case di comunità
26 Giugno 2026L'accordo tra Sisac, Regioni e sindacati della medicina generale ha definito le modalità organizzative nelle Case di Comunità. Il punto su attività, compensi, posizioni delle organizzazioni sindacali, via libera della Corte dei conti e prospettive di coinvolgimento di specialisti e medici ospedalieri.

Nei giorni scorsi è stato finalizzato l'accordo che organizza la presenza dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità nell'ambito dell’attuazione della riforma dell'assistenza territoriale. Con la firma del 23 giugno 2026 tra Sisac, Regioni, Fimmg e Fmt-Federazione Medici Territoriali, viene introdotta una cornice contrattuale che disciplina modalità, tempi e compensi dell'attività dei medici di famiglia all'interno delle strutture, con l'obiettivo di renderle pienamente operative. L'intesa non ha raccolto il consenso di tutte le organizzazioni sindacali, ma il percorso prosegue con il via libera della Corte dei conti e con la prospettiva indicata dal Ministro della Salute di estendere progressivamente il modello anche agli specialisti e ai medici ospedalieri.
L'intesa riguarda i medici del ruolo unico di assistenza primaria e definisce le modalità con cui garantiranno la propria presenza nelle Case della Comunità, in coerenza con il modello delineato dal Dm 77/2022. L'obiettivo è assicurare una presenza stabile dei medici di famiglia nelle strutture territoriali superando una delle principali criticità emerse nella fase di avvio della riforma.
Per gli Mmg che non abbiano ancora completato il proprio monte ore complessivo, l'accordo prevede la possibilità di svolgere fino a sei ore settimanali di attività nelle Case della Comunità, per 48 settimane l'anno. L'attività dovrà essere organizzata nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20, dal lunedì al venerdì, attraverso turni di almeno tre ore continuative.
Le aziende sanitarie avranno il compito di determinare il fabbisogno di ore necessario nelle singole strutture. Prima di coinvolgere i medici convenzionati dovranno utilizzare il personale già assegnato ad attività orarie; solo successivamente le ore residue saranno distribuite tra i medici operanti nell'area di riferimento della Casa della Comunità. L'accordo consente inoltre ai professionisti di concordare tra loro l'organizzazione dei turni, comunicando preventivamente al Distretto orari e nominativi. Per l'attività svolta è previsto un compenso omnicomprensivo di 38,72 euro l'ora, uniforme su tutto il territorio nazionale.
La firma dell'accordo non ha ricomposto le diverse posizioni della medicina generale. Tra gli elementi rivendicati dai firmatari vi è il superamento dell'ipotesi della cosiddetta "dipendenza volontaria", proposta che nei mesi scorsi aveva alimentato il confronto tra Governo e organizzazioni sindacali. Secondo Fmt, l'intesa mantiene il modello della libera professione convenzionata, introducendo al tempo stesso una partecipazione strutturata dei medici alle attività delle Case della Comunità.
Anche Fimmg considera l'accordo un punto di equilibrio tra la tutela dell'autonomia professionale, gli obiettivi del Pnrr e il rafforzamento dell'assistenza territoriale. Positiva anche la valutazione di Cisl Medici, che sottolinea come l'applicazione sarà progressiva e strettamente legata alle esigenze organizzative delle singole aziende sanitarie.
Di diverso avviso Smi e Snami, che non hanno sottoscritto il testo. Per lo Smi l'obbligo di svolgere attività nelle Case della Comunità introduce elementi riconducibili a un rapporto di subordinazione senza le corrispondenti tutele contrattuali.
Anche Snami parla di una progressiva perdita dell'autonomia professionale e di una forma di "dipendenza mascherata" nell'ambito di un rapporto che resta formalmente convenzionato. L'accordo contiene inoltre l'impegno ad avviare il confronto per il rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale 2025-2027, con un nuovo atto di indirizzo atteso entro il 30 settembre.
Un ulteriore passaggio dell'iter è arrivato con la certificazione positiva da parte della Corte dei conti dell'ipotesi di Accordo collettivo nazionale relativa all'attuazione dell'investimento "Case della Comunità e presa in carico della persona" della Missione 6 Salute del Pnrr. Il via libera della magistratura contabile rappresenta uno degli adempimenti necessari per il completamento dell'intesa sottoscritta tra Sisac, Regioni e organizzazioni sindacali della medicina generale.
Nella stessa occasione, il procuratore generale della Corte dei conti, Pio Silvestri, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di rafforzare il personale del Servizio sanitario nazionale. Secondo la requisitoria, il potenziamento degli organici di medici, infermieri e altri professionisti sanitari costituisce una condizione indispensabile per ridurre le liste d'attesa e rendere effettivamente operative le Case della Comunità. La Corte evidenzia inoltre come il crescente ricorso ai cosiddetti "gettonisti" comporti costi elevati e possa incidere sulla qualità dell'assistenza, ribadendo la necessità di investire su assunzioni, valorizzazione professionale, formazione e migliori condizioni di lavoro.
Per il ministro della Salute Orazio Schillaci, l'accordo rappresenta soltanto il primo passo verso il completamento del nuovo modello di assistenza territoriale. Commentando la firma dell'intesa, il ministro ha dichiarato di essere "contento che i medici di famiglia ci saranno all'interno delle Case di comunità", definendo l'accordo "un passo decisivo per andare verso una sanità più moderna, che dia la giusta importanza alla medicina territoriale".
L'obiettivo indicato dal Ministero è quello di ampliare progressivamente la presenza di professionisti all'interno delle strutture. "Sono certo che questo sia il primo passo per poi avere anche altri specialisti, altri operatori sanitari e far diventare la medicina territoriale più forte, più a disposizione dei cittadini, con risposte più immediate, cercando magari di avere una presa in carico dei pazienti cronici più accurata e, in più, anche di ridurre un po' le pressioni sui pronto soccorso", ha affermato Schillaci. Il ministro ha inoltre confermato l'intenzione di coinvolgere anche i medici ospedalieri, sottolineando che "non possiamo non pensare di avere il contributo dei medici ospedalieri" e che sarà data loro la possibilità di lavorare all'interno delle Case della Comunità. Secondo Schillaci, le 1.038 Case della Comunità previste dal Pnrr non possono limitarsi a essere nuove infrastrutture: "Senza gli operatori sanitari dentro sarebbero servite a poco".
Fonte:
ph.cr.magnific
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