Integratori alimentari
10 Aprile 2025Il sottosegretario Marcello Gemmato ha risposto a un'interrogazione in Commissione Affari Sociali alla Camera sui casi di eventi avversi gravi associati al consumo di integratori a base di riso rosso fermentato di un’azienda giapponese

Gli integratori a base di riso rosso fermentato dell’azienda giapponese, che nel corso del 2024 sono stati associati a ricoveri e a circa 80 decessi non sono né notificati né distribuiti in Italia e i casi più gravi secondo le autorità giapponesi sarebbero legati alla presenza di un contaminante tossico, l’acido puberulico, riconducibile a problemi nella conservazione del prodotto. In Italia, il Sistema di fitosorveglianza ha raccolto dal 2016 a oggi 85 segnalazioni di reazioni avverse al riso rosso fermentato, ma senza effetti significativi a carico del sistema renale. Risponde così il ministero della Salute a un’interrogazione in Commissione Affari Sociali della Camera che chiedeva chiarimenti sui decessi e i ricoveri registrati in Giappone dopo l’assunzione di integratori a base di riso rosso fermentato prodotti dall’azienda Kobayashi.
Nell'interrogazione sul tema presentata da Mauro Laus (Pd) è stato chiesto al Ministero della Salute come si intende approfondire le conoscenze sugli effetti degli integratori a base di riso rosso fermentato e, più in generale, di quei prodotti definiti come «naturali», acquistabili senza prescrizione medica con particolare riferimento ai casi registrai in Giappone.
I legati all’integratore giapponese fatti risalgono a giugno 2024 quando “l'azienda farmaceutica Kobayashi Pharmaceutical ha annunciato di aver individuato altri 76 decessi potenzialmente legati al consumo dei suoi integratori alimentari a base di riso rosso fermentato, cui si sommerebbero altri quattro precedenti casi mortali”. In aprile 2024 altre 166 persone erano state ricoverate in ospedale dopo aver assunto gli integratori in questione. L’azienda, in un comunicato stampa, aveva precisato che “in alcuni casi il consumo dei nostri integratori produca effetti negativi indiretti sulla salute delle persone, soprattutto se affette da altre patologie”.
La preoccupazione alla base dell’interrogazione è che in Italia, sono disponibili in commercio, anche online, molti integratori a base di riso rosso fermentato per il contrasto di alti livelli di colesterolo; pertanto, è stato chiesto di quali elementi dispongono le autorità sanitarie italiane in merito ai casi in Giappone, e se risulti che i prodotti della azienda giapponese siano stati venduti anche nel nostro Paese.
A rispondere è il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, che ha assicurato che “al momento attuale, non risultano notifiche per la commercializzazione in Italia di prodotti a base di riso rosso fermentato provenienti dall'azienda giapponese Kobayashi Pharmaceutical e che non risulta che tali prodotti siano stati distribuiti nel nostro Paese”.
Il Ministero ha precisato che gli effetti avversi più rilevanti segnalati in Giappone, “si riferiscono a casi di insufficienza renale acuta che sembra essere associata alla presenza di acido puberulico, un composto prodotto da Penicillium adametzioides. Tale contaminante potrebbe derivare da una conservazione inadeguata, o da condizioni di umidità elevate durante la produzione del riso rosso fermentato”.
In Italia il Sistema di Fitosorveglianza, gestito dall'Istituto superiore di sanità “ha registrato dal 2016 ad oggi, un totale di 85 segnalazioni di sospette reazioni avverse legate all'assunzione di integratori contenenti riso rosso fermentato”, ma “non sono emersi effetti avversi significativi a carico del sistema renale”.
Gemmato ha poi ricordato che la normativa europea ha già introdotto limiti stringenti sulla quantità di monacolina K – il principio attivo presente nel riso rosso – e ha vietato dal 2024 ogni riferimento salutistico in etichetta, quindi “non è più consentito vantare in etichetta e/o in pubblicità, che «la Monacolina K da riso rosso fermentato contribuisce al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue»”.
E ha concluso che “il Ministero della salute, in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità e in solido con le Autorità sanitarie europee, intende proseguire nelle attività di monitoraggio della sicurezza di tali prodotti, in attuazione delle normative dell'Unione europea e sulla base dei pareri scientifici dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA)”.
Fonte:
https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5-02736&ramo=C&leg=19
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