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08 Giugno 2021

Busta paga e bonus Irpef: gli effetti del taglio sul cuneo fiscale


Tra le proposte sul tavolo per la riforma fiscale c'è la revisione complessiva dell'Irpef che dovrà ridurre il costo del lavoro

Che la riforma fiscale ci sarà è ormai certo dato che rientra nel testo del Recovery consegnato a Bruxelles e tante sono le proposte sul tavolo, anche in merito alla revisione complessiva dell'Irpef, che dovrà ridurre il costo del lavoro, semplificare, ma anche non appesantire le casse dello stato. Intanto, con la legge di Bilancio 2021 erano state introdotte novità sul fronte del cosiddetto taglio del Cuneo fiscale, vale a dire la differenza tra il costo del lavoro per il datore e la corrispondente retribuzione netta per il lavoratore, che era partito l'anno scorso. Vale la pena fare un punto sugli effetti.

Bonus Irpef: le ultime modifiche

Come si ricorderà, la misura del taglio del cuneo fiscale era stata introdotta con la legge Bilancio 2019 a sostituzione e integrazione del bonus di 80 euro (il cosiddetto Bonus Renzi) ed era stato strutturato per fasce di reddito, con modalità di fruizione diverse. Il taglio del cuneo fiscale è diventato operativo dal luglio 2020 e si applica con esclusione dei titolari di pensione di ogni genere. In sostanza, per i lavoratori subordinati e assimilati con reddito complessivo non superiore a 28.000 euro la cifra per il 2021 è di 1.200 euro, parti a 100 euro al mese: di fatto, si tratta di un aumento automatico in busta paga. Una recente modifica, con la legge Bilancio 2021, ha visto l'estensione del bonus di 100 euro anche ad altre categorie, comprendendo per esempio anche chi percepisce la Nuova assicurazione sociale per l'impiego (Naspi), cioè l'assegno mensile di disoccupazione, così come chi è in congedo obbligatorio per maternità, il congedo paternità e così via. In questi casi il bonus arriva direttamente da Inps.

I meccanismi per i redditi over 28000

Per quanto riguarda poi i redditi più elevati, il bonus presenta meccanismi diversi. Anche su questa fascia è andata a intervenire la Legge Bilancio 2021 e successivi interventi legislativi, prevedendo una stabilizzazione della misura, che altrimenti sarebbe andata a esaurimento con la fine dell'anno, così da essere applicabile per le prestazioni rese dal primo gennaio 2021. A ogni modo, per i redditi (sempre da lavoro dipendente e assimilati) a partire da 28.000 euro fino a 35000 e da 35001 fino a 40.000 euro, il taglio decresce in maniera lineare e si traduce in una detrazione dall'imposta lorda. Tra 28.000 e 35.000 l'importo scende, infatti, progressivamente fino a 80 euro mensili, mentre oltre i 35.000 euro di reddito complessivo, il bonus si riduce ulteriormente e si azzera quando il reddito raggiunge 40.000 euro. La cifra a ogni modo è rapportata ai giorni di lavoro e non è tassabile ai fini Irpef e delle relative addizionali. Come specificato in un approfondimento di settimana scorsa del Corriere Economia, "nella determinazione del reddito complessivo, per verificare la spettanza del bonus, vanno considerati i redditi di ogni categoria (lavoro dipendente, lavoro autonomo, redditi fondiari, inclusi quelli soggetti a cedolare secca, ecc..) con la sola esclusione del reddito figurativo derivante dall'abitazione principale e dei premi di risultato assoggettati ad imposta sostitutiva del 10%". l bonus potrebbe quindi essere soggetto all'obbligo della restituzione con la dichiarazione dei redditi.

Francesca Giani

TAG: DETRAZIONI FISCALI, CUNEO FISCALE

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