Farmaci
12 Dicembre 2023 Le farmacie sono pronte a prendere in carico, tra i servizi offerti, anche le malattie infettive. Lo afferma Roberto Tobia Segretario Nazionale Federfarma all’evento “la Sanità che vorrei”
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Non solo gestione a distanza delle malattie croniche: le farmacie italiane sono pronte a prendere in carico, tra i servizi offerti, anche le malattie infettive. Lo afferma Roberto Tobia Segretario Nazionale Federfarma all’evento “la Sanità che vorrei” organizzato dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali SIMIT per chiedere ai protagonisti della medicina territoriale – in primis medici di famiglia e farmacisti – di costruire una rete di sorveglianza su base informatizzata fra territorio ed ospedale. Obiettivo, togliere l’Italia da una classifica triste che la vede in testa in Europa: quella dei decessi per resistenza dei batteri alle terapie antimicrobiche.
Farmacie possono entrare in progetti di monitoraggio delle resistenze
Ogni anno vengono trattati con antibiotici 200 mila italiani ricoverati a seguito di infezioni, e purtroppo 11 mila muoiono perché non si trova il farmaco adeguato a combattere l’infezione in quanto i batteri hanno sviluppato resistenza. Un peccato, in tempo di intelligenza artificiale e di “big data”, nonché di investimenti: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza punta ben 80 milioni sui corsi per 300 mila sanitari contro l’antimicrobico resistenza (AMR). Tobia pensa che le oltre 19 mila farmacie aderenti potrebbero ad entrare nei progetti di monitoraggio delle resistenze e fare opera di sensibilizzazione. E osserva come accanto a messaggi all’utenza contro la “banalizzazione” dell’antibiotico la farmacia dei servizi offra oggi sia iniziative di diagnosi e refertazione a distanza, trasformabili in capillari prestazioni di telemedicina, sia la disponibilità a rivestire un ruolo chiave nella compilazione del dossier farmaceutico nell’ambito del Fascicolo sanitario elettronico dove saranno elencati tutti i farmaci somministrati a ciascun assistito e i dosaggi, a carico del Servizio sanitario o meno.
Tobia: Fascicolo sanitario deve essere unico su tutto il territorio
«L’unico elemento che frena, nel Fascicolo sanitario, è che ogni regione sta sperimentando per conto suo, ma il diritto alla salute –afferma Tobia – è uno solo e dev’essere uguale su tutta la Penisola». Tobia ricorda poi la grande disponibilità mostrata in questi ultimi tre anni dalle Farmacie ad adottare nuovi servizi. «Nell’ottica di snellire le liste d’attesa, la Finanziaria 2021 ci abilita al prelievo di sangue capillare. Intanto, oltre ai tamponi e i vaccini Covid-19 abbiamo offerto screening e programmi di prevenzione e siamo in prima linea nella sensibilizzazione dell’utenza, in quanto primi punti d’accesso al SSN. Nel 2018 con i nostri Dia-Day in 10 giorni abbiamo identificato ed indirizzato al medico di famiglia 4 mila pazienti che non sapevano di essere diabetici. Il nuovo traguardo è la telemedicina che oggi offriamo in 9 mila esercizi, ma diventeranno presto 14 mila. Holter cardiaco, holter pressorio ed ecg sono già effettuabili in farmacia in collegamento con l’ospedale e i pazienti possono disporre del referto in tempo reale».
Un punto, quest’ultimo, confermato da Ovidio Brignoli, presidente della Fondazione SIMG, che nei picchi Covid ha inoltre vissuto la gestione a distanza di pazienti infettivi nell’area bresciana dov’è medico di famiglia.
Se la formazione sulle resistenze batteriche è realtà, e quella sull’uso di strumenti di telemedicina è sempre più alla portata della farmacia, oggi ai protagonisti della sanità territoriale serve piuttosto un upgrade nella comunicazione ai pazienti gestiti a distanza, oltre che sulle possibilità dell’intelligenza artificiale: una “tigre” da governare quando si stabiliscono gli standard dei dati da immettere, quando si ammaestra il sistema ad apprendere attraverso i dati e quando si valutano gli esiti degli interventi dell’algoritmo nei processi di cura. In materia di AMR, forse il processo più interessante riguarda le sperimentazioni di modelli d’intelligenza artificiale in corso a Roma. Qui Nomos, una società privata, lavora con l’Università di Tor Vergata ed alcuni ospedali all’elaborazione dei dati sui pazienti ricoverati. Le ricerche, come accenna l’AD Giampiero Delli Rocili, si soffermano sull’elaborazione di scenari predittivi relativi all’andamento delle resistenze, oltre che sull’orientamento alla scelta di antibiotici mirati su singoli pazienti.
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