderenza ai farmaci negli anziani è ampiamente aumentato. Si stima, infatti, che molte delle richieste di intervento ospedaliero siano correlate a fallimento del trattamento con farmaci antiepilettici. L'assistenza a questa popolazione di pazienti è particolarmente complessa per le comorbidità, la polifarmacia e l'alterazione cognitiva.
Lo studio sull'intervento del farmacista
Per lo studio, che è durato 19 mesi, sono stati coinvolti 58 pazienti seguiti da un farmacista per monitorare l'aderenza e 74 pazienti di controllo. L'aderenza è stata misurata con la scala di valutazione auto-riferita MARS (Medication Adherence Rating Scale) e i pazienti in studio hanno riferito un'assunzione di farmaci che andava dal 17% al 42%. Nonostante non sia stata evidenziata una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi, secondo i ricercatori il ruolo del farmacista nel ridurre i ricoveri in relazione a crisi epilettiche tra gli anziani potrebbe essere fondamentale. Secondo l'ipotesi avanzata dal team, infatti, a pesare sulla mancanza di significatività sarebbero state differenze tra i due gruppi, con i pazienti seguiti dai farmacisti che avevano più comorbidità e più di una crisi epilettica al mese. In ogni caso, le comorbidità e l'alterazione cognitiva sono risultate peggiorate tra gli adulti che non erano aderenti ai trattamenti anti-epilettici. Questo, di conseguenza, ha determinato un aumento dei tassi di ricoveri ed è stato associato a maggiori costi ospedalieri e giorni di ricovero. Secondo gli autori, storicamente il contributo del farmacista alla cura del paziente migliora l'aderenza ai farmaci e gli outcome delle cure a livello extra ospedaliero e ambulatoriale. Negli anziani con epilessia, in particolare, i farmacisti dovrebbero puntare a seguire con più attenzione quei pazienti con frequenza delle crisi superiore a una al mese e a quelli con alterazione cognitiva. Inoltre, i farmacisti dovrebbero utilizzare strumenti per migliorare l'aderenza, quali visite di telemedicina, e puntare all'educazione e alla consulenza non solo verso i pazienti, ma anche verso i loro caregiver.
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A cura di Redazione Farmacista33
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