farmacia dei servizi
14 Gennaio 2026Con il superamento della fase sperimentale e l’integrazione strutturale delle farmacie nel Servizio sanitario nazionale, Aisirichiama l’attenzione sul rischio di un doppio standard di sicurezza tra prestazioni a carico del cittadino e prestazioni Ssn: chiede regole omogenee, requisiti uniformi e tutela del paziente come criterio guida nella programmazione regionale

Se la fase sperimentale della farmacia dei servizi ha avuto dei perimetri di azione e di ruoli, ribaditi e rimarcati anche dalle due recenti sentenze dei Tar (Lazio e Lombardia), con il superamento della fase sperimentale e l’integrazione strutturale delle farmacie nel Ssn è stato introdotto un doppio standard di sicurezza: uno per le prestazioni pagate dal cittadino e uno per quelle a carico del Ssn. “È un’impostazione che rischia di creare disuguaglianze” afferma l’Associazione imprese sanitarie indipendenti-Aisi che annuncia un documento giuridico di analisi a supporto del confronto istituzionale in corso.
Secondo l’associazione le due sentenze, del TAR Lazio (n. 8410/2025) e del TAR Lombardia (n. 1967/2024), insieme al nuovo quadro normativo introdotto dall’art. 60 della Legge 182/2025 e dalla Legge di Bilancio 2026, “impongono una riflessione seria sul futuro della farmacia dei servizi”.
Un documento giuridico di analisi, recentemente commissionato da Uap – Unione Nazionale ambulatori e poliambulatori dell’ospedalità privata – (di cui Aisi è parte integrante e condivide ideologie e battaglie) a supporto del confronto istituzionale in corso, ha ricostruito con precisione i confini entro i quali i giudici amministrativi hanno ritenuto legittima la sperimentazione, chiarendo che non è consentita alcuna diagnosi in farmacia, che la refertazione resta di competenza del medico del Servizio sanitario nazionale, che al farmacista spetta un ruolo tecnico e di supporto e che i progetti regionali hanno carattere transitorio e programmato.
Oggi però, con il superamento della fase sperimentale e l’integrazione strutturale delle farmacie nel SSN, si apre una fase completamente nuova che presenta rischi sistemici per la sicurezza delle cure e per l’equità delle regole.
La Presidente di Aisi, Karin Saccomanno, sottolinea: “Le sentenze dei TAR hanno chiarito che la farmacia non è e non può diventare un ambulatorio o un laboratorio. Il medico resta l’unico responsabile clinico. Questo equilibrio ha retto nella fase sperimentale. Ora, però, la legge introduce un doppio standard di sicurezza: uno per le prestazioni pagate dal cittadino e uno per quelle a carico del SSN. È un’impostazione che rischia di creare disuguaglianze e di mettere in discussione la tutela uniforme del paziente”.
Il Direttore Generale di Aisi, Giovanni Onesti, evidenzia: “La prossimità territoriale è un valore, ma non può mai tradursi in un abbassamento degli standard. Se due strutture erogano la stessa prestazione sanitaria, devono rispettare le stesse regole, gli stessi requisiti tecnologici, gli stessi controlli. Altrimenti si genera una distorsione che colpisce sia i cittadini sia le imprese sanitarie che investono ogni giorno in qualità, sicurezza e accreditamento”.
Secondo il Segretario Generale di Aisi, Fabio Vivaldi, la fase che si apre in questo inizio 2026 è dir poco decisiva: “Il nuovo assetto affida alle Regioni un ruolo chiave nella definizione dei requisiti per le prestazioni svolte in farmacia per conto del SSN. È su questo terreno che si gioca la partita vera: evitare che si crei un sistema a due velocità, dove le stesse prestazioni sono soggette a controlli e obblighi diversi solo in base al luogo in cui vengono erogate”.
Aisi ritiene che il lavoro giuridico svolto sulle sentenze e sulla nuova normativa offra una base solida per un confronto trasparente con le istituzioni. La farmacia dei servizi può essere uno strumento utile di prossimità, ma solo se inserita in un quadro di regole chiare, uniformi e orientate alla sicurezza delle cure. Per questo Aisi chiede che le Regioni esercitino pienamente le proprie prerogative costituzionali nella programmazione sanitaria, che ci siano requisiti per l’erogazione delle prestazioni siano omogenei per tutti gli operatori e che la tutela del paziente resti il criterio guida di ogni scelta organizzativa.
“Prossimità sì – concludono gli esponenti di Aisi – ma sempre dentro un sistema di garanzie, responsabilità e legalità che non ammette scorciatoie”.
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