dolore cronico
15 Giugno 2026Dalla rimborsabilità delle terapie alla presenza dello specialista, l'accesso ai trattamenti varia tra Regioni e aziende sanitarie. La società scientifica chiede un intervento normativo per superare le disuguaglianze assistenziali

Dieci milioni di italiani convivono con il dolore cronico, una patologia riconosciuta a livello internazionale che continua però a essere gestita in modo disomogeneo sul territorio nazionale. Dalla disponibilità delle strutture dedicate alla rimborsabilità delle terapie, fino alla presenza degli specialisti, l'accesso alle cure può variare sensibilmente da una Regione all'altra e, in alcuni casi, anche tra diverse aziende sanitarie della stessa area. A richiamare l'attenzione sul tema è la SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva), che chiede un atto normativo vincolante per garantire modelli organizzativi e percorsi assistenziali uniformi.
Arturo Cuomo, direttore della Struttura complessa di Anestesia, Rianimazione e Terapia Antalgica dell'IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, richiama l'attenzione sulla natura della condizione: "Il dolore cronico non è un sintomo: è una malattia che coinvolge la sfera psicologica, relazionale e lavorativa della persona, determinando frequentemente condizioni di vera e propria disabilità dolorosa". Le conseguenze si riflettono anche sul sistema sanitario, con perdita di produttività, accessi impropri al pronto soccorso e ricorso a trattamenti non appropriati.
La legge 38 del 2010 ha riconosciuto formalmente la terapia del dolore come disciplina autonoma, ma secondo SIAARTI la sua applicazione sul territorio resta ancora incompleta. Tra le criticità evidenziate vi è anche la difficoltà di misurare il fenomeno.
"Il dolore cronico non si vede, non lascia tracce evidenti, non finisce sui referti. [...] È proprio questa sua invisibilità che rende così difficile conferirgli l'attenzione dovuta sul piano istituzionale", osserva Silvia Natoli, responsabile dell'Area culturale SIAARTI Dolore e Cure palliative. L'assenza di una codifica specifica della patologia rende infatti complesso quantificare il reale fabbisogno assistenziale e programmare adeguatamente i servizi.
Sul tema interviene anche Antonino Giarratano, past president SIAARTI e componente del Comitato tecnico sanitario del Ministero della Salute: "Come SIAARTI abbiamo dimostrato negli anni la capacità di produrre documenti tecnici di alto livello. Ma il nodo vero è un altro: tutto ciò che produciamo sarà recepito dalla Conferenza Stato-Regioni? Diverrà un decreto che imponga l'omogeneizzazione sul territorio nazionale?".
Giarratano sottolinea inoltre come la crescente domanda assistenziale richieda professionisti adeguatamente formati, mentre i percorsi specialistici attuali risultano ancora insufficienti rispetto alla complessità della disciplina. "Oggi chi lavora sul campo è costretto a cercare nei codici esistenti quale assomiglia di più alla procedura che sta eseguendo, senza riconoscimento e senza logica".
Anche sul piano organizzativo persistono forti differenze territoriali. Come evidenzia Franco Marinangeli, ordinario di Anestesia e Rianimazione all'Università dell'Aquila, l'istituzione di strutture dedicate dipende oggi dalle scelte delle singole aziende sanitarie. "La società scientifica deve dare linee di indirizzo e portarle al ministero. Dopodiché, dentro ogni ospedale, è il direttore generale che con l'atto aziendale decide se istituire un reparto di terapia del dolore. Oggi il primo obiettivo è rialzare l'attenzione sul tema e fare in modo che i documenti che produciamo arrivino a una soluzione concreta".
Per superare queste criticità, SIAARTI si dice disponibile a collaborare con il Ministero della Salute alla definizione di un provvedimento che renda omogenea l'organizzazione della terapia del dolore sul territorio nazionale. Tra le proposte avanzate figurano l'inserimento del dolore cronico nel Piano nazionale della cronicità, la presenza dello specialista nelle Case di comunità Hub, l'adeguamento dei tariffari regionali per le procedure innovative e mininvasive e il rafforzamento della formazione specialistica.
"Garantire a chi soffre di dolore cronico lo stesso accesso alle cure indipendentemente dalla regione in cui vive non è una questione organizzativa. È una questione di equità", conclude Cesare Bonezzi, senior consultant dell'Unità di Terapia del Dolore degli IRCCS Maugeri di Pavia.
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