Nutrizione
28 Novembre 2025Una revisione descrive il caffè come intervento nutrizionale multi-target, grazie a composti bioattivi con effetti su stress ossidativo, metabolismo, infiammazione e neuroprotezione

Una revisione pubblicata su Frontiers in Nutrition presenta una base teorico-molecolare che inquadra il caffè come possibile intervento nutrizionale multi-target. Secondo gli autori, i numerosi composti bioattivi presenti nella bevanda agiscono su meccanismi che coinvolgono stress ossidativo, infiammazione, metabolismo e processi neuroprotettivi. La pubblicazione richiama anche le evidenze epidemiologiche che associano un consumo moderato a una riduzione del rischio di diabete di tipo 2, malattia di Alzheimer, Parkinson e alcune patologie cardiovascolari.
Il caffè contiene gruppi eterogenei di molecole in grado di interagire tra loro in modo sinergico o antagonista. Gli autori individuano quattro categorie principali: alcaloidi (caffeina e trigonellina), polifenoli (acidi clorogenici), diterpeni (cafestolo e kahweol) e prodotti della reazione di Maillard, tra cui le melanoidine. Questa varietà, secondo la revisione, contribuisce a formare network molecolari complessi non riproducibili studiando singoli composti in maniera isolata, limite frequente della ricerca sul caffè, spesso basata su modelli animali o in vitro.
Tra gli alcaloidi, la caffeina mostra un potenziale ruolo neuroprotettivo e la capacità di modulare l’attività del sistema nervoso centrale, grazie all’antagonismo del recettore A2A. Gli autori riportano evidenze di possibili effetti antinfiammatori, antiobesità e antidiabetici, insieme al dato epidemiologico che associa il consumo di caffè caffeinato a un minor rischio di malattie neurodegenerative rispetto al decaffeinato. Anche la trigonellina presenta segnali preliminari di attività neuroprotettiva in studi preclinici.
I polifenoli, in particolare gli acidi clorogenici, rappresentano una componente centrale dell’azione antiossidante del caffè. Il 5-CQA attiva la via Nrf2 e contribuisce alla riduzione dello stress ossidativo. L’inibizione dell’enzima α-glucosidasi suggerisce inoltre un possibile ruolo nella regolazione della glicemia postprandiale. Gli autori segnalano che la tostatura ne riduce il contenuto, con una maggiore conservazione nelle tostature chiare.
I diterpeni cafestolo e kahweol mostrano effetti contrastanti: da un lato possono aumentare i livelli di colesterolo LDL, dall’altro attivano la glutatione S-transferasi, con potenziali implicazioni antitumorali, oltre a effetti epatoprotettivi e antinfiammatori. Le concentrazioni variano in base al metodo di preparazione e filtrazione della bevanda.
I prodotti della reazione di Maillard includono le melanoidine, associate a proprietà antiossidanti e capacità chelante verso metalli. La revisione ricorda che la tostatura produce anche acrilammide, classificata come probabile cancerogeno, con livelli più elevati nelle tostature scure. Secondo gli autori, l’esposizione alimentare rimane generalmente al di sotto dei limiti considerati rilevanti dagli enti regolatori.
Gli autori concludono che una comprensione integrata dei network molecolari generati dai principali composti del caffè potrà aiutare a definire meglio la base biologica dei suoi effetti multi-target e supportare la valutazione del caffè come possibile alimento funzionale.
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