Nutrizione
23 Ottobre 2026Le esigenze nutrizionali della donna cambiano nelle diverse fasi della vita, ma non esiste una dieta universale. Nell’intervista a Rachele Aspesi, farmacista esperta in nutrizione e formatrice, le indicazioni per orientare il counselling al banco, riconoscere le restrizioni alimentari immotivate e valutare il ricorso agli integratori.

Un prodotto per il gonfiore, un rimedio “detox” o un integratore per riequilibrare gli ormoni: dietro queste richieste, che arrivano al banco della farmacia, possono esserci indicazioni raccolte sui social, consigli di conoscenti e aspettative di risultati rapidi. Il colloquio con il farmacista permette di approfondire le reali esigenze della paziente, distinguendole dalle promesse di una dieta o di un prodotto. Ne parliamo con Rachele Aspesi, farmacista specializzata in educazione alimentare e dietetica e formatrice, nell’intervista video dedicata all’alimentazione nelle diverse fasi della vita femminile.
Il punto di partenza è la personalizzazione: età, condizioni metaboliche e ormonali, attività fisica, ambiente e stress contribuiscono a definire esigenze differenti anche tra donne che attraversano la stessa fase della vita. “Non bisogna però cadere nell’errore di immaginarci che esista una dieta femminile universale”, sottolinea Aspesi. Un principio che riguarda anche il rapporto tra cibo e ormoni, spesso semplificato nella comunicazione digitale: “Gli ormoni non sono un interruttore che si accende e si spegne mangiando uno specifico alimento”.
La ricerca di una soluzione per gonfiore o accumulo di adipe può spingere verso regimi alimentari presentati come depurativi, antinfiammatori o capaci di correggere gli squilibri ormonali. Per Aspesi, l’obiettivo del consiglio è invece accompagnare la persona verso un’alimentazione complessivamente adeguata, che possa adattarsi nel tempo alle sue necessità, senza una “data di scadenza”.
Ma sui regimi detox, Aspesi spiega: “Esistono degli organi all’interno del nostro corpo che sono deputati alla detossificazione, in particolare il fegato e i reni. Se questi organi funzionano bene, non c’è la necessità di lavorare su una dieta che abbia un’ulteriore azione detox o depurativa”.
In particolare, l’eliminazione autonoma di interi gruppi alimentari, come latticini o alimenti contenenti glutine, rappresenta un segnale da approfondire nel colloquio. Non si tratta soltanto della rinuncia a un singolo cibo: esclusioni così ampie richiedono attenzione da parte del professionista e un intervento di educazione alimentare.
"Capire che il paziente di fronte a voi ha deciso di sua sponte di togliere gruppi alimentari tanto importanti e tanto grandi, non un singolo cibo particolare, è un alert per il professionista e per l’educazione sanitaria che va sicuramente portata avanti e raccontata al paziente”.
Il consiglio deve quindi partire anche da ciò che la paziente ha già modificato nella propria dieta e dalle convinzioni che hanno orientato quelle scelte.
La necessità di personalizzare l’alimentazione emerge nelle diverse fasi della vita. In gravidanza, ricorda Aspesi, si è passati dal concetto di “mangiare per due” a quello di “mangiare due volte meglio”: l’attenzione riguarda soprattutto la qualità e la varietà della dieta e la copertura del fabbisogno di specifici nutrienti. Alcuni accorgimenti alimentari possono accompagnare la gestione dei disturbi più comuni come la nausea, la stitichezza, ed eventuali patologie come il diabete gestazionale.
Durante l’allattamento, invece, il desiderio di recuperare rapidamente il peso precedente alla gravidanza può portare a restrizioni che non tengono conto dell’impegno energetico e nutrizionale della produzione di latte. "In questa fase - precisa la farmacista - introdurre restrizioni subito dopo la gravidanza per tornare al peso forma o per evitare un eccessivo accumulo di alcuni nutrienti è inutile. È un momento nel quale occorre concentrarsi sia sulla produzione di un latte di buona qualità sia sulla qualità della vita della donna, garantendole le condizioni per riprendere le attività quotidiane".
In menopausa, il cambiamento riguarda anche la composizione corporea: a parità di peso possono modificarsi la distribuzione del grasso e la quantità di massa magra. Il counseling deve tenere conto di questi aspetti, dell’apporto proteico e dell’attività fisica adattata alle condizioni individuali. Anche in questa fase, ribadisce Aspesi, non esiste una dieta che vada bene per tutte.
Sul ricorso agli integratori, il primo messaggio è che l’integrazione non è sempre necessaria. La richiesta di uscire dalla farmacia con un prodotto può richiedere un approfondimento che porti a individuare un intervento più mirato, anche con meno prodotti di quanti la paziente immagini.
“Naturale non significa necessariamente innocuo, non significa necessariamente necessario e non significa necessariamente efficace per tutti”, avverte Aspesi. Il passaparola e i consigli raccolti online possono favorire l’assunzione contemporanea di più prodotti, senza una valutazione delle esigenze individuali. Nell’intervista viene richiamata anche l’attenzione ai possibili problemi legati al loro utilizzo, soprattutto in presenza di patologie o terapie farmacologiche.
La valutazione professionale riguarda la scelta dell’integrazione e la sua effettiva utilità, mantenendo come base un’alimentazione varia ed equilibrata e uno stile di vita adeguato. Il criterio indicato da Aspesi è quello di un’integrazione “che ci integra una necessità, non che ci vada a integrare una promessa commerciale”.
Formazione: Nutrizione e salute ormonale femminile: strategie cliniche dall’età fertile alla menopausa
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