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13 Dicembre 2023 Secondo un nuovo studio, dapagliflozin può aiutare alcuni pazienti con ipertensione resistente al trattamento ad abbassare leggermente la pressione e ridurre il rischio di ictus

Per i pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata – una condizione che porta all’irrigidimento del muscolo cardiaco, impedendo al cuore di riempirsi adeguatamente di sangue – l’ipertensione resistente al trattamento può aumentare le probabilità di esiti avversi come ictus e funzionalità renale compromessa. Secondo un nuovo studio clinico, l’uso di dapagliflozin in questi pazienti aiuterebbe ad abbassare leggermente la pressione e ridurre il rischio di ictus.
Quasi 6,5 milioni di americani soffrono di insufficienza cardiaca
Secondo le stime della Heart Failure Society of America, quasi 6,5 milioni di americani, di età superiore ai 20 anni, soffrono di qualche forma di insufficienza cardiaca, e i pazienti con frazione di eiezione leggermente ridotta o preservata costituiscono almeno il 50% di tutti i soggetti con insufficienza cardiaca. “Tali pazienti sono sovraccarichi di liquidi, quindi la prima cosa che si fa è somministrare loro un diuretico. Spesso ciò non è sufficiente e tali soggetti hanno bisogno di più farmaci per abbassare la pressione sanguigna. In questo studio, volevamo volevano comprendere gli effetti che il farmaco dapagliflozin, un inibitore SGLT2, aveva su questo particolare sottogruppo di pazienti” affermano gli autori.
Dapagliflozin riduce il tasso di eventi cardiovascolari
Tra i 6.263 pazienti con insufficienza cardiaca che hanno partecipato allo studio clinico, 718 presentavano ipertensione resistente al trattamento, che era incontrollata, nonostante l’uso di tre farmaci antipertensivi compreso un diuretico. Rispetto ai coetanei che avevano una pressione sanguigna sana o controllata con un farmaco, i pazienti con pressione alta, resistenti al trattamento, hanno sperimentato una maggiore riduzione del tasso di eventi cardiovascolari, durante l’assunzione di dapagliflozin. In particolare, il farmaco agisce bloccando l'assorbimento del glucosio nei reni, portando ad una maggiore perdita di sodio e acqua nelle urine e trattando così la pericolosa ritenzione di liquidi che si verifica nei pazienti con insufficienza cardiaca.
Leggera riduzione della pressione ma migliori esiti di salute
“Speravamo che aggiungendo un inibitore SGLT2, avremmo sostanzialmente convertito questi pazienti con ipertensione resistente al trattamento in ipertensione non resistente” hanno detto gli autori dello studio. Nel complesso, dapagliflozin riduce moderatamente la pressione sanguigna, da 1 a 3 millimetri di mercurio, senza aumentare il rischio di ipotensione, ipovolemia o eventi avversi gravi. Nonostante una lieve riduzione della pressione, dapagliflozin è stato comunque associato a migliori esiti di salute, riducendo gli eventi cardiovascolari, come infarto e ictus, ed evidenziando l'importanza del suo utilizzo nei pazienti con insufficienza cardiaca. Gli autori concludo che, in futuro, bisognerà condurre ulteriori studi e personalizzare sempre più le combinazioni di farmaci per ogni singolo paziente al fine di affrontare l’ipertensione resistente al trattamento.
Fonte:
John W. Ostrominski et al, Dapagliflozin and Apparent Treatment-Resistant Hypertension in Heart Failure With Mildly Reduced or Preserved Ejection Fraction: The DELIVER Trial, Circulation (2023). DOI: 10.1161/CIRCULATIONAHA.123.065254
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