carenza di farmacisti
11 Maggio 2026La prima survey nazionale su studenti di Farmacia e Ctf fotografa una generazione che si sente preparata ma chiede più orientamento, trasparenza sulle prospettive professionali ed equilibrio tra lavoro e vita privata. Cresce l’interesse per esperienze all’estero, mentre oltre uno studente su due conosce poco la farmacia dei servizi.

Gli studenti che oggi frequentano la facoltà di Farmacia e Ctf si sentono preparati per affrontare la professione ma chiedono informazioni più concrete sulle carriere e maggiore trasparenza sulle prospettive economiche. Appartengono a una generazione attenta all’equilibrio tra vita privata e lavoro e pronta a guardare all’estero come esperienza naturale di crescita personale e professionale. Allo stesso tempo, mostrano interesse per una professione percepita come ancora fortemente fondata sulla relazione umana, sulla fiducia e sulla prossimità al cittadino, elementi che considerano destinati a mantenere valore anche nell’era dell’intelligenza artificiale. È il profilo che emerge dalla prima indagine nazionale “Studenti Farmacia & CTF 2026”, presentata a Cosmofarma Exhibition 2026, e dal dibattito che ne è seguito tra il presidente della Fofi Andrea Mandelli ed Emiliano Novelli Ceo di UniversityBox, che ha realizzato la survey per la Federazione degli ordini dei farmacisti.
L’indagine ha coinvolto circa mille studenti universitari provenienti da tutta Italia, per il 70% iscritti a Farmacia e per il restante 30% a Ctf, con una distribuzione geografica omogenea che rende il campione rappresentativo del panorama nazionale.
"Non ci sono dati positivi, dati negativi, i dati sono fatti, però l'opportunità sarà nelle tre indagini successive andare ad approfondire quelli che sono i dati emersi fino adesso" ha esordito Novelli introducendo i risultati della survey, sintetizzati in “tre segnali da leggere insieme”, che raccontano il rapporto degli studenti con la professione, il mercato del lavoro e le prospettive future.
Il primo elemento riguarda la percezione del percorso universitario: il 41,1% degli studenti dichiara che la propria idea della professione è migliorata nel corso degli studi, un dato che per gli autori della ricerca indica come “il percorso accademico funzioni”. Quasi uno studente su due (49,8%) si sente inoltre sicuro di trovare impiego entro 12 mesi dalla laurea, mentre il 62,6% considera probabile cercare lavoro all’estero nei prossimi cinque anni, a conferma di una forte apertura alla mobilità internazionale.
Commentando questi dati, Novelli ha sottolineato come i tre indicatori vadano letti nel loro insieme: "Generalmente, quando si vede un dato sotto il 50%, si tende a interpretarlo in chiave negativa. Invece il fatto che il 41,1% degli studenti dichiara che la propria idea della professione è migliorata durante il percorso di studi significa che l’università sta facendo il proprio lavoro. Vuol dire che, grazie all’università, studenti che magari all’inizio non avevano ancora una forte consapevolezza della professione maturano una percezione più positiva e più chiara".
Sul fronte occupazionale, Novelli ha osservato che "quasi il 50% degli studenti si sente inoltre sicuro di trovare lavoro entro 12 mesi dalla laurea. Anche questo è un dato parzialmente positivo. Però c’è un altro 50% che questa sicurezza non ce l’ha, ed è probabilmente lì che in questo momento bisogna lavorare maggiormente".
Quanto invece alla propensione a lavorare all’estero, secondo Novelli il dato non va letto soltanto in chiave economica: "Questa è una riflessione trasversale a tutte le professioni. Non è più solo una questione economica o salariale. Certamente il tema retributivo esiste, ma oggi per gli studenti andare all’estero è anche una questione culturale ed esperienziale. Per la Generazione Z l’Europa è percepita come uno spazio naturale di movimento e di organizzazione della propria vita professionale. Il punto importante è fare in modo che il sistema Paese riesca a trasformare questa mobilità in un saldo positivo e non in un deficit permanente di competenze".
