farmacia
29 Febbraio 2024 Ci sono le condizioni per una svolta di grandissimo potenziale: i servizi, se accreditati, diventerebbero l'elemento più avanzato dell'integrazione della farmacia alla sanità pubblica. La riflessione di Francesco Schito segretario Generale Assofarm

La prossimità della farmacia confermata dai dati Istat, l’attuale contesto politico-istituzionale convinto del progetto Farmacia dei servizi, il superamento delle difficoltà tecnologiche, il rigore previsto dalle norme analogo a quello cui devono sottostare tutti gli altri enti accreditati al SSN, sono condizioni per “una svolta di grandissimo potenziale: i servizi, se accreditati, diventerebbero l'elemento più avanzato dell'integrazione della farmacia alla sanità pubblica. L'obiettivo che perseguiamo ormai da decenni”. È la riflessione di Francesco Schito segretario Generale Assofarm nell’editoriale del Notiziario dell’associazione.
La riflessione, scrive Schito parte dai dati di una recente indagine Istat, “che riconferma come i nostri presidi godano del massimo livello di prossimità nei confronti della vita quotidiana dei cittadini: mentre la metà degli italiani ha difficoltà ad accedere al pronto soccorso ospedaliero, solo il 13% di essi presenta lo stesso problema con le farmacie”. E ricorda che la Farmacia dei servizi è nata formalmente quindici anni fa con la legge 69/2009, in un “contesto politico-istituzionale poco convinto del progetto” e con “oggettive difficoltà tecnologiche ad attuare diversi suoi elementi”.
Entrambi i problemi – afferma Schito - sembrano ora risolti. Le sfide lanciate dal Covid-19 alla medicina territoriale, e il contestuale impegno profuso dalle farmacie lungo tutta la pandemia, hanno radicalmente mutato le convinzioni del decisore politico. Oggi la telemedicina e diversi servizi diagnostici presenti nella legge 69 sono alla portata di molte farmacie territoriali”.
“Date queste mutate condizioni tecniche e di contesto, non può certo stupire che più di una Regione stia lavorando per concretizzare i servizi in farmacia. Si tratta spesso di iniziative molto articolate nelle disposizioni tecniche e logistiche cui dovranno sottostare le farmacie. È quindi probabile che buona parte dei nostri presidi abbisognerà di un iniziale sostegno, tipico peraltro per ogni startup. Ma è altrettanto importante notare che il rigore previsto dalle norme sui servizi in farmacia è sostanzialmente lo stesso cui devono sottostare tutti gli altri enti accreditati al SSN”.
E questo per Schito è il passaggio importante: “Se alla Farmacia dei Servizi si richiede uno standard dispensativo pari a quello di altre strutture sanitarie accreditate, allora i servizi in farmacia possono divenire a tutti gli effetti prestazioni erogate dal SSN”.
E qui si registra una svolta di grandissimo potenziale: “I servizi, se accreditati, diventerebbero l'elemento più avanzato dell'integrazione della farmacia alla sanità pubblica, cioè l'obiettivo che perseguiamo ormai da decenni. E diverrebbero anche un'importante voce positiva, del tutto meritata, nei futuri bilanci delle nostre aziende.
La piena integrazione tra servizi in farmacia e SSN avrebbe poi uno straordinario effetto sistemico: la produzione e disponibilità di dati sanitari fondamentali per orientare future strategie epidemiologiche e cliniche. Stiamo immaginando uno scenario oggi realizzato solo in Norvegia e Israele, paesi noti per la loro capacità organizzativa, ma anche facilitati dalla presenza di popolazioni ridotte. L’Italia sarebbe quindi il primo grande paese a dotarsi di una condizione data-driven basata anche sul fondamentale contributo delle farmacie territoriali”.
Questo piano funzionerà, conclude Schito “solo e se riusciremo a dimostrare alle Asl che la Farmacia dei Servizi è un'occasione di efficientamento della spesa sanitaria territoriale. Quali collaborazioni virtuose riusciremo ad instaurare con i medici di medicina generale? Riusciremo ad alleggerire i pronto soccorso dal peso dei codici bianchi?”. E infine, “dobbiamo affrontare questo delicato momento inziale con attenzione e lungimiranza. Dobbiamo vigilare sui limiti delle prime norme regionali. Dobbiamo accettare di buon grado il fatto che non tutte le farmacie diventeranno per forza farmacie dei servizi”.
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