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Formazione

30 Settembre 2022

Studi clinici a sostegno dell’uso degli antivirali


Studi clinici a sostegno dell’uso degli antivirali

È ormai dimostrato che la presenza di alcune condizioni cliniche, quali malattie cardiovascolari, diabete, obesità e tumori, espongono un rischio più elevato di evoluzione prognostica negativa del COVID-19. Una metanalisi mostra per esempio come pazienti che manifestavano delle condizioni cliniche predeterminate presentassero un rischio all'incirca doppio di progressione verso una forma severa e una mortalità cinque volte superiore rispetto ai soggetti che non presentavano questi fattori di rischio (1). A ciò si aggiunge il rischio riconducibile all'età, tanto che la mortalità fra gli adulti anziani può essere superiore a quella determinata dalla presenza di queste condizioni cliniche, con un aumento del rischio anche di 6 volte per i soggetti ultrasessantacinquenni (2). D'altra parte, un intervento terapeutico precoce, iniziato il prima possibile e comunque entro cinque giorni della comparsa dei sintomi, è in grado di modificare in maniera radicale questa situazione. Da alcuni mesi gli anticorpi monoclonali sono stati affiancati dai farmaci antivirali, in particolare Paxlovid che, essendo somministrabile per via orale, rende molto più agevole il trattamento a domicilio. L'elevata efficacia del farmaco è stata documentata da trial clinici controllati in doppio cieco come EPIC-HR, uno studio di fase 2 e 3 in cui pazienti sintomatici non vaccinati, non ricoverati che presentavano un alto rischio di progressione verso una forma severa di COVID-19 sono stati randomizzati a ricevere 300 mg di mirmatrelvir più 100 mg di ritonavir o un placebo ogni 12 ore per 5 giorni (3). Le condizioni che rendevano i pazienti a rischio elevato includevano in particolare l'obesità (80,5% dei pazienti), il fumo (39% dei pazienti) e l'ipertensione (32,9%). Il 61% dei pazienti inoltre presentavano contemporaneamente due o più fattori di rischio. Obiettivo dello studio era valutare l'efficacia del trattamento nel ridurre i ricoveri e la mortalità per tutte le cause a 28 giorni rispetto al placebo; sono state valutate anche la carica virale e la sicurezza del farmaco. Dei 2.246 pazienti complessivamente reclutati 1.120 sono stati trattati con Paxlovid e 1126 con placebo. Lo studio prevedeva una analisi a interim dei pazienti che avevano iniziato la terapia entro 72 ore dall'insorgenza dei sintomi: in questi pazienti la combinazione di ricoveri e di decessi riconducibili al COVID-19 a 28 giorni è stata di 3 casi su 389 pazienti (senza alcun decesso) fra i pazienti trattati e di 27 casi, di cui 7 deceduti, nel gruppo di controllo, equivalente a una riduzione di 6.32 punti percentuali e a una riduzione del rischio relativo dell'89,1%. Un risultato analogo è emerso anche dall'analisi dell'intera popolazione: qui la differenza in termini di punti percentuali è stata del 5,81% in meno nel gruppo trattato. Tutti i 13 decessi complessivamente registrati si sono verificati nel gruppo placebo. Analogamente la carica virale risultava significativamente ridotta nei pazienti che avevano ricevuto il trattamento attivo, mentre l'incidenza dei eventi avversi manifestatisi durante il periodo di trattamento è risultata essere simili nei due gruppi (22,6% nel gruppo trattato con Paxlovid, 23,9% in quello placebo). La diarrea e la disgeusia sono stati i due effetti indesiderati manifestatisi come maggior frequenza nel gruppo in trattamento rispetto al gruppo placebo. I risultati dello studio EPIC-HR trovano conferma anche in uno studio osservazionale retrospettivo di coorte basato sulle informazioni ottenute dal database di un'organizzazione sanitaria (4). 3902 degli oltre 100.000 pazienti considerati ad alto rischio di progressione verso una forma severa di malattia risultavano essere stati trattati con Paxlovid nel corso della ondata di pandemia dominata dalla variante Omicron. Dallo studio emerge come nella popolazione di età superiore ai 65 anni il tasso di ricoveri per covid-19 sia risultato di 14,7 casi per 100.000 persone al giorno tra coloro che erano stati trattati rispetto ai 58,9 casi per 100.000 persone al giorno fra i soggetti che non avevano ricevuto un trattamento, con una significativa riduzione anche della mortalità (Hazard ratio 0.21%).

Articolo tratto dallo speciale Covid e Antivirali


Bibliografia

  1. Thakur, B., Dubey, P., Benitez, J. et al. A systematic review and meta-analysis of geographic differences in comorbidities and associated severity and mortality among individuals with COVID-19. Sci Rep 11, 8562 (2021). https://doi.org/10.1038/s41598-021-88130-w
  2. Zheng Z, Peng F, Xu B, Zhao J, Liu H, Peng J, Li Q, Jiang C, Zhou Y, Liu S, Ye C, Zhang P, Xing Y, Guo H, Tang W. Risk factors of critical & mortal COVID-19 cases: A systematic literature review and meta-analysis. J Infect. 2020 Aug;81(2):e16-e25. doi: 10.1016/j.jinf.2020.04.021. Epub 2020 Apr 23. PMID: 32335169; PMCID: PMC7177098.
  3. Hammond J, Leister-Tebbe H, Gardner A, Abreu P, Bao W, Wisemandle W, Baniecki M, Hendrick VM, Damle B, Simón-Campos A, Pypstra R, Rusnak JM; EPIC-HR Investigators. Oral Nirmatrelvir for High-Risk, Nonhospitalized Adults with Covid-19. N Engl J Med. 2022 Apr 14;386(15):1397-1408. doi: 10.1056/NEJMoa2118542. Epub 2022 Feb 16. PMID: 35172054; PMCID: PMC8908851.
  4. Arbel R, Wolff Sagy Y, Hoshen M, Battat E, Lavie G, Sergienko R, Friger M, Waxman JG, Dagan N, Balicer R, Ben-Shlomo Y, Peretz A, Yaron S, Serby D, Hammerman A, Netzer D. Nirmatrelvir Use and Severe Covid-19 Outcomes during the Omicron Surge. N Engl J Med. 2022 Sep 1;387(9):790-798. doi: 10.1056/NEJMoa2204919. Epub 2022 Aug 24. PMID: 36001529.

TAG: COVID-19, ANTIVIRALI, FORMAZIONE

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