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05 Giugno 2025Da Apoteca Natura un modello innovativo per la gestione dei disturbi minori e il supporto ai pazienti cronici: Protocollo Consiglio per Esigenza è basato su protocolli strutturati che combinano efficacia clinica e sostenibilità ambientale

All'interno della rete Apoteca Natura, la gestione dei disturbi minori è affidata a un modello strutturato e condiviso, il Protocollo Consiglio per Esigenza, che consente di affrontare efficacemente esigenze di salute comuni ma a volte potenzialmente indicative di problematiche più complesse. “I farmacisti Apoteca Natura utilizzano un modello standardizzato di approccio alla persona per garantire la gestione più appropriata di questi disturbi minori che vedono frequentemente ogni giorno in farmacia”, spiega la dott.ssa Grazia Carmela Ferrara – Scientific Content & Training Manager Apoteca Natura.
“Attraverso diverse fasi – dall’inquadramento dell’esigenza all’intercettazione di eventuali fattori di rischio che vengono definite red flag – il protocollo consente di inviare al medico anche per una tosse che può sembrare un disturbo stagionale, ma che può nascondere elementi da portare all’attenzione del medico”.
Il valore di questo approccio non sta solo nella tempestività, ma anche nella sostenibilità della risposta. “Quando siamo di fronte a disturbi minori, abbiamo l’opportunità di scegliere tra dispositivi medici o integratori a base di sostanze naturali che hanno un background di ricerca scientifica. Sono la nostra prima linea di consiglio perché cerchiamo di proporre prodotti con un rapporto beneficio-rischio favorevole non solo per la persona, ma anche per l’ambiente”, prosegue Ferrara. “Quando possiamo scegliere, ci orientiamo sulla soluzione che ha un impatto positivo sull’esigenza di salute – come mal di stomaco o tosse – ma anche sull’impatto ambientale”.
Un esempio concreto dell’approccio Apoteca Natura è rappresentato dal Protocollo per la sindrome dell’intestino irritabile, che segue la struttura generale del Protocollo Consiglio per Esigenza ma si distingue per l’attenzione alla personalizzazione del colloquio.
“Si tratta di porre delle domande per inquadrare meglio il problema, cioè per capire se questi episodi si sono già verificati in passato, se c’è una diagnosi del medico, se la persona sta assumendo farmaci o ha cambiato alimentazione o abitudini”, racconta Ferrara.
“La seconda parte del protocollo è dedicata all’esclusione delle red flag, come l’insorgenza dei sintomi dopo i 50 anni, la perdita di peso involontaria o la familiarità per malattie intestinali gravi”. Solo in assenza di segnali d’allarme, il farmacista procede con il consiglio.
“In questa fase può indagare anche su sintomi correlati come stipsi, diarrea o gonfiore, e offrire un consiglio a 360 gradi per un benessere completo. Se c’è una soluzione più green, ovviamente la predilige”. Il protocollo si conclude con suggerimenti pratici su stile di vita e alimentazione.
“È un approccio pratico, flessibile: i punti sono scritti in ordine, ma il farmacista può gestirli in base a come evolve il colloquio. L’importante è conoscere bene le domande da fare”.
Lo stesso schema si applica al Protocollo di prevenzione cardiometabolica, che integra monitoraggio clinico, consulenza e orientamento agli stili di vita. “Anche qui si parte dall’inquadramento dell’esigenza, che può emergere da una misurazione della pressione, del colesterolo o della glicemia”, spiega Ferrara. “Da lì parte la presa in carico, che segue l’iter che abbiamo già visto”.
Il valore di questo approccio, è stato portato con la Campagna Nazionale di Prevenzione Cardiovascolare “Ci sta a cuore il tuo Cuore”, è stato misurato anche in termini economici. “Abbiamo raccolto delle evidenze molto interessanti nel 2012 e nel 2013, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore. I questionari del servizio ci hanno permesso di stimare, attraverso una elaborazione con strumenti di Business Intelligence, che, se il farmacista adotta queste azioni nell’arco di un anno, il Sistema Sanitario Nazionale potrebbe risparmiare un milione di euro”, sottolinea Ferrara. “È un dato che ci ha motivati a continuare in questa direzione, perché fare prevenzione genera benefici per la salute individuale ma anche per la sostenibilità del sistema”.
L’approccio di Apoteca Natura si estende anche ai pazienti cronici, con un’attenzione particolare al diabete. In questo caso, l’intervento del farmacista va ben oltre la dispensazione del farmaco. “Il ruolo del farmacista è fondamentale a partire dall’aderenza terapeutica”, chiarisce Ferrara. “Nonostante i diabetici sappiano di avere una patologia importante, il rischio di non aderenza è molto alto. Quindi il farmacista supporta la persona a utilizzare correttamente il trattamento prescritto, secondo le indicazioni del medico”.
Un’altra area in cui il farmacista può fare la differenza è il monitoraggio della patologia. “È importante che il farmacista ricordi al paziente come misurare la glicemia. Ma anche che lo accompagni nella prevenzione delle complicanze, come il piede diabetico”. Ferrara evidenzia: “Il farmacista può insegnare al paziente come controllare i piedi, quali punti osservare, quando riferire eventuali segnali al medico. È un’area spesso trascurata ma cruciale, perché un problema non rilevato può evolvere in ulcere e, nei casi peggiori, portare all’amputazione”.
Il ruolo del farmacista si completa con l’educazione su alimentazione, movimento e prevenzione delle altre complicanze, come quelle che coinvolgono il cavo orale o il peso corporeo.
“È un percorso di accompagnamento completo – aggiunge Ferrara – sviluppato in piena collaborazione con medici di famiglia e diabetologi”.
Paziente deospedalizzato, focus su pazienti con tumore al seno in terapia ormonale
Anche il paziente deospedalizzato, in particolare quello con patologie oncologiche riceve un supporto adeguato dal farmacista di Apoteca Natura, in particolare sulle pazienti con tumore al seno in terapia ormonale. “Con la Fondazione Onda stiamo strutturando un percorso formativo per il farmacista e un opuscolo che andrà poi alle persone, con l'obiettivo di far comprendere anche in questo caso quanto è importante l'aderenza alla terapia ormonale, nonostante sia difficile per gli effetti collaterali che ne possono derivare. E quindi anche come gestire eventualmente col supporto del farmacista questi effetti collaterali che possono presentarsi e riferire tempestivamente gli alert per consultare il medico”.
Anche qui l’approccio si basa su red flag. “Nel caso specifico del tumore al seno, queste terapie potrebbero dare sanguinamenti spontanei, comparsa di lividi oppure disturbi urinari, nausea, vomito, respiro corto”. Inoltre, ci sono effetti collaterali che possono disturbare la qualità della vita della donna come i sintomi vasomotori, il disturbo del tono dell'umore, l'insonnia, la difficoltà a concentrarsi, o la secchezza vaginale o in generale della pelle, dolori muscolo-articolari, così come anche quelli più estetici, o la stanchezza profonda.
“Stiamo lavorando su questi due livelli: un corso formativo che prepari il farmacista a dare queste informazioni e un opuscolo che egli può dare alla persona perché così abbia questo piccolo vademecum di informazioni sempre a portata di mano”.
In collaborazione con Apoteca Natura
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A cura di Redazione Farmacista33

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