Politica e Sanità
02 Aprile 2025E atteso per oggi l'annuncio dell'introduzione di dazi sulle importazioni di farmaci, confermando un provvedimento che potrebbe avere ripercussioni significative per il settore farmaceutico globale. Per Cattani, la soluzione passa attraverso la negoziazione politica

L'annuncio imminente del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sull'introduzione di dazi sulle importazioni di farmaci (atteso per la serata secondo l'orario locale) solleva preoccupazioni per l'industria farmaceutica globale. Per Trump, questa misura ridurrà la dipendenza dall'estero per la produzione di medicinali e sarà sufficiente a incentivare le aziende a rilocalizzare la produzione negli Stati Uniti.
L'introduzione di dazi reciproci al 25% potrebbe comportare un incremento dei costi pari a 76,6 miliardi di dollari per l'intera industria farmaceutica globale, con un aggravio di 2,5 miliardi per le sole imprese italiane. Attualmente, l'export farmaceutico italiano verso gli Stati Uniti supera i 10 miliardi di euro e la quasi totalità dei prodotti non è soggetta a tariffe doganali. L'imposizione di dazi potrebbe dunque incidere in modo considerevole sulla filiera produttiva e sulla competitività del settore.
L'annuncio del piano tariffario ha già avuto ripercussioni sui mercati finanziari, con il comparto farmaceutico europeo in forte calo. L’indice EuroStoxx del settore ha registrato una contrazione del 2%, mentre a Piazza Affari le azioni di Recordati sono scese del 3,5%, Amplifon dell'1,93% e Diasorin dell'1,56%. Anche altre grandi aziende farmaceutiche europee, come Sanofi, Bayer, AstraZeneca e Novartis, hanno subito perdite significative.
La Pharmaceutical Research and Manufacturers of America ha avvertito che l’introduzione di dazi potrebbe ostacolare gli investimenti nel settore farmaceutico statunitense, mentre la nuova amministrazione ha già tagliato i finanziamenti e riorganizzato le principali agenzie sanitarie del paese. Tuttavia, secondo alcune fonti, l'ipotesi di un aumento graduale delle tariffe rimane aperta, con alcune aziende farmaceutiche che spingono per una transizione progressiva per mitigare gli impatti economici.
Sul fronte italiano, il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha espresso la necessità di escludere i farmaci dalle misure tariffarie attraverso un'azione diplomatica. "Siamo in una posizione di forza e la leva politica è forte", ha dichiarato Cattani a margine dell'evento 'Ricerca e futuro'.
"Con gli Stati Uniti abbiamo scambi per i nostri farmaci e vaccini di 11 miliardi nel 2024, e ci sono farmaci che vanno e vengono dall'Atlantico nelle fasi di produzione. Il nostro interesse è che non vi siano dazi e controdazi, perché ciò porterebbe a un ulteriore isolamento".
Cattani ha sottolineato come il mercato statunitense non possa facilmente sostituire l’importazione di farmaci italiani: "Gli USA non possono pensare di switchare 11 miliardi di farmaci semplicemente perché non vi sono Paesi che possano fornire in tempo zero e con valore innovativo come quelli made in Italy". Ha poi evidenziato i rischi di un'eventuale rilocalizzazione della produzione negli Stati Uniti: "Anche la posizione di andare a produrre farmaci in USA soddisfa il principio di autonomia strategica, ma bisogna fare attenzione poiché la produzione farmaceutica richiede anni. Questa può essere una strategia, ma richiede tempo, mentre i cittadini hanno bisogno di farmaci subito, ogni giorno".
Per Cattani, la soluzione passa attraverso la negoziazione politica. "Bisogna puntare sulla negoziazione, ma da una posizione di forza, per escludere i farmaci dai dazi degli Stati Uniti", ha affermato, sottolineando il ruolo cruciale della Commissione Europea e del ministro degli Esteri Antonio Tajani nel dialogo con il commissario europeo al Commercio. "Se i dazi dovessero colpire i farmaci, ci sarebbe un impatto immediato con possibili carenze di medicinali per i cittadini americani e un aumento dei costi non solo per i farmaci ma per l’intero sistema sanitario statunitense". Inoltre, ha avvertito, "i dazi frenano l’economia e aumentano l'inflazione".
In un quadro di incertezza, la fiducia di Farmindustria è riposta nell'azione congiunta del governo italiano e della Commissione Europea per ottenere un'esenzione per il settore farmaceutico. "La negoziazione potrebbe non essere di successo nell'immediato, ma potrebbe portare a un esito positivo per un capitolo strategico come i farmaci", ha concluso Cattani.
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