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28 Febbraio 2024

Cure di prossimità: cresce fiducia in telemedicina, sempre più phygital approccio in farmacia. I risultati dell'indagine

Sono stati presentati risultati dell’indagine condotta nell’ambito dell’Osservatorio "Le cure di prossimità. Evoluzione e opportunità”, realizzato da Fondazione Cannavò e Fofi, con la regia di Edra, in collaborazione con Federfarma, Fnomceo, Fimmg, Sifo, Assofarm, Fenagifar, Cittadinanzattiva, Università Bocconi, che oggi è stata presentata presso Agenas.

di Francesca Giani


Cure di prossimità: cresce fiducia in telemedicina, sempre più phygital approccio in farmacia. I risultati dell'indagine


Il 15% dei cittadini dichiara di usufruire qualche volta di prestazioni di telemedicina, con una preferenza per tele-visita e tele-refertazione, e il 2% spesso. Nel complesso, c’è ancora inesperienza verso lo strumento, ma emerge fiducia. Da parte dei medici viene poi segnalata l’esigenza di una piattaforma integrata per rendere sempre disponibili i dati, mentre da parte dei farmacisti viene evidenziata la necessità di distinguere, di volta in volta, chi, tra i pazienti, abbia bisogno di mantenere un contatto e quindi possa prediligere un approccio phygital. Sono questi alcuni dei risultati dell’indagine condotta nell’ambito dell’Osservatorio "Le cure di prossimità. Evoluzione e opportunità”, realizzato da Fondazione Cannavò e Fofi, con la regia di Edra, in collaborazione con Federfarma, Fnomceo, Fimmg, Sifo, Assofarm, Fenagifar, Cittadinanzattiva, Università Bocconi, che oggi è stata presentata presso Agenas.

Sondaggio: emerge apertura e fiducia verso telemedicina
Obiettivo del sondaggio, «condotto coinvolgendo campioni significativi di tutti gli attori della sanità – medici, farmacisti e cittadini» spiega Erika Mallarini, Sda Bocconi, «è anche quello di mappare i bisogni, individuare proposte di miglioramento e strumenti operativi per realizzare una sanità territoriale efficace». Tra le soluzioni prospettate di potenziamento della risposta sanitaria c’è in primo luogo la telemedicina, «verso cui si rileva una crescente apertura, anche se vengono evidenziate una serie di criticità».

Tra i nodi da sciogliere una piattaforma unica e integrata
La fiducia verso tale approccio, «complice anche la pandemia, è in aumento: per il cittadino, in particolare, si tratta di uno strumento che può migliorare i percorsi di cura. Già oggi, poi, il 58% dei medici dichiara di utilizzare la telemedicina regolarmente - spesso il 14,59% del campione, e qualche volta il 43,35%. Ad aver usato una piattaforma specifica per la telemedicina non legata alla Asl è il 10%, mentre il 31% si è appoggiato a una piattaforma di teleconferenza generica (zoom, teams, ecc.). Il 14% include nell’ambito della telemedicina la comunicazione via whatsapp». In generale, «a emergere è anche la necessità di definire meglio lo strumento». In riferimento alle tipologie di prestazioni, «la telemedicina viene considerata piuttosto utile per teleconsulto, teleconsulenza, telemonitoraggio». A seguire «televisita, telerefertazione, teleterapia. La maggior parte dei medici, a ogni modo, ritiene che i pazienti siano avvezzi alla telemedicina, ma richiedono, perché possa funzionare, una piattaforma unica e integrata in cui possano inserire i dati e consultare le informazioni del paziente».
Alla luce di questi dati, a emergere è anche quanto «il Fse sia un requisito fondamentale per garantire un’assistenza territoriale efficace. Tuttavia, è opinione condivisa che il cittadino ancora non lo conosca e pertanto non lo utilizzi. In questo, molto possono fare, in termini di educazione all’utilizzo e sensibilizzazione, farmacisti, medici, pediatri, specialisti».

Farmacisti rappresentano opportunità per un approccio phygital
Un altro aspetto messo in luce dal sondaggio, è il ruolo, all’interno di una risposta di cura primaria, del farmacista e della farmacia di comunità che eroga servizi. «I cittadini hanno iniziato a modificare i propri percorsi di cura a seguito dell’emergenza sanitaria: se, prima del Covid, il punto di riferimento era quasi esclusivamente il pronto soccorso, oggi trovano nella farmacia un importante punto di orientamento, di prevenzione, e anche di gestione delle cronicità». Ma, al contempo, «percepiscono come la necessaria strada verso una integrazione tra medici e farmacisti sia ancora lunga». Da parte loro, «i medici riconoscono nel farmacista uno dei principali riferimenti della Sanità territoriale, e anche in questo ambito viene evidenziato il potenziale che potrebbe avere lo sviluppo del FSE». Mentre «i farmacisti avvertono come irrimandabile la messa in rete di tutti gli operatori sanitari. Da parte loro, comunque, sono pronti a potenziare il proprio ruolo nella telemedicina, in cui hanno fiducia – in particolare, è la telecardiologia la prestazione più utilizzata. Sentono di poter rappresentare per i cittadini quel punto di contatto fisico, quell’elemento di mediazione tra digitale e fisico, di cui emerge la necessità. Le conquiste di competenze e di ruolo effettuate durante la pandemia, va detto, sono entrate a pieno titolo a far parte del proprio bagaglio».
In generale, «la penetrazione dei servizi in farmacia è abbastanza elevata, in linea con il modello della Farmacia dei Servizi la cui piena realizzazione consentirà di andare incontro ai bisogni dei cittadini e alle esigenze del SSN. Tuttavia l’erogazione dei servizi risulta essere talvolta ostacolata dalla non disponibilità di uno spazio dedicato. Resta necessario prevedere percorsi formativi in grado anche di favorire l’adozione di un nuovo mindset per gestire agende, spazi, tempi, e così via».

TAG: FEDERAZIONE DEGLI ORDINI DEI FARMACISTI - FOFI, FONDAZIONE CANNAVò, LUIGI D’AMBROSIO LETTIERI, ANDREA MANDELLI, MARCO COSSOLO, ERIKA MALLARINI, PROSSIMITà - CURE DI PROSSIMITà

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