farmacisti ospedalieri
16 Marzo 2026Alcune università stanno sospendendo cautelativamente le borse di studio agli specializzandi sanitari non medici e, in alcuni casi, chiedono la restituzione delle somme già erogate sulla base di una nuova interpretazione normativa sul limite di reddito personale. ReNaSFO denuncia una disparità e annuncia possibili iniziative di mobilitazione

Alcune università stanno sospendendo cautelativamente le borse di studio agli specializzandi non medici, e in alcuni casi chiedono la restituzione delle somme già pagate, sulla base di una nuova interpretazione normativa applicata dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur). La situazione sta creando “forte incertezza e preoccupazione tra gli specializzandi di area sanitaria non medica” e una “grave disparità con gli specializzandi di area medica”. Lo denuncia Rete Nazionale degli Specializzandi in Farmacia Ospedaliera (ReNaSFO) che annuncia momenti di confronto pubblico e iniziative di mobilitazione nazionale.
La questione nasce da una recente nota del Ministero dell’Università̀ e della Ricerca (MUR) sull’applicazione alle borse di specializzazione della Legge n. 398/1989. La nuova interpretazione vieta il cumulo con altre borse di studio e prevede – nel combinato disposto con il Decreto Interministeriale 19 aprile 1990 – un limite di reddito personale complessivo annuo lordo pari a €7.750 per poter usufruire della borsa. Nel calcolo rientrano redditi patrimoniali e qualsiasi emolumento di natura ricorrente, con esclusione di quelli occasionali.
Questa interpretazione normativa, scrive Renasfo, “sta producendo conseguenze particolarmente gravi. In alcuni Atenei, infatti, le borse erano già̀ state erogate agli specializzandi, ma a seguito dei nuovi chiarimenti ministeriali è stato richiesto ai colleghi che superano il limite reddituale di restituire le somme percepite. Si tratta di una situazione che genera forte incertezza e preoccupazione tra gli specializzandi”.
Le borse di studio destinate agli specializzandi di area sanitaria non medica consistono in importi inferiori a 400 euro mensili, a fronte di tasse universitarie mediamente pari a 2.000 euro annui, oltre ai costi legati alla formazione e alla mobilità.
“L’applicazione di un limite reddituale così restrittivo rischia quindi di escludere molti specializzandi dal sostegno economico previsto, rendendo di fatto insostenibile il percorso formativo”. Le borse, sottolinea l’associazione, “sono già oggi estremamente limitate”, soprattutto se confrontate con la situazione degli specializzandi medici, che beneficiano di contratti di formazione specialistica e non sono soggetti ad analoghi limiti reddituali.
Per ReNaSFO questa situazione rappresenta una “evidente disparità di trattamento” tra professionisti sanitari del Servizio sanitario nazionale. “Gli specializzandi in Farmacia Ospedaliera svolgono infatti attività fondamentali nei settori della gestione del farmaco, della sicurezza delle terapie, della farmacia clinica e della governance sanitaria, contribuendo quotidianamente al funzionamento delle strutture ospedaliere”.
L’associazione chiede quindi un intervento urgente del Ministero dell’Università e della Ricerca e dei Ministeri della Salute e dell’Economia per chiarire il quadro normativo e garantire condizioni sostenibili per la formazione specialistica non medica.
In assenza di risposte concrete nelle prossime settimane, ReNaSFO si riserva di promuovere iniziative di mobilitazione nazionale, invitando fin da ora gli specializzandi in Farmacia ospedaliera a prepararsi a un momento di confronto pubblico a Roma nelle prossime settimane.
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