Dalla survey emerge inoltre una stretta relazione tra percezione del mercato del lavoro e fiducia occupazionale. Tra gli studenti intervistati il 39,7% dichiara una motivazione alta rispetto al percorso di studi, mentre per il restante 60,2% la motivazione viene definita moderata, variabile o bassa. Il dato centrale, però, riguarda il legame tra come gli studenti percepiscono le opportunità professionali in Italia e la sicurezza di trovare lavoro entro un anno dalla laurea. "L’altro elemento molto importante riguarda la relazione tra percezione del mercato e fiducia occupazionale. Gli studenti non dubitano delle proprie competenze o di quello che stanno imparando. La vera leva è la percezione del mercato. Se il mercato viene percepito come aperto, dinamico e ricco di opportunità, allora cresce anche la fiducia di trovare lavoro", ha spiegato Novelli. "Può sembrare una riflessione scontata, ma in realtà è profondamente culturale. Per questo bisogna lavorare sulle informazioni, sulla conoscenza e sulla capacità di raccontare il mercato e il sistema Paese in modo più chiaro e positivo".
Una parte significativa degli studenti, inoltre, non ha ancora una visione chiara delle opportunità professionali dopo la laurea. Quando la survey ha chiesto quali strumenti potrebbero aiutare maggiormente l’orientamento, il 40,5% degli studenti ha indicato la necessità di informazioni più dettagliate sulle carriere, il 36,7% ha chiesto testimonianze dirette di professionisti e studenti senior, mentre il 32,6% ha evidenziato l’importanza di dati più trasparenti sugli stipendi e sulle prospettive economiche.
"Abbiamo oltre il 40% che chiede informazioni dettagliate sulle carriere, quindi una mappa più chiara di cosa significhino concretamente le diverse professioni", ha spiegato Novelli. "Il 36% chiede testimonianze di professionisti e studenti senior, cioè il confronto diretto con chi oggi lavora già nella professione o ha appena concluso il percorso universitario. Circa un terzo, invece, domanda dati reali sugli stipendi e sulle prospettive economiche".
L’indagine ha inoltre messo in evidenza priorità differenti tra studenti di Farmacia e CTF. Tra gli iscritti a Farmacia le aspirazioni si concentrano soprattutto sulla farmacia ospedaliera (20,8%), sull’industria farmaceutica (18,7%) e sulla farmacia territoriale (18,1%), mentre tra gli studenti di CTF prevale nettamente l’interesse per l’industria farmaceutica (29,8%). Commentando questi dati, Novelli ha sottolineato che "per gli studenti di Farmacia la farmacia territoriale è la terza scelta, ma le distanze rispetto alle altre opzioni sono minime. Questo è un primo elemento interessante: significa che esiste uno spazio reale per aumentare la conoscenza e l’attrattività della farmacia territoriale, che potenzialmente potrebbe diventare anche la prima scelta".
Proprio sul fronte della farmacia territoriale, la survey evidenzia però anche un limite di conoscenza sulla farmacia dei servizi, “modello professionale che oggi viene indicato come uno degli assi di sviluppo della professione”: il 52,8% degli studenti dichiara infatti di essere poco o per niente informato sulla farmacia dei servizi, dato che secondo Novelli si collega direttamente alla necessità di lavorare sulla conoscenza della professione territoriale e delle sue evoluzioni future.
"È probabilmente il dato che più si collega alla necessità di lavorare sulla conoscenza della professione territoriale e sulle sue evoluzioni future” ha osservato Novelli.
"Abbiamo osservato che maggiore è la conoscenza della farmacia dei servizi, maggiore è anche la sicurezza percepita di trovare lavoro. Gli studenti che conoscono meglio questo modello valutano anche più positivamente il proprio percorso di studi. Questo significa che la conoscenza e l’informazione diventano realmente una leva capace di aumentare la fiducia".
Secondo la survey, infatti, gli studenti che conoscono meglio la farmacia dei servizi tendono sia a valutare più positivamente il proprio percorso universitario sia a sentirsi più sicuri rispetto alle prospettive occupazionali future. Un elemento che per gli autori della ricerca conferma come orientamento e informazione possano incidere direttamente anche sull’attrattività della farmacia territoriale.
