Contaminanti ambientali. Aggiornamento Efsa sui rischi di accumulo negli alimenti
La contaminazione degli alimenti e dei mangimi è uno dei campi di indagine che impegna l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) con periodiche valutazioni e revisioni sulla base dei dati scientifici via via disponibili, che possono portare a distanza di tempo anche a revisioni sostanziali di pareri già espressi. I contaminanti non hanno tutti la stessa origine. Alcune tossine, come gli alcaloidi e le micotossine sono sostanze naturali prodotte da vari organismi; durante i processi di produzione alimentare o la cottura (anche casalinga) si possono generare sostanze chimiche, come l'acrilammide o il furano.
PCB già monitorati e limitati, ma Efsa analizza nuovi dati
Una categoria particolarmente monitorata è quella dei contaminanti ambientali, sostanze che vengono rilasciate nell'aria, nell'acqua o nel suolo a seguito delle attività industriali o agricole. Sono una classe eterogenea di composti che comprendono i policlorobifenili (PCB), diossine, pesticidi clorurati persistenti e ritardanti di fiamma bromurati, ma anche metalli quali arsenico, cadmio, piombo e mercurio. E, anche se molti composti chimici pericolosi sono oggi già fortemente limitati o addirittura vietati, preoccupa l'accumulo nell'ambiente dovuto al lento rilascio dagli oggetti in cui sono stati utilizzati (oltre all'eventuale inquinamento ambientale dovuto alle fasi di produzione) e il possibile ingresso nella catena alimentare umana e animale. È il caso dei ritardanti di fiamma bromurati (BFR): Efsa sta lavorando ad un aggiornamento dei suoi pareri scientifici per tenere conto dei nuovi dati sulla presenza dei BFR e di tutte le nuove informazioni scientifiche. I ritardanti di fiamma sono un gruppo di sostanze aggiunte ad una serie di prodotti per diminuirne l'infiammabilità, come plastiche, tessili e apparecchiature elettriche ed elettroniche. Nell'Unione europea l'uso di alcuni BFR è proibito o comunque circoscritto; devono tuttavia essere monitorati perché a causa della loro persistenza nell'ambiente, continuano a rappresentare un rischio per la salute pubblica visto che si accumulano nella catena alimentare e quindi negli alimenti soprattutto di origine animale come pesce, carne, latte e prodotti derivati.
PBDE negli alimenti, possibile effetto nocivo sull'apparato riproduttivo e sul sistema nervoso
Nel febbraio 2006 Efsa ha cominciato il monitoraggio di alcuni composti all'interno del gruppo dei BFR negli alimenti e nei mangimi, sulla base delle conoscenze relative ai volumi di produzione, alla presenza di ciascun composto chimico negli alimenti e nei mangimi, alla loro persistenza nell'ambiente e alla loro tossicità, per determinare quali fra i composti chimici possano costituire una preoccupazione. Si sono susseguiti negli anni una serie di opinioni fino a quella di inizio giugno 2023, quando Efsa ha avviato una consultazione pubblica sui rischi per la salute associati agli eteri di difenile polibromurati negli alimenti (PBDE), che sono appunto una categoria molto diffusa all'interno del gruppo dei BFR. Dai dati raccolti su animali di laboratorio, gli esperti hanno concluso che i PBDE possono avere un effetto nocivo sull'apparato riproduttivo e sul sistema nervoso. Nel 2011, Efsa aveva espresso timori solo per la salute di soggetti in giovane età. Nell'ultimo parere scientifico (aperto fino a luglio alla pubblica consultazione), Efsa ha invece concluso che i PBDE rappresentano un rischio per la salute dei consumatori di tutte le fasce d'età e ha espresso la necessità di avere maggiori dati sulla presenza di PBDE nel latte artificiale e sulle modalità di trasferimento di queste sostanze dalla madre al bambino durante la gravidanza e l'allattamento. La bozza di parere odierna si basa su dati scientifici aggiornati e valuta anche i rischi associati all'esposizione congiunta ad alcuni dei PBDE riscontrati più di frequente, concludendo quindi che sia necessario continuare a monitorare la presenza di questa classe di contaminanti nocivi negli alimenti, per capire se siano necessarie restrizioni a livello europeo e ridurre al minimo l'esposizione della popolazione a questa classe di composti.
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A cura di Redazione Farmacista33
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