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05 Marzo 2025

Farmacisti gettonisti: nuova frontiera della carenza di personale nelle farmacie

Nelle farmacie il ricorso a farmacisti liberi professionisti a chiamata, cosiddetti gettonisti si sta diffondendo. Le associazioni di categoria territoriali fanno un punto sul fenomeno e sulle ragioni che lo stanno alimentando

di Simona Zazzetta


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Per far fronte alla carenza di personale nelle farmacie si sta diffondendo il ricorso da parte di molti titolari, a liberi professionisti, cosiddetti “gettonisti”, per analogia con medici e infermieri ospedalieri, cioè, operativi su più sedi per garantire il servizio, per un certo numero di ore e di giorni, con un costo orario elevato che si aggira intorno ai 40 euro. Il fenomeno si sta diffondendo un po’ dappertutto sul territorio anche per effetto dell’incremento di farmacie aperte con il concorso straordinario del 2012 e sempre più spesso la domanda di farmacisti supera di gran lunga l’offerta. A fare il punto in provincia di Bergamo e Como sono i presidenti delle associazioni di settore che segnalano sulla stampa locale, un fabbisogno stimato per la Lombardia di circa 300 farmacisti.

Farmacie aperte con concorso 2012 drenano personale

Il tema era già stato sottoposto all’attenzione della politica dal presidente della Fofi Andrea Mandelli che in un’audizione in Commissione Affari sociali ha reso noto che con il 20% in meno di farmacisti laureati nel 2023 rispetto a cinque anni fa, si alimenta il fenomeno dei “gettonisti” anche tra i farmacisti. Il riferimento è a un modello di esercizio della professione “a chiamata” quindi non più alle dipendenze di una struttura. Nel settore medico, in cui i medici gettonisti sono quelli che lavorano nelle strutture pubbliche a chiamata, pagati a ore, attraverso cooperative o aziende a cui fanno ricorso i molti ospedali pubblici a cui mancano medici e infermieri, il modello sta facendo molto discutere.

Carenza farmacisti, laureati in calo del 20%. Cresce fenomeno dei gettonisti, attività presidi a dura prova

A Bergamo, l’Ordine dei farmacisti conferma la difficoltà delle farmacie a trovare personale: nella provincia ci sono 336 farmacie, i farmacisti iscritti all’Ordine sono 1.450, ma il fabbisogno è in crescita e, a livello regionale, secondo gli ultimi dati disponibili, il fabbisogno stimato per la di circa 300 farmacisti.

“Incide anche l’incremento di farmacie aperte con il maxiconcorso – spiega in un’intervista sulla stampa locale il presidente Davide Petrosillo – e nella nostra provincia ne sono aumentate circa una cinquantina nell’arco di dieci anni, così come incide l’incremento di orari di servizio poiché sono poche ormai le farmacie che si limitano alle 40 ore alla settimana. C’è un maggior assorbimento rispetto al passato, senza dimenticare il maggior lavoro per i servizi, primi tra tutti le vaccinazioni”. 

Le nuove aperture anche al Sud hanno ridotto gli spostamenti e “se fino a qualche anno fa vi era invece un eccesso di laureati – chiarisce Petrosillo –, e anche per questo molti colleghi originari del Sud si trasferivano in Lombardia e anche in Bergamasca. Adesso, essendo aumentata la necessità anche al Sud, i trasferimenti non sono più frequenti”.

Oggi nelle farmacie oltre ai farmacisti dipendenti “esistono anche farmacisti liberi professionisti che lavorano con delle prestazioni per definizione non continuative, operando tra più farmacie – spiega Petrosillo. - In questo momento di difficoltà, l’impegno di questi colleghi è utile per garantire il servizio. È una professione che assorbe molto, anche solo per l’orario lavorativo. Chi sceglie questa professione lo fa consapevole che sia anche una missione”.

Agevolazioni della partita Iva e bilancio vita privata-lavoro

I fattori della carenza di farmacisti sono molteplici, come spiega Andrea Raciti, presidente di Federfarma Bergamo: “C’è un effetto demografico comune a tutto il mondo del lavoro, e poi delle specificità: il Covid ha stressato il sistema, con persone che hanno deciso di lasciare il lavoro. Sul lato universitario c’è stato un rallentamento dei laureati tra il 2020 e il 2021, anche se ora stiamo tornando a un trend normale. Inoltre, l’industria farmaceutica assume molti neolaureati. Dal 2020 al 2025 la farmacia è diventata il primo punto d’accesso del sistema sanitario, e questo rende necessario più personale.”

E sul fronte dei farmacisti a gettone, Raciti evidenzia due spinte principali: “Il grande stress del Covid ha portato molti colleghi a preferire la libera professione rispetto al contratto da dipendente, per conciliare meglio la vita privata, specie in una professione che all’80% è femminile. Inoltre, negli ultimi anni il governo ha agevolato fiscalmente le partite Iva.”

Aperture notturne, Ordine Como: ore di lavoro buttate

Anche in provincia di Como l’Ordine provinciale riporta un gap di 70 farmacisti per soddisfare il fabbisogno delle 174 farmacie e il territorio risente in particolare della concorrenza con la vicina Svizzera dove le retribuzioni sono più alte: “Ci sono colleghi che coprono turni un giorno a Como, uno a Menaggio e l’altro a Bellagio, non instaurano una relazione con i pazienti e non hanno conoscenza del luogo – dichiara a La Provincia di Como Giuseppe De Filippis, presidente dell’Ordine – Non è personale dipendente, che a volte ha già un incarico anche oltreconfine. Nelle zone più isolate la situazione è peggiore, ma c’è bisogno anche in città soprattutto nel periodo delle ferie o per garantire le aperture notturne”.

Per De Filippis alcuni paletti fissati dalla legge sono ormai desueti: “Le notti, ad esempio, sono anacronistiche – continua De Filippis – dobbiamo tenere aperto a turno per far fronte a possibili urgenze. Ma se un paziente ha davvero un’urgenza non viene da noi, al massimo va in Pronto soccorso. Tanto più se chi ha necessità di un medicinale deve sempre e comunque presentarsi con la ricetta di un medico, senza non possiamo dare loro dei farmaci. Tra le 21 e le 22 una decina di pazienti passa, poi dopo le 23 c’è il deserto, sono ore di lavoro buttate”.

TAG: PERSONALE DELLA FARMACIA, CARENZA DI FARMACISTI, FARMACIE

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