sciopero
17 Giugno 2026Lo sciopero dei dipendenti delle farmacie comunali per il rinnovo del contratto registra un'ampia partecipazione e richiama l'attenzione di sindaci e amministrazioni locali. In Toscana, i sindacati parlano di oltre il 90% di adesioni, a Trento quasi tutte le farmacie comunali chiuse, presìdi in Umbria, Veneto ed Emilia-Romagna.

Straordinaria adesione alla giornata di sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori delle Farmacie Speciali, oltre 6mila farmaciste, farmacisti e collaboratori dipendenti delle circa 1.700 imprese gestite o partecipate dagli Enti Locali esercenti farmacie, parafarmacie, magazzini farmaceutici all’ingrosso e laboratori farmaceutici, prevalentemente concentrate nel Centro Nord Italia. La mobilitazione, indetta dalle organizzazioni sindacali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, ha registrato una media nazionale di adesione dell'80%, con punte del 90% e del 100% in diverse realtà territoriali e una partecipazione diffusa alle iniziative promosse in tutto il Paese.
Con una nota ufficiale fanno sapere che in tutte le regioni ci sono stati “numerosi i presìdi e le iniziative promosse nelle piazze italiane a sostegno della vertenza. In diverse realtà territoriali l'adesione ha raggiunto livelli particolarmente elevati, con una quota significativa di farmacie speciali rimaste chiuse”.
Per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs la vertenza non riguarda soltanto il rinnovo di un contratto scaduto da oltre un anno, ma investe direttamente la qualità, la tenuta e la credibilità di un presidio pubblico essenziale per le comunità locali.
Al centro delle rivendicazioni sindacali il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni, la valorizzazione delle professionalità e il riconoscimento del ruolo sempre più centrale svolto dalle lavoratrici e dai lavoratori delle farmacie pubbliche nell’ambito della farmacia dei servizi e dell’assistenza sanitaria di prossimità.
Per i sindacati il significativo dato di adesione registrato su tutto il territorio nazionale rappresenta un messaggio chiaro e inequivocabile rivolto ad Assofarm e agli Enti Locali. Le lavoratrici e i lavoratori del settore hanno espresso con forza la richiesta di un rinnovo contrattuale che riconosca il valore del lavoro svolto quotidianamente nelle farmacie pubbliche e il ruolo strategico assunto dal servizio farmaceutico territoriale.
Le organizzazioni sindacali chiedono ora la rapida riapertura del confronto negoziale, nella convinzione che il risultato della significativa partecipazione alla mobilitazione non possa essere ignorato. Dopo oltre un anno dalla scadenza del contratto, è necessario avviare una fase di trattativa capace di dare risposte concrete sul piano salariale, professionale e normativo alle attese delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto.
In Toscana Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs riferiscono un'adesione superiore al 90% tra i lavoratori delle farmacie comunali. Alla mobilitazione si è accompagnato un presidio regionale davanti alla sede di Cispel Toscana a Firenze.
Secondo le organizzazioni sindacali, il rinnovo del contratto rappresenta un passaggio necessario per riconoscere adeguatamente le professionalità del settore e le responsabilità connesse allo sviluppo della farmacia dei servizi. In Toscana le farmacie comunali sono 232 e impiegano circa mille lavoratori.
In Trentino l'adesione è stata definita dai sindacati "quasi totale". A Trento sono rimaste aperte soltanto le farmacie di turno, mentre hanno aderito alla protesta le strutture comunali di numerosi centri del territorio. A Rovereto ha aperto una sola farmacia su sei.
Complessivamente, secondo Filcams, Fisascat e Uiltucs, sono rimasti operativi soltanto tre punti tra 26 farmacie e un dispensario presenti sul territorio provinciale.
I sindacati sottolineano che la vertenza riguarda sia il rinnovo economico sia il riconoscimento del ruolo sempre più centrale assunto dalle farmacie comunali nell'assistenza territoriale e nella farmacia dei servizi.
