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Formazione

22 Settembre 2018

Dai sintomi alle cause le caratteristiche della malattia


Su due cose non ci sono dubbi: la sindrome dell'occhio secco è una condizione estremamente frequente e ampiamente sottovalutata. Da una ricerca condotta qualche anno fa, il Beaver Dam Eye Study (Moss) che ha analizzato la diffusione del disturbo nella popolazione di età compresa fra 48 e 91 anni, la sua prevalenza è risultata del 14%, anche se altre indagini hanno fornito cifre oscillanti fra il 5 e il 35% nella popolazione di età superiore ai 60 anni. Un altro dato certo è la maggiore prevalenza nel sesso femminile, probabilmente da ricondurre a fattori ormonali: in coincidenza con la menopausa vi è la tendenza a un'atrofia delle ghiandole con diminuzione della produzione di lacrime, in particolare intorno alla sesta decade di vita.

I sintomi che caratterizzano la malattia dell'occhio secco includono bruciore, lacrimazione, prurito, sensazione di corpo estraneo e di secchezza oculare, difficoltà di apertura delle palpebre, iperemia oculare, fotofobia, affaticamento e annebbiamento visivo e intolleranza alle lenti a contatto.
Il disturbo è riconducibile a una perdita dell'omeostasi del film lacrimale. Quest'ultima dipende da diversi fattori: la presenza di una sufficiente quantità di lacrime, una composizione e un'architettura regolare e stabile del film lacrimale, una chiusura palpebrale corretta, con un normale ammiccamento, e un adeguato ricambio del film lacrimale. Quando una di queste condizioni viene a mancare, se il sistema della superficie oculare non è in grado di adattarsi e correggere rapidamente il difetto, si innesca un circolo vizioso che porta all'instaurarsi del danno e alla malattia. È perciò fondamentale cercare di interrompere questo circolo vizioso intervenendo su tutti i fattori che tendono ad alimentarlo.
Il malfunzionamento della ghiandola lacrimale altera l'equilibrio dei componenti del film lacrimale che proteggono la superficie oculare. Questa disfunzione secretoria porta alla presenza di un film lacrimale anomalo e iperosmolare. L'iperosmolarità lacrimale stimola la produzione di mediatori infiammatori e attiva la cascata dell'infiammazione. In sintesi, si ritiene attualmente che l'iperosmolarità del film lacrimale sia la causa del danno all'epitelio corneo-congiuntivale che attiva una cascata infiammatoria a livello della superficie oculare e il rilascio di mediatori dell'infiammazione nelle lacrime. Il danno epiteliale provoca anche perdita cellulare per apoptosi, con drastica riduzione delle cellule caliciformi mucipare congiuntivali, e ridotta produzione di mucina, che contribuisce ulteriormente all'instabilità del film lacrimale. Questa instabilità peggiora la condizione di iperosmolarità della superficie oculare e completa il circolo vizioso.

L'insorgenza della patologia o un suo peggioramento possono essere favoriti da una serie di fattori di rischio, alcuni di carattere generale, altri locali. I fattori di rischio di carattere generale includono l'età avanzata, il sesso femminile, la menopausa, la gravidanza, alcuni trattamenti farmacologici a lungo termine, la chemioterapia, le disfunzioni ormonali, il diabete, le malattie autoimmuni, le allergie, l'attività professionale, l'ambiente e lo stile di vita. Sono invece fattori di rischio locali gli interventi chirurgici all'occhio, le terapie topiche croniche, l'uso di lenti a contatto, le blefariti o altre infezioni oculari.

Moss SE, Klein R, Klein BE. Prevalence of and risk factors for dry eye syndrome. Arch Ophthalmol. 2000;118:1264-1268.

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