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12 Marzo 2025Il 12 marzo ricorre la Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari, in varie città ci sono incontri da cui emergono dati e riflessioni che impongono una riflessione profonda

Le aggressioni contro medici, infermieri e operatori sanitari continuano a crescere, delineando un fenomeno sempre più preoccupante che trova le sue radici nelle esperienze negative dei pazienti nei pronto soccorso o negli ambulatori in cui manca il personale. In occasione della Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari, che ricorre 12 marzo, in varie città ci sono incontri da cui emergono dati e riflessioni che impongono una riflessione profonda.
Secondo il III Rapporto “Centralità del medico e qualità del rapporto con i pazienti per una buona sanità. Alle origini della criticità della condizione dei medici nel Servizio sanitario”, realizzato da Fnomceo con il Censis, e presentato a Foggia in un evento che celebra la ricorrenza, le barriere d'accesso ai servizi e la carenza di personale alimentano la tensione tra cittadini e operatori.
Il 52,2% dei cittadini ha vissuto esperienze negative in Pronto Soccorso, mentre il 66,4% segnala la carenza di personale come causa principale del disagio. Questo scarto tra aspettative e realtà contribuisce a incrinare il rapporto di fiducia con i professionisti della salute. Secondo diverse indagini di Fiaso, Simeu e sindacati di categoria, il 2024 ha registrato un incremento del 33% degli episodi di violenza rispetto all'anno precedente, con una media di 116 casi all'anno per ogni Asl.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha definito la violenza "inaccettabile" e ha annunciato l'introduzione di misure più severe, insieme alla firma di un protocollo con Fiaso e Federsanità per potenziare prevenzione e formazione.
Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, avverte che gli ospedali stanno diventando "santuari del bene a luoghi della paura", sottolineando come le misure introdotte, come l'arresto in flagranza differita, abbiano iniziato a produrre effetti, ma siano ancora insufficienti. "Ancora oggi chiunque può entrare in ospedale con un'arma, e questo è un problema che va risolto", afferma.
Tuttavia, Giovanni Migliore, presidente di Fiaso, ritiene che l'inasprimento delle pene non basti: “Un'azione necessaria riguarda il miglioramento dell'organizzazione del sistema sanitario per ridurre le tensioni, in particolare nei pronto soccorso, dove sovraffollamento e lunghe attese sono spesso all'origine di episodi di aggressività". Secondo Migliore, denunciare i malanni del Ssn è essenziale, ma rischia di generare un effetto boomerang di sfiducia. "Un racconto continuo di un Servizio sanitario in crisi perenne, a corto di risorse, esaspera gli animi di chi lavora e di chi ha bisogno di cure. Se la narrazione si concentra solo sulle criticità, si rischia di alimentare sfiducia e ostilità. Eppure, nonostante le difficoltà, la sanità pubblica garantisce assistenza di qualità e raggiunge risultati straordinari, anche nei contesti più complessi”.
Anaao Assomed lancia un appello diretto ai cittadini: "Anche tu puoi prenderti cura di me. #Bastaggressioni". Il segretario nazionale Pierino Di Silverio spiega: "Vogliamo rivolgerci a chi insieme a noi vive disagio e preoccupazione dovuti non solo alla malattia ma anche alle difficili condizioni in cui lavoriamo che troppo spesso generano reazioni violente".
La Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) sottolinea l'importanza della prevenzione attraverso l'educazione dei cittadini: “Questi episodi, spesso, nascono da mancate risposte che i cittadini patiscono per la carenza di personale, che peggiora una situazione di disagio organizzativo e di stress lavorativo. Accanto alle misure di contenimento messe in atto dal governo, che pure stanno dando dei risultati concreti in termini di condanne, occorre costruire un percorso di sensibilizzazione dei cittadini rispetto al corretto utilizzo delle strutture e dei servizi del Servizio sanitario nazionale. Servono nuovi modelli organizzativi integrati, in grado di intercettare i bisogni dei cittadini e fornire risposte adeguate”
L'impatto della violenza si ripercuote anche sulla tenuta del sistema sanitario. Secondo Nursing Up, il 51% degli operatori ha subito almeno un'aggressione in carriera, con il 25% degli infermieri e il 22% dei medici colpiti da burnout. "Oltre 20mila infermieri hanno lasciato il servizio pubblico nei primi nove mesi del 2024", denuncia Antonio De Palma, presidente di Nursing Up. "Senza sicurezza, il rischio è che sempre più professionisti fuggano verso il settore privato".
Il fenomeno tocca in modo particolare le professioni a prevalenza femminile. "In un caso su sette le aggressioni ai danni dei sanitari coinvolgono professioniste donne. Un dato che sottolinea come la professione ostetrica, popolata da una maggioranza di donne, su 21mila circa 300 sono uomini, è tra le più colpite dal fenomeno", evidenzia Silvia Vaccari, presidente della Federazione degli ordini della professione ostetrica (Fnopo).
Il 98% degli operatori sanitari nell'ambito dei servizi di emergenza ha subito una qualche forma di aggressione durante il lavoro, e per un'analoga percentuale di operatori la violenza contro medici e altri operatori uccide le cure, danneggia i cittadini, causa un peggioramento delle cure, riduce empatia e capacità di ascolto a discapito dei pazienti. È quanto emerge da un'indagine presentata a Pisa nel corso di un incontro, dedicato a Barbara Capovani, la psichiatra aggredita ed uccisa all'uscita dal lavoro nell'aprile 23, organizzato da SIMEU - Società Italiana di Medicina d'Emergenza Urgenza, congiuntamente a FIASO in collaborazione con AOUP, dal titolo "Curiamo la fiducia tra cittadini e SSN", in occasione della Giornata Nazionale di Educazione e Prevenzione Contro la Violenza sugli Operatori Sanitari e Socio-Sanitari
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