carenza di farmacisti
21 Novembre 2025Un’indagine su 4.300 farmacie inglesi segnala un sistema “a un punto di rottura”: il 70% del personale riferisce effetti negativi sulla salute mentale, il 95% indica una carenza cronica di organico e una farmacia su cinque ha chiuso temporaneamente per mancanza di risorse

Il personale delle farmacie inglesi è in difficoltà: il 70% degli operatori riporta un impatto negativo del lavoro sulla propria condizione mentale e sul benessere generale, legato all’aumento dei carichi di lavoro, alla carenza di personale e alle difficoltà finanziarie. Secondo un’indagine del Community Pharmacy England (CPE) pubblicata a novembre, su circa 4.300 farmacie, la situazione è “a un punto di rottura”, con un operatore su quattro che afferma di non riuscire a far fronte alle pressioni quotidiane.
Una delle cause principali delle difficoltà quotidiane è la carenza di personale, indicata dal 95% dei partecipanti al sondaggio. Altri risultati significativi del report segnalano che l’88% degli operatori affronta un carico di lavoro eccessivo, mentre una farmacia su cinque ha dovuto chiudere temporaneamente almeno una volta, con titolari in difficoltà (54%) a reclutare personale a tempo indeterminato.
Alla crisi organizzativa si somma quella finanziaria. Un intervistato, titolare di una farmacia nel Kent, ha dovuto chiudere la sua attività nonostante fosse appena stata candidata a un premio. “Non avevo altra scelta. Le pressioni economiche e la situazione lavorativa insostenibile mi hanno travolto,” ha dichiarato, parlando anche del peso psicologico subito a causa della chiusura. Quasi la metà dei titolari (48%) ritiene che i costi del personale siano insostenibili, mentre Il 33% ha sospeso alcuni servizi non essenziali. Da evidenziare anche un 18% di intervistati che ha ridotto l’orario di apertura. Le ricadute sui pazienti sono evidenti: l’81% del personale segnala tempi di attesa più lunghi. Anche gli episodi di aggressione verbale o fisica sono in aumento: li segnala oltre la metà dei professionisti (54%).
Janet Morrison, direttrice di CPE, parla di una “crisi profonda”, con farmacisti stremati, demoralizzati e incerti sul proprio futuro professionale. Senza investimenti urgenti e un piano di sostegno concreto, avverte, non sarà possibile garantire la continuità dell’assistenza nelle farmacie di comunità. Sulla stessa linea anche Malcom Harrison, direttore della Company Chemists’ Association, che sottolinea l’urgenza di colmare il divario tra domanda crescente e risorse disponibili.
Secondo Danielle Hunt, amministratore delegato di Pharmacist Support – organizzazione britannica che offre supporto ai farmacisti – i dati evidenziano l’impatto concreto che lo stress e il sovraccarico lavorativo stanno avendo sulla vita e sul benessere dei farmacisti. A suo avviso, per migliorare la situazione è necessario promuovere una cultura del benessere più solida all’interno del settore, garantire accesso a sostegni adeguati e costruire un modello di finanziamento sostenibile. Senza interventi concreti e coordinati, avverte, il rischio è quello di perdere professionisti qualificati, sopraffatti da stress, esaurimento e burnout.
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