probiotici
12 Maggio 2026Un probiotico formulato per essere assunto durante la terapia antibiotica ha ottenuto il premio Innovation & Research a Cosmofarma 2026. L’obiettivo è supportare il microbiota intestinale nella fase di disbiosi indotta dagli antibiotici e limitare la proliferazione di batteri opportunisti e resistenti.

Un nuovo probiotico formulato per essere assunto durante la terapia antibiotica, con l’obiettivo di limitare la disbiosi intestinale e contrastare la proliferazione di batteri resistenti, ha ottenuto il premio Innovation & Research a Cosmofarma Exhibition 2026. Il riconoscimento è andato a MCF Barriera, integratore sviluppato da Cemon che combina ceppi probiotici di Lactobacillus e Bifidobacterium con il lievito Saccharomyces boulardii, per l’approccio innovativo nella gestione del microbiota nel corso del trattamento antibiotico.
Il probiotico è stato presentato come una strategia di supporto “contestuale” alla terapia antibiotica, pensata non soltanto per ridurre effetti collaterali come la diarrea associata agli antibiotici, ma anche per intervenire nella fase più critica dell’alterazione del microbiota intestinale. Secondo quanto illustrato dall’azienda, la formulazione combina ceppi selezionati di Lactobacillus e Bifidobacterium con il lievito Saccharomyces boulardii, in capsule ad alta concentrazione da 35 miliardi di unità formanti colonia per dose.
L’attenzione scientifica è sempre più rivolta all’impatto che gli antibiotici esercitano sul microbiota intestinale. L’alterazione dell’equilibrio microbico (disbiosi) comporta una riduzione della biodiversità batterica e della cosiddetta “colonization resistance”, cioè la capacità del microbiota sano di ostacolare l’insediamento di microrganismi patogeni.
Durante la terapia antibiotica, spiegano gli esperti, possono inoltre svilupparsi nicchie ecologiche favorevoli alla proliferazione di batteri opportunisti e portatori di geni di resistenza antibiotica. Il cosiddetto “regrowth microbiota”, ossia il microbiota che si riforma dopo il trattamento, può trasformarsi in un serbatoio di resistenze antimicrobiche. È proprio su questa fase che si concentra l’approccio proposto dal nuovo probiotico, progettato per essere utilizzato durante il trattamento antibiotico e non soltanto al termine della terapia.
L’obiettivo spiega Aurelio Rocco, amministratore delegato di Cemon, è “cambiare il modo in cui si utilizzano i probiotici durante la terapia antibiotica”, passando “da un intervento ex post a una strategia integrata che accompagna la terapia nel suo momento più critico”.
Dal punto di vista biologico, l’associazione di ceppi batterici selezionati con Saccharomyces boulardii punta a favorire l’occupazione delle nicchie ecologiche intestinali, la competizione con i microrganismi opportunisti e la modulazione della risposta immunitaria mucosale.
A supporto dello sviluppo sono stati pubblicati studi randomizzati e meta-analisi che hanno osservato, in specifiche combinazioni probiotiche, una riduzione della proliferazione di enterobatteri opportunisti e dei geni di resistenza antibiotica nel microbiota intestinale rispetto al placebo. Altri lavori hanno invece evidenziato una riduzione significativa del rischio di diarrea associata agli antibiotici con l’impiego di Saccharomyces boulardii.
Secondo Bruno Brigo, specialista in Medicina interna, terapia fisica e riabilitazione, “intervenire durante la terapia significa limitare fin dall’inizio la perdita di biodiversità microbica e la proliferazione di patogeni opportunisti”. Formulazioni multi-ceppo associate a Saccharomyces boulardii, aggiunge, potrebbero contribuire non solo a ridurre complicanze gastrointestinali, ma anche a favorire un recupero più rapido dell’equilibrio del microbiota intestinale.
Il tema si inserisce nel più ampio contesto dell’antibiotico-resistenza, considerata una delle principali emergenze sanitarie globali. Uno scenario in cui cresce l’interesse verso strategie complementari in grado di preservare l’equilibrio del microbiota durante i trattamenti antibiotici, con l’obiettivo di migliorare la tollerabilità della terapia e ridurre i fattori che favoriscono la selezione di microrganismi resistenti.
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