carenza di farmacisti
02 Marzo 2026Per Assofarm il bonus da 500 euro per le partite Iva rischia di accentuare squilibri già presenti nelle farmacie, tra carenza di farmacisti e crescente ricorso ai collaboratori esterni. Sollecita interventi mirati per il settore e invita a valutare la legittimità dell’utilizzo sistematico di liberi professionisti per attività operative

Il bonus da 500 euro previsto dal Decreto Coesione per professionisti con partita Iva nato con l’obiettivo di sostenere l’occupazione giovanile, rischia di produrre effetti distorsivi nel settore della farmacia se applicato senza tener conto delle sue specificità organizzative e professionali. In un comparto segnato da una crescente carenza di farmacisti e dal ricorso sempre più frequente ai liberi professionisti“a chiamata”, la misura potrebbe accentuare squilibri già esistenti. La differenza dei compensi tra dipendenti e collaboratori esterni, infatti, rappresenta oggi un elemento di tensione gestionale e motivazionale; l’introduzione di un incentivo non calibrato sul contesto rischia di amplificare le disparità tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni, aggravando un equilibrio già fragile. A proporre la riflessione è il presidente di Assofarm Luca Pieri che auspica politiche “cucite su misura” per rendere la professione del farmacista dipendente appetibile.
Pieri plaude ogni la misura pubblica che faciliti l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, ma nel caso specifico del bonus di 500 euro introdotto dal Decreto Coesione, il rischio è che una disposizione generale generi “paradossali conflitti interni” i cui effetti si produrranno “almeno fino alla fine del 2028”: “La sua applicazione nel mondo della farmacia rischia di scontrarsi con una realtà operativa complessa, dove il problema non è più soltanto il costo del lavoro, ma la drammatica carenza di professionisti”.
“Oggi si laureano meno di quattromila farmacisti l’anno – ricorda Pieri - e una quota significativa di essi sceglie l’estero o canali alternativi non necessariamente meglio remunerati (è il caso dell’insegnamento), ma che garantiscono carichi di lavoro decisamente meno gravosi rispetto ai ritmi della farmacia moderna, pesantemente condizionati dalle liberalizzazioni degli orari e giorni di apertura liberalizzati anni addietro”.
In questo scenario, molte farmacie sono costrette a ricorrere ai liberi professionisti esterni, i cosiddetti farmacisti “a chiamata” e questo crea “un cortocircuito economico e gestionale: il costo orario di questi professionisti è sensibilmente superiore a quello dei dipendenti, aggravando i bilanci e logorando il clima interno. Vedere professionisti esterni percepire compensi nettamente più alti a parità di mansione è un colpo alla motivazione di chi, ogni giorno, garantisce la continuità del servizio con dedizione. Colpo alla motivazione che evolve in colpo di grazia se questa disparità viene aggravata dal bonus dei 500 euro”.
Per Assofarm la risposta deve essere sistemica: “Non risolveremo le emergenze singole senza una strategia complessiva che rilanci la professione. Per questo, la Federazione si sta attivando per aprire un grande dibattito che sensibilizzi politica e istituzioni: le politiche di sostegno al lavoro giovanile (e non) devono essere “cucite su misura” per il nostro settore”.
Assofarm, chiede di “valutare seriamente la legittimità del ricorso sistematico a liberi professionisti esterni per mansioni puramente operative in processi totalmente regolamentati. Ma, soprattutto, dobbiamo tornare a rendere la professione del farmacista dipendente appetibile”.
Una leva è “spingere con forza affinché il farmacista diventi stabilmente un vaccinatore e un erogatore di servizi clinici: questo non è solo un rilancio professionale, ma un pilastro per nuovi sostegni al reddito”.
“Da decenni la farmacia italiana lavora per innovare la propria offerta sanitaria e per integrarsi sempre più nel sistema salute del paese. Il Covid ha offerto la grande opportunità di concretizzare idee, competenze, volontà di servizio. Man mano che queste opportunità stanno diventando realtà, la farmacia italiana è semplicemente chiamata ad onorare promesse e impegni nuovi. Si tratta di sfide che tecnicamente e organizzativamente sono pienamente alla sua portata perché preparate da tempo. Il collo di bottiglia per un pieno sviluppo di questo progetto sanitario strategico per il Paese sono ora i farmacisti. Non c’è farmacia del futuro senza una risorsa umana motivata e soddisfatta, quantitativamente adeguata”.
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