Integratori alimentari
21 Maggio 2026Vitamine e sali minerali restano gli integratori più venduti in Europa, mentre crescono i prodotti per bellezza, salute urinaria e dolore. Secondo Iqvia, a trainare il mercato sono consumatori più orientati alla prevenzione e il ruolo di farmacisti e medici nelle scelte d’acquisto.

Le vitamine e i sali minerali si confermano gli integratori più venduti in Europa, appresentando nel 2025 il 34,5% del valore complessivo del mercato, seguiti dai prodotti per il benessere gastrointestinale. A trainare la crescita del mercato sono invece gli integratori per la bellezza, quelli dedicati alla salute urinaria e riproduttiva e i prodotti per il contrasto al dolore, segno di una domanda sempre più orientata a prevenzione, benessere funzionale e qualità della vita. Sono i dati e le riflessioni emersi nel corso dell’Assemblea annuale 2026 di Integratori & Salute, che conta circa 200 aziende nazionali e multinazionali su tutto il territorio italiano ed è parte di Unione Italiana Food
Vitamine e sali minerali restano al primo posto
I dati presentati emergono da un’indagine di Iqvia: le tipologie più vendute a livello europeo gli integratori vitaminici e minerali (34,5% del valore) seguite dagli integratori per l’apparato gastro-intestinale (19,2%) a seguire quelli per la tosse e raffreddore (8,1%), per l’apparato urinario e riproduttivo (6,9%), tonici e stimolanti (6,8%) e gli integratori che sostengono calma, sonno e umore (6,2%)
I maggiori trend di crescita riguardano principalmente gli integratori per la bellezza (+13%), quelli relativi all’apparato urinario e riproduttivo (11%) e quelli che aiutano a contrastare il dolore (11%).
L’indagine ha messo in evidenza una spinta del settore verso la ricerca, che porta avanti nuove evidenze scientifiche, l’evoluzione di formati e nuove tecnologie di prodotto e l’integrazione di servizi e soluzioni digital health.
I driver della crescita: prevenzione e consiglio professionale
I driver del mercato ha spiegato Gilda Sala, Principal & Consulting Lead Consumer Health Iqvia, è guidato da due driver: “Da una parte, un consumatore più informato e orientato alla prevenzione che sa valutare ingredienti ed efficacia. Dall’altra, il peso crescente di categorie come apparato urinario, salute femminile, probiotici, stress/sonno, che sono quelle in cui medico e farmacista influenzano in modo determinante la scelta”. A questo si aggiunge il fatto che la credibilità scientifica diventerà sempre più un fattore fondamentale di distinzione e prodotti e brand sostenuti da studi clinici solidi, claim approvati e dal consiglio di medico e farmacista emergeranno come partner preferenziali in farmacia e nella raccomandazione medica.
Conferme anche sui canali di vendita: l’omnicanalità si afferma come condizione di base del mercato con consumatori che utilizzano trasversalmente farmacia, retail, digitale e social.
In Europa, oltre il 60% delle aziende di integratori ha già investito in digitalizzazione: l’online vale in media il 25% delle vendite e sta crescendo più rapidamente rispetto all’offline, ma con livelli di penetrazione molto eterogenei nei diversi mercati europei. In Italia, ad esempio, il peso delle e–pharmacy è ancora basso, pari all’8% del valore delle vendite, a conferma dell’importanza dei consigli forniti dai farmacisti, attraverso il canale fisico. Al contrario, l’online incide maggiormente in altri Paesi Europei, a partire dalla Germania, dove un quarto delle vendite di integratori alimentari (26%) avviene attraverso le e–pharmacy; seguono in questa classifica anche Repubblica Ceca, Russia e Slovacchia.
Nel corso della tavola rotonda dell’Assemblea è emerso anche il tema dell’evoluzione futura del comparto, tra innovazione scientifica, regolazione e sostenibilità dei sistemi sanitari. Livia Menichetti, direttore generale di EHPM, ha sottolineato la necessità di un maggiore coordinamento normativo europeo per sostenere ricerca e sviluppo senza compromettere sicurezza e tutela del consumatore. “Ogni Paese dell’UE ha un proprio approccio nazionale all’integrazione alimentare” ha spiegato, evidenziando la necessità di “un approccio proporzionato, scientificamente fondato e basato sull’evidenza” che permetta di “garantire la sicurezza dei prodotti e standard di qualità elevati, permettendo al contempo di massimizzare l’innovazione e assicurare la tutela dei consumatori”. Menichetti ha inoltre richiamato l’importanza di “un dialogo strutturato ed efficace, basato sulla trasparenza” con i regolatori europei e nazionali.
Sul fronte sanitario, Carlo Ranaudo, professore dell’Università Federico II di Napoli, ha richiamato il ruolo della nutraceutica scientificamente validata nella prevenzione primaria e nella promozione della longevità attiva, in un contesto caratterizzato da aumento delle cronicità e pressione sui sistemi sanitari. “La vera sfida della sanità è trasformare la longevità in anni di vita in buona salute” ha osservato, sottolineando che “non possiamo più considerare la spesa sanitaria come un costo, ma come un investimento strategico fondato su prevenzione, innovazione e valutazione dei risultati reali”. Secondo Ranaudo, “la sostenibilità si costruisce attraverso un nuovo paradigma di cura, capace di integrare tecnologie digitali, medicina personalizzata e approcci multidisciplinari”.
A chiudere il confronto è stato Arrigo Cicero, presidente della Società Italiana di Nutraceutica (Sinut), che ha evidenziato come l’innovazione nel settore passi non solo dai prodotti ma anche dalla crescita delle competenze scientifiche e cliniche degli operatori sanitari. “Nel mondo della nutraceutica, l’innovazione non passa solo dal prodotto, ma soprattutto dalla crescita della conoscenza scientifica e clinica degli operatori sanitari” ha dichiarato, aggiungendo che “le tecnologie che migliorano bioaccessibilità, tollerabilità e formulazione dei principi attivi stanno contribuendo a rendere i nutraceutici più efficaci e gestibili”. Cicero ha infine sottolineato la necessità di “colmare il divario tra ricerca e regolazione, superando rigidità che spesso limitano il valore applicativo dell’evidenza scientifica”.
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