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19 Marzo 2025Sempre più spesso negli ultimi anni arrivano dal territorio segnali di difficoltà nel reperire farmacisti. L’Ordine di Sassari segnala un aumento degli iscritti alla facoltà di farmacia, ma le piccole farmacie patiscono la mancanza di personale

Nei piccoli centri dell’entroterra della Sardegna da 500 residenti, spesso sprovvisti di un medico di base, le farmacie sono un presidio vitale non solo per i farmaci ma anche per i servizi sanitari che erogano, ma se il titolare non riesce a trovare personale laureato rischia di non poter garantire tutto questo. Ma all’origine della carenza di farmacisti ci sono diversi fattori concomitanti, tra cui gli stipendi “non congrui rispetto all’impegno”, gli orari di lavoro e il riconoscimento delle competenze sul profilo contrattuale. A tornare sul tema, che spesso incide sui territori ma che ha una rilevanza anche nazionale, è Marco Mignano, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Sassari, in un’intervista a La Nuova Sardegna in cui evidenzia quelle che sempre più spesso vengono indicate come causa principale della fuga dalla professione.
Mignano sottolinea la perdita di attrattività della professione del farmacista a causa di “una serie concomitanti di fattori”. La questione della retribuzione è “un aspetto che incide parecchio, ma c’è dell’altro: diciamo che gli stipendi non sono congrui rispetto all’impegno di lavoro che questa professione richiede. E soprattutto non riconoscono la costante formazione e l’aggiornamento imprescindibile per un farmacista che vuol svolgere il proprio servizio in maniera responsabile. Come Ordine non vogliamo entrare nel merito delle trattative sindacali in corso e sulla stipula dei contratti, ma il nostro auspicio è che questi fattori vengano tenuti in debita considerazione, perché al momento gli stipendi non rispecchiano l’enorme complessità e importanza di questo mestiere”.
Ci sono poi “orari complicati, che meno personale hai a disposizione e più diventano insostenibili. Un farmacista non conosce Natale, Pasqua e le altre feste. In quelle occasioni non esiste il riposo, devi comunque erogare il servizio”.
Mignano ribadisce che “se non arrivi a percepire nemmeno 1500 euro netti al mese, allora ci pensi due volte. Magari decidi di cambiare orizzonti e di rivolgerti alle parafarmacie che consentono dei turni lavoratori decisamente più flessibili. Oppure ripieghi sull’insegnamento”.
Mignano aggiunge anche che nella Facoltà di Farmacia a Sassari le iscrizioni sono “inaspettatamente lievitate. Siamo intorno ai 110 studenti, numeri che non si vedevano da tanti anni”. Ma la questione su quanti di questi “confluiranno nelle farmacie e quanti invece andranno a insegnare Chimica o a fare sostegno all’interno della scuola” rimane aperta.
La preoccupazione è in particolare per ciò che potrebbe accadere nelle aree più disagiate: “Mi riferisco ai piccoli centri abitati dell’entroterra da 500 residenti, spesso sprovvisti dell’ambulatorio di un medico di base. In queste realtà le farmacie sono un presidio vitale. Gli anziani e i malati cronici usufruiscono della distribuzione dei medicinali dei loro piani terapeutici senza essere costretti a percorrere chilometri. È una nostra prerogativa essenziale per le piccole comunità. Così come l’elettrocardiogramma, la somministrazione dei tamponi, e tanti altri servizi che ogni giorno siamo chiamati a erogare. Quando parlavo di competenze non sufficientemente riconosciute sul profilo contrattuale – precisa Mignano - mi riferivo proprio a questi aspetti. Se il titolare di una farmacia di una zona rurale non riesce a trovare personale, come è successo a me quest’estate, diventa un problema per tutti. E a farne le spese saranno come al solito le persone più deboli, con seri problemi di salute, che per curarsi dovranno e ricevere i medicinali dovranno affrontare ulteriori disagi”.
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