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04 Luglio 2014

Malaria: diffusione, prevenzione e trattamento


La malaria è una malattia infettiva causata da protozoi parassiti monocellulari del genere Plasmodium. Le specie principali sono il Plasmodium falciparum, endemico in Africa tropicale ed agente della forma terzana maligna, il Plasmodium vivax presente principalmente in America latina, Asia e in alcune zone temperate, il Plasmodium ovale tipico dell'Africa occidentale e il Plasmodium malariae, responsabile della forma quartana. Se non riconosciuta e curata la malattia può avere un esito fatale.

Epidemiologia
Questa parassitosi colpisce circa 500 milioni di persone l'anno causando oltre un milione di morti ogni 12 mesi. La malaria si trasmette all'uomo con la puntura di zanzare femmine del genere Anopheles che si infettano succhiando sangue di un individuo contagiato e che inoculano il parassita, presente all'interno delle loro ghiandole salivari, in un altro soggetto diffondendo così la malattia. La malaria è endemica in molte zone tropicali e sub-tropicali dell'Africa, dell'Asia, dell'America Centrale, dell'America Latina, dell'Oceania e dei Caraibi. La presenza di flussi migratori è all'origine del fenomeno dell'importazione anche in zone dove la parassitosi è stata debellata. Questi casi, frutto di contagi avvenuti in aree endemiche o di puntura di zanzare importate da navi e aerei, non comportano però il rischio di una trasmissione da persona a persona per assenza del vettore Anopheles.

Ciclo vitale del plasmodio
Il primo passo è la formazione dello zigote del protozoo all'interno dello stomaco della zanzara, un ciclo di fecondazione e maturazione che dura fino a qualche settimana.

  • Dopo l'ingresso nel corpo umano attraverso la puntura dell'Anopheles, la forma infettante del plasmodio chiamata sporozoita elude il sistema immunitario, invade in poche ore gli epatociti, si moltiplica e matura trasformandosi in schizonte (ciclo esoeritrocitario o schizogonico).
  • A un certo punto gli epatociti si rompono rilasciando merozoiti nel torrente circolatorio che si introducono nei globuli rossi (ciclo eritrocitario).
  • All'interno delle emazie, dove maturano i trofozoiti, inizia un nuovo ciclo di riproduzione assessuata che determina la lisi dell'eritrocita e che dà vita a nuove generazioni ogni 3 o 4 quattro giorni (da qui la definizione di malaria terzana o quartana).
  • Il periodo di incubazione è variabile e alcune forme del parassita rimangono allo stadio dormiente (ipnozoite), con la potenzialità di provocare recidive della malattia anche a distanza di mesi o addirittura anni dal primo contatto con l'insetto.
  • Dopo diversi cicli di sviluppo, alcuni plasmodi si differenziano in forme sessuate, i gametociti, che infettano un'altra zanzara femmina durante il pasto ematico per poi rinnovare il ciclo riproduttivo all'interno dell'insetto.

Sintomi
Hanno un andamento variabile e possono presentarsi dopo una decina di giorni dalla puntura della zanzara infetta ma anche a distanza di mesi o di anni. Dipendono dalla specie plasmodiale infettante. Nella fase invasiva, i più comuni sono:
  • mal di testa;
  • tensione dei muscoli nucali, febbre alta intermittente;
  • brividi, sudorazione, talvolta nausea, vomito e diarrea, prostrazione.
Nella fase tardiva, quando i cicli vitali si sono sincronizzati, compare la febbre terzana (ogni 48 ore) o quartana (ogni 72 ore), con sudorazione profusa, brividi, pallore, ingrossamento di fegato e milza, urina dal colore intenso.
La diagnosi dovrebbe essere contemplata ogniqualvolta il viaggiatore rientra da un territorio a rischio. Andrebbe effettuato anche il riconoscimento al microscopio dell'agente causale per intervenire in modo mirato. Spesso la malaria si risolve spontaneamente ma la forma derivata dal Plasmodium falciparum può avere conseguenze letali per la comparsa di insufficienza renale, edema polmonare, ipertensione endocranica e anemia. La morte può sopravvenire per impilamento delle cellule parassitate nel microcircolo del cervello con interruzione dell'irrorazione (malaria cerebrale).

Prevenzione e profilassi
La protezione dalla malaria si basa su presidi fisici e farmaci. Nel primo caso si consiglia l'uso di zanzariere trattate con insetticidi, di repellenti per il corpo e di circolare dopo il tramonto indossando abiti ampi che coprono polsi e caviglie. In molte parti del mondo i parassiti hanno sviluppato una resistenza ai farmaci per cui lo schema farmacologico di profilassi (con clorochina, proguanil, meflochina, doxiciclina, atovaquone) deve essere individualizzato in base alla destinazione e al periodo di permanenza, su consiglio di un Centro specializzato nelle malattie tropicali o del viaggiatore. Nelle aree endemiche alcuni soggetti, a seguito dei ripetuti contagi, hanno sviluppato un sorta di resistenza all'infezione per cui risultano asintomatici, pur essendo portatori del parassita. L'Organizzazione mondiale della sanità, con il progetto Roll back malaria, promuove l'impiego di trattamenti a intermittenza con farmaci preventivi antimalarici, in particolare nei bambini e nelle donne incinte, soggetti particolarmente a rischio. In passato, l'impiego eccessivo e non razionale dei farmaci a base di clorochina e antifolati ha aumentato lo sviluppo di resistenze. Negli ultimi anni sono stati sperimentati composti a partire dall'artemisinina con miglioramento dei sintomi e riduzione della trasmissione anche se sono già emerse resistenze. È allo studio un vaccino per arginare la diffusione dell'infezione.

Domande essenziali
  • Da quanto tempo accusa sintomi febbrili, nausea, dolori articolari?
  • Nelle ultime settimane ha effettuato un viaggio all'estero in zone a rischio malaria?
  • In caso affermativo, ha eseguito la profilassi per l'infezione?

Bibliografia

Epicentro
Cesmet

a cura di Marvi Tonus

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