Integratori alimentari
10 Settembre 2024Contrariamente alla comune pratica clinica, un trial presentato all’ESC 2024 ha escluso che, dopo un intervento di bypass, mantenere determinati livelli di potassio sia utile

Contrariamente alla comune pratica clinica, l’integrazione di potassio non riduce il rischio di andare incontro a fibrillazione atriale dopo un intervento di bypass aorto-coronarico. A dimostrarlo sono i risultati del trial clinico randomizzato TIGHT-K, che ha valutato due livelli di integrazione di potassio post intervento. Lo studio è stato presentato al Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC 2024), che si è tenuto a Londra dal 30 agosto al 2 settembre scorsi. A portare i risultati della ricerca è stato da Benjamin O’Brien, del Deutsches Herzzentrum der Charité di Berlino, in Germania.
Circa un terzo dei pazienti dopo un intervento di bypass aorto-coronarico, così come dopo altri tipi di interventi di chirurgia cardiaca, può andare incontro a fibrillazione atriale. L’integrazione di potassio è una delle più comuni strategie per ridurre questo rischio, nonostante la mancanza di prove a supporto.
Per valutare l’utilità dell’intervento di integrazione, l’indagine ha coinvolto 23 centri tra Germania e Regno Unito. I 1.690 partecipanti arruolati erano in attesa di un intervento di bypass e sono stati divisi in due gruppi: in uno è stata fornita un’integrazione di potassio volta a mantenere livelli alti-normali, superiori a 4,5 mEq/L, mentre nell’altro, l’integrazione è stata fornita solo quando i livelli di potassio scendevano al di sotto della soglia bassa-normale (< 3,6 mEq/L). L’endpoint primario era la fibrillazione atriale di nuova insorgenza confermata clinicamente e con elettrocardiogramma, nei cinque giorni successivi all’impianto del bypass.
Dall’analisi dei tassi di fibrillazione atriale post intervento è emerso che questi erano simili tra i due gruppi (26,2% vs 27,8%), con una differenza che non era statisticamente significativa (p =0,44). Anche la differenza nelle aritmie diverse dalla fibrillazione atriale, sebbene numericamente inferiore nel gruppo con integrazione per mantenere alti i livelli di potassio, non era significativa (19,1% vs 21,1%; p = 0,26).
Non sono state registrate, inoltre, differenze significative in vari endpoint secondari, tra cui la durata della degenza ospedaliera e la mortalità dei pazienti ricoverati. Tuttavia, il costo associato al trattamento è stato di circa 120 dollari inferiore nei pazienti trattati quando i livelli di potassio scendevano al di sotto della soglia bassa-normale (p <0,001). Infine, non sono state evidenziate differenze significative in nessun sottogruppo valutato, inclusi quelli distinti per età, sesso, frazione di eiezione ventricolare sinistra al basale e trattamento o meno con betabloccanti o diuretici.
Fonte:
Benjamin O’Brien. TIGHT-K – Potassium supplementation and the prevention of atrial fibrillation after cardiac surgery. Esc 2024
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