dispositivi medici
03 Novembre 2026Il presidente di Confindustria Dispositivi medici Faltoni lamenta che nel Ddl Bilancio non ci siano misure che affrontino l’annosa questione del payback: gli 1,4 miliardi stanziati coprono meno di un terzo dei 4 miliardi di payback nel solo periodo 2019-2023

“È inaccettabile la scelta di lasciare invariato il payback. Non resteremo in silenzio: chiediamo al Parlamento di modificare profondamente la manovra e stralciare le misure che colpiscono le imprese. Rivolgiamo un appello al Governo affinché si trovi entro il 31 dicembre 2026 una soluzione strutturale, che superi definitivamente il meccanismo del payback. C'è ancora il tempo per correggere la rotta e dare al settore un quadro sostenibile e certo, nell'interesse delle imprese e della tenuta del Servizio sanitario nazionale”.
Per il presidente di Confindustria Dispositivi medici Fabio Faltoni il Ddl Bilancio che sta per sottoporsi all’esame del Parlamento non affronta minimamente la questione del payback, il contributo che le aziende sono tenute a dare in presenza di sforamento di budget. “Presentare l’intervento dello Stato di 1,4 miliardi come un contributo alle aziende”, sottolinea, “è fuorviante: questa somma è destinata a ripianare le finanze regionali e copre meno di un terzo dei 4 miliardi di payback nel solo periodo 2019-2023. Secondo le nostre stime, il conto complessivo per le aziende è di 12,5 miliardi di euro dal 2019 al 2029 e non aver toccato il meccanismo vuol dire accettare che questo continui a generare sforamenti da parte delle Regioni che poi le imprese dovranno ripagare. In media si tratta di 1,5 miliardi di euro ogni anno. Come se non bastasse, la prima rata, relativa al 2019, dovrà essere versata entro il 30 luglio 2027”.
E tuttavia c’è ancora tempo per rimediare: “Non è troppo tardi per trovare dei correttivi alla manovra che lavorino per lo sviluppo del sistema Paese: finanziare adeguatamente il pilastro tecnologico del Ssn e consentire alle imprese che lo forniscono di operare in un quadro economico e normativo coerenti con le prospettive di crescita. La manovra dovrebbe dare una visione strategica di lungo periodo per la sanità e per l’industria del Paese".
Dal 2019 al 2025, fa notare l’associazione industriale, nessuna Regione è riuscita a rispettare il tetto di spesa per i dispositivi medici e nel 2025 ben 14 Regioni lo hanno superato di oltre il 50%.
Al momento il tetto di spesa per i dispositivi medici previsto per il 2027 dall Ddl Bilancio sale appena dello 0,1%, passando al 4,7%. Un incremento insufficiente per Faltoni, che non interviene sulle cause degli sforamenti: “Il payback non ha raggiunto nemmeno il suo obiettivo originario: non ha controllato la spesa, ma ha generato e continuerà a generare incertezza, contenziosi e rischi per la continuità delle forniture, colpendo soprattutto le Pmi, che sono l’ossatura del settore”.
Le soluzioni? Per Confindustria DM occorre passare da una governance della spesa, basata su dati, evidenze e bisogni di salute. Integrare le informazioni disponibili, valorizzare l’Health technology assessment (Hta) e misurare i risultati delle tecnologie nella pratica clinica significa programmare gli investimenti, orientare gli acquisti verso il valore e superare la logica dei tetti e dei ripiani a posteriori.
E poi serve una politica industriale nazionale ed europea che sostenga ricerca, produzione e trasformazione digitale. La piena attuazione degli investimenti del Pnrr può rendere strutturali nuovi servizi e modelli di assistenza, ma occorrono anche incentivi stabili per ricerca e sviluppo, sostegno agli investimenti e un quadro regolatorio più semplice e prevedibile, che favorisca l’innovazione e la competitività delle imprese sui mercati internazionali.
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