La survey evidenzia inoltre come la fiducia occupazionale cambi sensibilmente nel corso degli anni universitari. La propensione a cercare lavoro all’estero cresce infatti dal 59% del primo anno fino a raggiungere il 70% tra i fuori corso, mentre la sicurezza di trovare lavoro in Italia cala progressivamente dal 56% al 43%. "Cresce dal primo anno fino ai fuori corso. Più si avanza, più l’Italia sembra stretta", ha commentato Novelli a proposito della mobilità internazionale. Sul fronte della fiducia occupazionale, invece, "crolla tra 1° e 3° anno. Il 3° anno è il momento più critico — qui un intervento mirato fa la differenza". Tra i risultati chiave della ricerca emerge infatti che la fiducia occupazionale è fortemente legata alla percezione delle opportunità offerte dal mercato, più che alle capacità personali, mentre il tirocinio viene indicato come un momento centrale nell’evoluzione delle percezioni degli studenti sulla professione.
Secondo Novelli, "gli studenti credono nelle proprie competenze, ma mettono in discussione il sistema delle opportunità offerte dal Paese", mentre la mobilità internazionale rappresenta un fenomeno "sempre più culturale e aspirazionale, non soltanto economico". A questo si aggiunge un cambiamento generazionale: oggi molti studenti non provengono più da famiglie di farmacisti e conoscono meno direttamente la professione rispetto al passato. "Per questo è importante portarli nei punti vendita, far vivere loro concretamente l’esperienza professionale e il rapporto con il territorio", ha osservato. In questo scenario, secondo Novelli, le professioni basate sulla relazione umana e sulla prossimità potrebbero acquisire ancora maggiore valore anche nell’era dell’intelligenza artificiale: "La farmacia territoriale può diventare una di queste professioni centrali, ma bisogna riuscire a comunicarlo meglio ai giovani".
Tra gli aspetti emersi c’è anche una crescente attenzione all’equilibrio tra vita privata e lavoro. Dopo il Covid, ha spiegato Novelli, "lo smart working è diventato parte integrante delle aspettative professionali delle nuove generazioni", che appaiono meno propense a lasciare definitivamente il proprio territorio di origine e più orientate verso modelli lavorativi flessibili e basati sugli obiettivi.
Il tema centrale, secondo la Fofi non è solo l’orientamento professionale, ma la capacità della professione di rendersi attrattiva e comprensibile agli occhi delle nuove generazioni. Mandelli ha ricordato che la “carenza di vocazione che riguarda oggi tutte le professioni sanitarie impone di far capire ai giovani quanto possa essere importante questa professione".
Questo passaggio richiede un rafforzamento il rapporto tra università, formazione e professione per far comprendere agli studenti che il farmacista non è più soltanto "un dispensatore di farmaci ma una figura sempre più integrata nei percorsi di salute e nella sanità territoriale. Bisogna far capire che c’è qualcosa di più, che esiste la possibilità di essere protagonisti in modo diverso del proprio futuro professionale".
Mandelli ha inoltre collegato il tema della minore attrattività della professione ai cambiamenti culturali successivi alla pandemia, evidenziando come oggi molti giovani attribuiscano maggiore importanza all’equilibrio tra vita privata e lavoro. "Dopo il Covid la concezione della vita personale, dei propri spazi e della famiglia è cambiata", ha osservato, sottolineando come questo si confronti con una professione caratterizzata da forte disponibilità, continuità del servizio e coinvolgimento umano. "Non puoi essere sempre neutro a una persona che ti trasferisce un suo problema", ha detto, spiegando che il farmacista spesso "si porta a casa" anche il peso emotivo delle situazioni vissute quotidianamente con i pazienti.
Per la Fofi la sfida è rendere "sempre più concreta e riconoscibile la Farmacia dei servizi integrata nel Ssn". Parallelamente, la Federazione sottolinea la necessità di investire su informazione, orientamento e dialogo con le nuove generazioni. L’impegno della Federazione è lavorare affinché i cittadini siano sempre più consapevoli delle opportunità di prevenzione e assistenza offerte quotidianamente dai farmacisti sul territorio", ha dichiarato Mandelli nella nota ufficiale. "La valorizzazione del farmacista, oggi sempre più centrale nei percorsi di salute dei cittadini, rappresenta anche una leva strategica per costruire prospettive professionali solide".
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