spesa farmaceutica
25 Febbraio 2026La replica all’analisi di Dataroom sulla spesa farmaceutica del sottosegretario Gemmato: nessun aumento dei costi, ma solo riallocazione di risorse già previste

Nel dibattito sull’andamento della spesa farmaceutica, acceso dall’analisi di Dataroom del Corriere della Sera che ha ipotizzato un possibile impatto della distribuzione territoriale dei farmaci sull’aumento della spesa pubblica, si inserisce l’intervento di Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, che ha chiarito posizione e obiettivi della riforma. Lo ha fatto in un’intervista con la “Gazzetta del Mezzogiorno” in cui rivendica una strategia orientata a migliorare l’accesso alle cure, rafforzare l’assistenza territoriale e garantire sostenibilità al sistema.
Secondo l’analisi di Dataroom, lo sforamento della spesa farmaceutica complessiva – che nei primi nove mesi del 2025 ha raggiunto 18 miliardi e 420 milioni di euro, con uno scostamento dal tetto programmato pari a 2,85 miliardi – sarebbe riconducibile anche a scelte intervenute sul versante della distribuzione territoriale.
In particolare, l’approfondimento del Corriere individua due elementi ritenuti determinanti: da un lato la nuova remunerazione delle farmacie per la dispensazione dei farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale, dall’altro il trasferimento dalla distribuzione diretta alla convenzionata di alcune classi di medicinali, tra cui le gliflozine per il trattamento del diabete. Secondo questa ricostruzione, tali interventi avrebbero inciso sull’andamento della spesa pubblica, contribuendo allo sforamento del tetto complessivo.
Una lettura che Gemmato respinge. Nell’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno chiarisce che non c’è un aumento di spesa: “Questi fondi erano già computati nella distribuzione diretta operata dalle Asl; oggi vengono semplicemente spostati nel capitolo di spesa della distribuzione in farmacia, soldi che lo Stato spendeva già in passato”. La ratio della riforma, sottolinea, è migliorare l’accesso alle cure: “Avvicinare il farmaco al cittadino è una scelta di equità e di efficienza. In Italia esistono due canali principali: la distribuzione diretta tramite ospedali e quella convenzionata tramite farmacie. Il principio guida è la vicinanza del farmaco al cittadino. Gli ospedali devono concentrarsi sulla cura, non sulla funzione di magazzino di farmaci”. E richiama i costi fissi per la gestione della distribuzione diretta: “Pesano per il 13% dei consumi sanitari".
Sul caso delle gliflozine richiama i dati certificati da Aifa, ricordando che il cambio di canale «ha generato in un solo trimestre un risparmio per lo Stato di 9,2 milioni di euro, con una proiezione annua di circa 36 milioni di euro». Numeri che, aggiunge, sono «verificati e validati da un Tavolo tecnico che coinvolge ministero dell’Economia, ministero della Salute, Aifa e Regioni» e che non metterebbero in discussione la sostenibilità del sistema.
“L'obiettivo - dichiara Gemmato - è spostare stabilmente la distribuzione dall'ospedale alla farmacia sotto casa, garantendo uniformità di accesso su tutto il territorio nazionale".
Sulla stessa linea si colloca la posizione di Federfarma, che sempre in risposta alle affermazioni di Dataroom, definisce “paradossale” attribuire alla spesa convenzionata lo sforamento del tetto complessivo. In una nota l’associazione ha richiamato i dati dei primi nove mesi del 2025 nei quali, la spesa per acquisti diretti di ospedali e Asl avrebbe superato il proprio tetto di 3,38 miliardi di euro, mentre la spesa convenzionata risulta inferiore di 0,47 miliardi rispetto al limite previsto. Quanto alla nuova remunerazione, la filiera ricorda che l’impatto economico è stato previsto dal legislatore, quantificato da Aifa e certificato dalla Ragioneria generale dello Stato nei limiti delle previsioni di bilancio, senza determinare sforamenti della convenzionata. Sul trasferimento delle gliflozine, oltre ai risparmi stimati su base trimestrale e annua, Federfarma richiama anche un rallentamento della crescita dei consumi (+37,7% dopo il passaggio, a fronte di un +49% negli anni precedenti) e sottolinea l’impatto in termini di equità di accesso e aderenza terapeutica. Secondo i dati Osmed, solo il 45% dei pazienti con diabete assume regolarmente i farmaci: avvicinare la dispensazione alla residenza del paziente cronico e semplificare le modalità di accesso al medicinale costituirebbe, per l’associazione, un’opportunità per migliorare la continuità delle cure e ridurre le disuguaglianze territoriali.
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