In Umbria hanno partecipato alla mobilitazione circa 250 dipendenti delle farmacie comunali, tra farmacisti e altro personale impiegato nelle strutture. Secondo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil le adesioni sono state "molto alte" e in alcune aziende "pressoché totali", nel rispetto dei servizi pubblici essenziali previsti dalla normativa.
Presìdi si sono svolti davanti ai palazzi comunali di Perugia e Terni, dove i lavoratori hanno incontrato le sindache e i sindaci delle due città per illustrare le criticità del settore.
Particolarmente netto il messaggio dei rappresentanti sindacali dei farmacisti dipendenti. "La partecipazione massiccia da parte dei nostri colleghi è un segnale molto importante verso Assofarm, affinché riapra le trattative. Assofarm si dovrebbe chiedere il perché di tale livello di mobilitazione e partecipazione. I farmacisti dipendenti e i lavoratori oggi sono più consapevoli che mai dei loro diritti e sono pronti a ottenerli", hanno dichiarato i delegati delle Rsa Riccardo Dentini, Gabriele Moretti e Marco Cacioni.
I rappresentanti dei lavoratori hanno inoltre evidenziato come "la tanto sbandierata farmacia dei servizi e le relative attività di assistenza sanitaria oggi sono possibili solo grazie al nostro lavoro volontario e alla nostra assunzione di rischio e responsabilità non retribuiti" e hanno avvertito che "a rischio c'è la qualità stessa del servizio sanitario di prossimità".
In Veneto i lavoratori hanno organizzato un presidio davanti a Ca' Farsetti, sede del Comune di Venezia. Una delegazione è stata ricevuta dall'assessore al Lavoro Paolino D'Anna, che si è impegnato a trasmettere ad Assofarm una comunicazione sull'importanza del rinnovo del contratto. Nel corso della manifestazione, il segretario generale della Filcams Cgil Veneto Michele Carpinetti ha richiamato il tema della carenza di professionisti nelle farmacie comunali: "La competenza deve essere riconosciuta anche perché i giovani, sottopagati, non entrano più nelle farmacie, e le farmacie senza lavoratori con un salario adeguato e le professionalità necessarie rischiano di scomparire".
Anche in Emilia-Romagna la mobilitazione si è accompagnata a iniziative pubbliche e incontri con le amministrazioni locali. A Imola, il sindaco Marco Panieri ha incontrato le lavoratrici e i lavoratori delle farmacie comunali in sciopero e ha espresso vicinanza ai dipendenti ricordando "l'impegno straordinario profuso durante l'emergenza Covid-19, quando la rete farmaceutica ha rappresentato un presidio fondamentale per la tenuta del territorio" e ha sottolineato il ruolo delle farmacie come primo punto di accesso ai servizi sanitari per la comunità. Il sindaco ha inoltre evidenziato la necessità di individuare una soluzione che sappia coniugare "il doveroso riconoscimento delle professionalità e delle tutele contrattuali con la continuità di un servizio essenziale per i cittadini".
A Forlì le sigle confederali hanno richiamato l'attenzione sulle condizioni economiche dei dipendenti delle farmacie comunali: "Le farmacie sono presidi di cura e servizi essenziale per tutta la popolazione. Crescono le competenze e i sacrifici richiesti al personale delle farmacie comunali, ma non crescono i salari. Il contratto è scaduto più di un anno fa e i lavoratori e lavoratrici sono in attesa di veder riconosciuta la loro professionalità".
Al termine della manifestazione una delegazione sindacale è stata ricevuta dal sindaco Gian Luca Zattini e dall'assessore alle Politiche del lavoro Kevin Bravi. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto all'amministrazione comunale un sostegno concreto alla vertenza. "Riteniamo fondamentale che l'Amministrazione sostenga concretamente il percorso per una rapida sottoscrizione del contratto di lavoro, nel rispetto delle legittime richieste delle farmaciste e dei farmacisti, facendosi promotrice presso Assofarm della necessità di giungere in tempi brevi a un accordo", hanno dichiarato le tre sigle.
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