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24 Agosto 2026Il presidente di Assobiotec Greco considera con favore il Biotech Act della Commissione europea: un sostegno alle aziende europee di fronte alla concorrenza di Usa e Cina

“L’Europa ha sicuramente compreso che dobbiamo accelerare nello sviluppo e nell’utilizzo delle biotecnologie, e il Biotech Act è la naturale conseguenza di questa presa d’atto. Punta a promuovere la nostra sovranità tecnologica agendo su più fronti: semplificazione e armonizzazione del quadro regolatorio dell’Ue, sostegno alla ricerca e al trasferimento tecnologico, sviluppo della biomanifattura, miglioramento dell’accesso ai capitali e sviluppo delle competenze. Per migliorare la competitività europea bisogna agire su tutte le tappe di quello che a noi piace definire ‘Biotech Journey’, il viaggio che compie un’idea nata in laboratorio per diventare una soluzione concreta per cittadini e pazienti. Se anche una sola di queste tappe non è efficiente, l’intero processo si arresta. La Commissione europea lo ha capito e sta inviando agli stati membri un messaggio chiaro: serve un cambio di passo a livello continentale, non del singolo Paese”.
In una intervista a Repubblica il presidente di Assobiotec Fabrizio Greco accoglie con favore i contenuti del Biotech Act presentato dalla Commissione europea, che considera un primo, importante, passo a sostegno delle aziende europee impegnate nel comparto, di fronte alla concorrenza fortissima di Usa e Cina. Un mercato, quello biotech, che a livello globale vale circa 1.400 miliardi ed è in grandissima espansione.
Tra le criticità individuate da Greco quelle legate agli oneri di carattere burocratico: “Un esempio chiaro sono gli studi clinici. L’intera Unione europea è in calo in questo campo, ma l’unico Paese che ha cercato di velocizzare le tempistiche di autorizzazione e semplificare le norme, la Spagna, oggi è al primo posto in Europa come crescita delle sperimentazioni. Quando si interviene, quindi, i risultati si vedono. Nessuna nazione, però, ha le dimensioni per competere da sola: possiamo farlo soltanto come un continente unito, con regole omogenee”
Quanto all’Italia, lo scenario è tra luci e ombre: “Sotto il profilo accademico vantiamo un’eccellenza per numero di pubblicazioni per ricercatore ma non riusciamo a trasferire la conoscenza in prodotti sul mercato: gli Stati Uniti generano il triplo dei brevetti rispetto all’Europa. Occorre intervenire fin dalla formazione, spingendo le materie Stem tra i giovani, finanziare la ricerca orientata al trasferimento tecnologico e coordinare in modo strutturato i vari centri di trasferimento sul territorio. Servirà anche un cambiamento culturale, perché ancora oggi abbiamo finanziamenti per la ricerca accademica che raramente contemplano l’arrivo a un brevetto o qualcosa di concreto".
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