probiotici
02 Settembre 2025Un nuovo studio, pubblicato su Nature Communications, mostra che la supplementazione probiotica nei neonati pretermine con peso molto basso può ridurre la diffusione di geni di resistenza agli antibiotici e favorire lo sviluppo di un microbiota più sano

Ogni anno oltre il 10% dei bambini nasce prematuramente e quelli con peso inferiore a 1500 grammi rappresentano la fascia più vulnerabile. Questi neonati, spesso ricoverati in terapia intensiva, ricevono fin dai primi giorni di vita antibiotici ad ampio spettro per prevenire gravi complicanze come sepsi ed enterocolite necrotizzante. Sebbene questa pratica sia fondamentale per la sopravvivenza, comporta però conseguenze sul delicato equilibrio intestinale, alterando la maturazione del microbiota e favorendo la colonizzazione da parte di batteri opportunisti resistenti. L’esposizione precoce agli antibiotici, infatti, arricchisce il cosiddetto “resistoma”, ovvero l’insieme dei geni di resistenza presenti nella comunità microbica intestinale. Per indagare possibili soluzioni, i ricercatori hanno seguito due gruppi di neonati con peso molto basso, tutti alimentati con latte materno. Un gruppo ha ricevuto una supplementazione probiotica a base di Bifidobacterium bifidum e Lactobacillus acidophilus, mentre l’altro non è stato trattato
I risultati hanno mostrato che, nei neonati privi di probiotici, il microbiota era dominato da patogeni opportunisti come Klebsiella pneumoniae, Escherichia coli ed Enterococcus faecalis. Al contrario, nei bambini che avevano assunto probiotici si osservava una colonizzazione precoce da parte di specie benefiche di bifidobatteri, con un profilo microbico più simile a quello dei nati a termine. La presenza di questi microrganismi, in grado di metabolizzare gli oligosaccaridi del latte materno, contribuiva a creare un ecosistema intestinale più stabile e meno favorevole alla crescita di batteri patogeni.
Inoltre, le analisi genomiche hanno rivelato differenze significative tra i due gruppi. Nei neonati senza probiotici la quantità e la varietà di geni di resistenza agli antibiotici era sensibilmente maggiore e comprendeva anche geni legati alla resistenza verso farmaci di ultima linea, come i fluorochinoloni e la colistina. Nei neonati trattati con probiotici, invece, la presenza di tali geni risultava ridotta, suggerendo un effetto protettivo esercitato dai bifidobatteri. Le analisi hanno poi evidenziato che la pressione esercitata dagli antibiotici, pur essendo limitata a pochi giorni di terapia, amplifica la possibilità che i geni di resistenza si diffondano attraverso i plasmidi, aumentando la probabilità di trasferimento orizzontale tra diversi batteri. Nei neonati senza probiotici questo meccanismo è risultato particolarmente attivo, mentre nei neonati supplementati il numero di plasmidi e la frequenza di eventi di trasferimento si riducevano sensibilmente. In questo modo, la supplementazione probiotica appare in grado di limitare non solo la quantità di geni di resistenza, ma anche la loro capacità di circolare e consolidarsi nell’ecosistema intestinale.
Lo studio, pur molto innovativo, ha coinvolto un numero ridotto di neonati e si è limitato a un’osservazione di sole tre settimane, troppo breve per cogliere gli effetti a lungo termine. I campioni provenivano inoltre da due ospedali, con possibili differenze legate all’ambiente o alle pratiche cliniche, anche se considerate minime. Nonostante ciò, i risultati indicano che la supplementazione probiotica può ridurre la presenza di patogeni multiresistenti e di geni di resistenza, favorendo lo sviluppo di un microbiota più equilibrato. Per confermare questi dati saranno necessari studi più ampi, condotti in più centri e con un follow-up più lungo.
Fonte
Nat Commun 16, 7569 (2025). https://doi.org/10.1038/s41467-025-62584-2
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