Virus respiratorio sinciziale: anticorpo monoclonale riduce incidenza dei casi. I nuovi dati
Risultati di efficacia per nirsevimab a lunga durata d'azione protegge i neonati per l'intera stagione dal virus respiratorio sinciziale con una singola dose
Un nuovo studio di fase 3 randomizzato controllato, confrontato con il placebo, pubblicato sul The New England Journal, ha valutato il primo anticorpo monoclonale (nirsevimab) a lunga durata d'azione, ideato per proteggere tutti i neonati per l'intera stagione dal virus respiratorio sinciziale (RSV) con singola dose. I risultati hanno indicato il raggiungimento dell'endpoint primario riducendo del 74,5% l'incidenza, rispetto al placebo, dell'assistenza medica necessaria per le infezioni del tratto respiratorio inferiore causate da questo virus, come bronchiolite e polmonite.
Approccio con immunizzazione riduce impatto dell'Rsv
Sono stati coinvolti nello studio, in modo casuale, un totale di 1490 neonati, in un'età gestazionale di almeno 35 settimane, che entravano nella loro prima stagione RSV. Successivamente i neonati sono stati divisi in due gruppi: 994 sono stati assegnati al farmaco, mentre 496 al gruppo placebo. L'infezione associata a RSV assistita da un medico si è verificata in 12 neonati (1,2%) nel gruppo del farmaco e in 25 neonati (5%) nel gruppo del placebo, raggiungendo una efficacia del 74,5% per il farmaco. Inoltre, l'ospedalizzazione associata a RSV si è verificata in 6 neonati (0,6%) nel gruppo del farmaco e in 8 neonati (1,6%) nel gruppo placebo. «L'RSV ha visto una ricomparsa a seguito dell'allentamento delle misure di salute pubblica da Covid-19 - spiega William Muller, ricercatore che ha condotto il lavoro - Questo dimostra quanto sia necessario un ampio approccio di immunizzazione per contribuire a mitigare il sostanziale onere globale che l'Rsv impone ai neonati, alle loro famiglie e ai servizi sanitari. Questi dati mostrano che il farmaco ha il potenziale per offrire una protezione a tutti i neonati, il che sarebbe un cambiamento paradigmatico nell'approccio a questa malattia».
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A cura di Sabina Mastrangelo
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