Medicina
20 Dicembre 2024In Italia sono 3,2 milioni le persone affette da diabete di cui circa 2 milioni sono persone obese. A livello territoriale è importante capire quali siano gli strumenti più utili per rinforzare la prevenzione

La diabesità rappresenta una delle principali sfide per la salute pubblica. Due patologie in una, diabete e obesità, che hanno bisogno di un approccio multidisciplinare e anche territoriale. Secondo il report redatto dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation, in Italia sono 3,2 milioni le persone affette da diabete di cui circa 2 milioni sono persone obese. Una persona diabetica e obesa ha un rischio di morire entro 10 anni quadruplicato rispetto a una persona con diabete di peso normale. Un quadro, tuttavia, che presenta sul territorio nazionale una forte eterogeneità regionale, con una differenza di prevalenza tra nord, centro e sud. Inoltre, si riscontra anche un divario tra zone rurali e centri urbani ed è in questi che si rileva una maggiore prevalenza della malattia. In questo scenario delineato di dati, il medico di medicina generale rappresenta quindi un attore chiave nel processo di cura e la gestione integrata delle persone con diabesità deve prevedere l’intervento del medico di medicina generale e dello specialista a seconda della condizione clinica del paziente.
Secondo i clinici l’abbattimento dei numeri per queste patologie passa necessariamente per la prevenzione, che non può prescindere da una presa in carico sul territorio di questi pazienti.
Lo sottolinea infatti Gerardo Medea, Medico di medicina generale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg): “A livello territoriale, per capire quali siano gli strumenti più utili per rinforzare la prevenzione della diabesità, bisogna conoscere quanto questa malattia pesa sul sistema sanitario e di conseguenza sui medici del territorio, visto che abbiamo 4 milioni di persone con diabete tipo 2 in carico alla medicina generale e ai centri di diabetologia. Poi c'è il problema obesità che pesa per il 10%. L'obesità è un fattore di rischio importantissimo per il diabete e le due patologie hanno una sinergia negativa per quanto riguarda il rischio cardiovascolare. La prevenzione primaria, basata sul cambiamento degli stili di vita, rappresenta il fondamento non soltanto per queste due patologie, ma di tutte le patologie croniche non trasmissibili. Poi c’è la prevenzione secondaria: con una diagnosi precoce possiamo intervenire con farmaci che hanno un effetto straordinario sulla prevenzione del danno d'organo”.
Strumenti di prevenzione che sul territorio, spiega ancora il dottor Medea, “si possono e si devono applicare, grazie proprio alla capillarità che abbiamo, come medicina primaria. A livello territoriale il compito della prevenzione di dare messaggi positivi spetta un po' a tutti i professionisti della sanità compreso il farmacista”.
Il farmacista, infatti, è una figura che può inserirsi nel percorso di cura, lavorando molto sull’aderenza terapeutica supportando il medico di medicina generale e lo specialista nel favorirla.
“Per noi la collaborazione con i farmacisti è importante e necessaria perché sul territorio siamo le strutture di primo accesso ai bisogni della salute. Siamo sicuramente le strutture più capillari che esistono sia nel sistema sanitario che sul territorio. Da questo punto di vista quindi possiamo fare molto per la prevenzione e per trasmettere quei messaggi fondamentali di educazione agli stili di vita positivi. Gli studi dimostrano che la reiterazione dei messaggi, soprattutto se sono omogenei e continui, ottengono piccole modificazioni che saranno anche piccole ma che nel tempo si amplificano e lo possiamo fare insieme ai farmacisti”, evidenzia ancora Medea.
La raccolta e la condivisione di informazioni, alla base del confronto e dei processi decisionali, possono dunque contribuire a ridurre il peso clinico, sociale ed economico che queste malattie rappresentano e potranno rappresentare in futuro.
In tal senso conclude il dottor Medea: “Per questi pazienti ci deve essere una gestione continua della loro patologia, perché le patologie croniche durano tutta la vita e quindi l'attenzione, che riguarda aderenza, compliance ai trattamenti, adesione al monitoraggio continuo, deve essere mantenuta costante nel tempo”.
Realizzato con il contributo non condizionante di Eli Lilly
20/12/2024
20/12/2024
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