Covid in risalita, quarta dose vaccini in valutazione: le categorie a cui estenderla
La curva epidemica è in risalita, si ragione di strategie future e dell'opportunità di una quarta dose vaccinale anche sulla base del numero di reinfezioni
L'inversione di trend della curva epidemica, in risalita, è il dato più significativo degli ultimi giorni stando ai dati diffusi dai monitoraggi dell'Istituto superiore di sanità. Un trend in atto anche in altri Paesi europei oltre che in Cina. In Francia, ad esempio, è stata avviata la somministrazione della quarta dose vaccinale agli over-80 proprio a seguito della lieve ripresa dei contagi, ma al contempo è stata confermata da lunedì la fine delle restrizioni, fra cui l'obbligo di mascherina al chiuso e il possesso del super green pass. E la situazione peggiora anche in Germania, con circa 250 vittime al giorno. Una situazione per ora sotto controllo, probabilmente dovuta sia alla maggiore diffusività di Omicron sia all'allentamento delle misure.
Quarta dose e farmaci disponibili: strategie da valutare
In questo quadro, si ragione di strategie future e dell'opportunità di una quarta dose vaccinale anche sulla base del numero di reinfezioni. Occorre cioè decidere, ha spiegato Guido Rasi, consulente del commissario all'emergenza Figliuolo, «se impegnarsi a ridurre il numero di reinfezioni, per evitare le ricadute sociali ed economiche, oppure valutare che sia preferibile concentrare gli sforzi sulle terapie disponibili». Un monitoraggio attento, ha concluso, «ci dirà se dovremo ragionare di continuare con questo vaccino, cercarne migliori o se si possa convivere così».
«La quarta dose di vaccino anti-Covid c'è già per gli immunodepressi in Italia. Questo serve oggi. Per andare oltre" queste categorie "credo non ci siano evidenze sufficienti. Quindi aspettiamo un attimo». È la riflessione di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), rispetto al capitolo "secondo booster" su cui alcuni Paesi stanno avanzando. Come il Regno Unito che si prepara a un nuovo richiamo agli ultra 75enni, agli immunodepressi e agli ospiti delle case di riposo nelle prossime settimane, come suggerito di recente dai consulenti medici dell'esecutivo e come confermato da Sajid Javid, ministro della Sanità del governo di Boris Johnson. «Bisogna forse aspettare ancora un po' per stabilire con certezza se servirà una quarta dose a tutti o a più categorie rispetto alle attuali - commenta Anelli all'Adnkronos Salute - Io penso che vada valutata l'immunodepressione come discriminante, e che per l'offerta più generalizzata di un nuovo booster sia necessario ancora aspettare e avere conferme sul fatto che serva realmente».
Di diverso avviso Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza per l'emergenza coronavirus secondo il quale è necessario estendere quanto prima a più categorie la somministrazione della quarta dose di vaccino anti-Covid. Come in Gran Bretagna anche in Italia le quarte dosi andrebbero allargate per interessare, oltre agli immunocompromessi per i quali sono già previste, "le stesse categorie" indicate in Uk.
Monitorare livello dell'infezione e immunità della popolazione
Per valutare l'opportunità di una quarta dose, ha sottolineato Rasi, sarà dunque cruciale valutare parametri come «il livello dell'infezione, l'immunità della popolazione e la valutazione di una decisione a livello sociale se anche un 10-20% di protezione contro l'infezione diventi essenziale o no». Secondo Rasi, è necessario pertanto capire «quanto e chi si reinfetta e anche quanto siamo in grado, senza struttura commissariale di somministrare dosi vaccinali per ottenere l'obiettivo di rallentare una eventuale ondata». Ma «viceversa - ha rilevato - potremmo anche iniziare a pensare che c'è una sufficiente immunità cellulare nella popolazione e focalizzarci sulle cure che oggi ci sono, velocizzando gli aspetti burocratici di accesso alle cure». Terza ipotesi, «ma non me la aspetto per settembre o ottobre - ha concluso - è che ci sia un vaccino che dia finalmente una immunità che prevenga anche il contagio da Covid, perché già abbiamo vaccini che prevengono la malattia grave».
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A cura di Cristoforo Zervos
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