Politica sanitaria
29 Aprile 2026Nel corso dell’audizione in Commissione Affari sociali del Senato sul ddl per la riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale, le farmacie propongono un modello di assistenza territoriale diffusa basato su team multiprofessionali con il riconoscimento del ruolo delle rurali come presidio di equità nelle aree marginali.

Un modello di assistenza territoriale diffusa, fondato su team multiprofessionali che operano anche fuori dalle strutture fisiche, e la valorizzazione delle farmacie rurali come strumento di equità nell’accesso alle cure sono le due principali proposte avanzate nel corso dell’audizione in 10ª Commissione Affari sociali del Senato sul DDL AS 1825, che delega il Governo alla riorganizzazione e al potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e alla revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale.
L’audizione, svoltasi il 28 aprile 2026, si inserisce nel percorso parlamentare di definizione di una riforma che punta a rafforzare la presa in carico territoriale dei pazienti, in particolare cronici e fragili, attraverso modelli organizzativi più integrati e orientati alla prossimità delle cure. In questo contesto, il tema dell’integrazione delle farmacie nella rete territoriale e del riconoscimento delle specificità delle aree interne è stato indicato come uno degli elementi organizzativi da considerare nella definizione del nuovo assetto.
Nel suo intervento, il presidente di Federfarma Marco Cossolo ha posto l’attenzione sulla necessità di affiancare alle Case di comunità una “assistenza territoriale diffusa” in grado di seguire il paziente anche dopo la stabilizzazione clinica. In particolare, ha evidenziato come il numero di strutture previste non sia sufficiente a garantire una reale prossimità assistenziale e come sia necessario colmare uno spazio organizzativo tra ospedale e domicilio. Nel modello proposto le case di comunità sono “possono essere un punto di accesso, magari filtrato attraverso un canale territoriale di indirizzo per il trattamento, la stabilizzazione e la presa in cura del paziente di media complessità, così da liberare gli ospedali soprattutto da quegli accessi che potrebbero essere risolti diversamente”.
Il punto centrale della proposta riguarda la gestione del paziente cronico stabilizzato, che necessita di monitoraggio continuativo sul territorio. In questo senso, Federfarma ha indicato la necessità di costruire una rete professionale stabile che operi anche al di fuori delle strutture sanitarie. “Questo ruolo può essere svolto, come già avviene nelle case di comunità, da un team multiprofessionale: a nostro avviso anche sul territorio deve esserci un team composto dai medici di medicina generale, dagli infermieri di comunità e dalle farmacie di comunità”.
Il modello descritto punta a utilizzare strumenti già disponibili e finanziati, come la telemedicina e le piattaforme digitali, per garantire continuità assistenziale e prevenire le riacutizzazioni della patologia cronica. “Questo sistema esiste ed è finanziato. Si tratta semplicemente di codificarlo, attraverso convenzioni o norme, in modo che questi team multiprofessionali possano lavorare insieme”.
In questa prospettiva, è stata richiamata la necessità di integrare i sistemi informativi e formalizzare la collaborazione tra i diversi professionisti coinvolti.
Nel corso dell’audizione è stato inoltre richiamato il tema delle aree interne e marginali, dove la farmacia rappresenta spesso l’unico presidio sanitario stabile. Su questo aspetto è intervenuto Gianni Petrosillo presidente di Sunifar, che ha evidenziato la necessità di un riconoscimento esplicito del ruolo delle farmacie rurali nel nuovo modello organizzativo: “Purtroppo in questo disegno di legge non ci sono le farmacie rurali, ma queste sono già dentro un percorso di evoluzione già realizzato. Hanno investito in questi ultimi anni 110 milioni di euro per ristrutturare le loro farmacie, e i due terzi sono stati messi a disposizione dal Pnrr”.
L’intervento ha sottolineato come la rete delle farmacie rurali sia già operativa e integrata nei servizi di telemedicina e assistenza territoriale, contribuendo in modo concreto alla presa in carico dei pazienti nelle zone più fragili. In questa prospettiva, “la valorizzazione del ruolo delle farmacie rurali è la condizione necessaria per garantire equità nell’accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale. Non facendolo non si valorizzerebbe veramente quello che già c’è, già pronto e già già finanziato, già operativo sul territorio”.
Fonte:
https://webtv.senato.it/webtv/commissioni/riorganizzazione-e-potenziamento-assistenza-sanitaria-2
ph.cr. freepik
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