Salute benessere
08 Ottobre 2024Pubblicati oggi i dati dll’Iss in vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale che si celebra il 10 ottobre. Focus su supporto disponibile alle donne con disturbi mentali perinatali, da cui emerge la necessità di risorse dedicate

Il 6% degli adulti italiani riferisce di avere sintomi depressivi, una quota in calo nella popolazione generale ma che registra un aumento preoccupante nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni. Inoltre, risulta scoperto da servizi specialistici il supporto alle donne con disturbi mentali perinatali: solo il 58% dei Dipartimenti di Salute Mentale offre counselling e il 54% non ha professionisti di riferimento per la psicofarmacoterapia. Sono i dati pubblicati oggi dall’Iss in vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale che si celebra il 10 ottobre sulla base dei dati delle sorveglianze Passi e Passi d’Argento e dell’articolo pubblicato sulla rivista internazionale European Psychiatry dal titolo “Perinatal mental health care in the Italian Mental Health Departments: a national survey”.
I dati delle sorveglianze Passi e Passi d'Argento 2022-2023
Una quota contenuta di adulti italiani, poco più del 6%, riferisce sintomi depressivi e sente che il proprio benessere psicologico è compromesso per una media di 16 giorni al mese. I sintomi depressivi si collegano in molti casi a problemi di natura fisica, che si manifestano in chi è colpito mediamente quasi 10 giorni al mese (per chi è libero da depressione la media è di meno di due giorni), e a limitazioni nelle attività quotidiane per quasi 8 giorni al mese. I sintomi depressivi sono generalmente più frequenti con l’avanzare dell’età, fra le donne (7%), fra le persone socialmente più svantaggiate, per difficoltà economiche (19%), precarietà lavorativa (8%) o bassa istruzione (10%), fra chi vive da solo (7%) e fra le persone affette da patologia cronica (11%). Solo il 65% delle persone intervistate che riferiscono sintomi depressivi ricorrono all’aiuto di qualcuno, rivolgendosi soprattutto a medici oppure operatori sanitari.
Nel tempo, dal 2008 ad oggi, la prevalenza di sintomi depressivi si è ridotta, ovunque nel Paese e in tutti i gruppi della popolazione ma più lentamente tra le donne e i giovani 18-34enni tra i quali il trend, negli ultimi anni, è addirittura in aumento e ha annullato in qualche modo i vantaggi ottenuti negli ultimi 15 anni.
La sorveglianza Passi rileva che negli ultimi anni si osservano prevalenze di sintomi depressivi mediamente più alte nelle regioni settentrionali e minori nelle Regioni del Centro Italia. Tuttavia, non mancano eccezioni e alcune Regioni, come Sardegna, Molise e Marche, si caratterizzano per le più alte prevalenze di sintomi depressivi.
Tra gli over 65 (dati Passi d’Argento) 9 su 100 riferiscono sintomi depressivi e il 17% si dice insoddisfatto della propria vita.
É stato appena pubblicato sulla rivista internazionale European Psychiatry l’articolo "Perinatal mental health care in the Italian Mental Health Departments: a national survey". Il lavoro, frutto della collaborazione tra ricercatori dell’ISS e della London School of Economics (LSE), descrive per la prima volta il supporto disponibile nei Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) italiani per le donne con disturbi mentali perinatali, confrontando l’offerta nazionale con le buone pratiche raccomandate dalle linee guida internazionali. Con la partecipazione dei professionisti sanitari dei 127 DSM nazionali. pari al 94% dei DMS presenti sull’intero territorio nazionale, i risultati dello studio evidenziano che:
Emerge chiaramente la necessità di incrementare le risorse dei DSM per sanare le carenze nell’assistenza rispetto alle necessità specifiche delle donne con disturbi mentali perinatali, che richiedono setting e percorsi dedicati, accesso prioritario e una presa in carico integrata con i professionisti del percorso nascita.
“La promozione e la tutela della salute mentale della donna in gravidanza e nell’anno successivo alla nascita del bambino rappresentano una priorità di salute pubblica riconosciuta a livello internazionale - sottolinea Ilaria Lega, che ha coordinato lo studio- I disturbi mentali sono tra le patologie più frequenti della gravidanza e del periodo postnatale, ne soffre una donna su cinque. Se non riconosciuti e trattati adeguatamente, questi disturbi hanno un impatto negativo a breve, medio e lungo termine sulla salute della donna e del bambino. Le ricerche della LSE dimostrano che l’impatto economico dei problemi di salute mentale perinatale non trattati supera di gran lunga il costo necessario a rendere disponibili servizi di salute mentali adeguati.”
“Se l’alta partecipazione testimonia l’interesse e la sensibilità dei professionisti dei DSM su questo tema - continua Lega - i risultati segnalano l’urgenza di rendere disponibili nei servizi di salute mentale formazione specifica e personale per la presa in carico dei disturbi mentali perinatali, contribuendo a promuovere la salute di almeno due generazioni.
Fonte:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38782462/
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