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17 Dicembre 2024

Self-care, le competenze del farmacista per promuovere l’automedicazione e la cura di sè

La Fip ha pubblicato una “Guida di riferimento alle conoscenze e alle competenze per i farmacisti a supporto dell’automedicazione” per fornire ai farmacisti strumenti pratici e indicare le competenze necessarie per svolgere al meglio il loro ruolo nel self-care

di Simona Zazzetta


Self-care, le competenze del farmacista per promuovere l’automedicazione e la cura di sèa

L'approccio self-care dei cittadini, cioè la capacità di prendersi cura della propria salute, prevenire le malattie, mantenersi in salute, trattare i piccoli disturbi, non riguarda solo la salute personale ma quella della comunità e dei Sistemi sanitari. Secondo l'Associazione europea per il self-care, in Italia in un anno la gestione in autonomia di 137 milioni di disturbi minori da parte dei cittadini permette un risparmio di 5 miliardi di euro tra visite mediche evitate, ore di lavoro non perse e prevenzione di possibili peggioramenti dello stato di salute. In questo scenario i farmacisti possono intervenire promuovendo comportamenti virtuosi utilizzando competenze specifiche che hanno effetti in ambiti altrettanto specifici. A sistematizzare, con indicazioni pratiche e diagrammi di flusso, la possibilità di intervento del farmacista è la Fip con una guida recentemente pubblicata “Guida di riferimento alle conoscenze e alle competenze per i farmacisti a supporto dell’automedicazione”.

Il contributo della Fip e la visione dell’Oms

Per l’Oms gli interventi di self-care sono “strumenti di qualità basati su prove che includono farmaci, consulenza, diagnosi e/o tecnologie digitali a cui si può accedere completamente o parzialmente al di fuori dei servizi sanitari formali. A seconda dell'intervento, possono essere utilizzati con o senza la supervisione diretta degli operatori sanitari”. Il documento Fip ha l’obiettivo di fornire ai farmacisti strumenti pratici e indicare le competenze necessarie per svolgere al meglio il loro ruolo nel self-care, promuovendo comportamenti di salute responsabili, alfabetizzazione sanitaria e decisioni basate sulle prove. In un modello di assistenza collaborativa, i farmacisti emergono non solo come dispensatori di farmaci, ma anche educatori e sostenitori per la salute delle comunità. In particolare, la Fip esorta i farmacisti a considerare ogni interazione con i pazienti come un'opportunità per migliorare la loro salute e promuovere un futuro di equità e sostenibilità sanitaria globale, in linea con la visione della copertura sanitaria universale. 

Il ruolo del farmacista, Fofi: non si cura solo con un farmaco

Sul tema si espresso anche il presidente della Fofi, Andrea Mandelli

"Nell'automedicazione il ruolo del farmacista è centrale ed è evidente che abbiamo bisogno di tanti ingredienti che possano facilitare questa presa di coscienza. La prima sicuramente è un'opera di comunicazione al paziente, di informazione. Viviamo in un'era in cui l'informazione è tanto ridondante da rendere quasi asimmetrica la capacità del paziente di poter scegliere e discernere se quelle informazioni che trova nel web sono più o meno corrette per la sua famiglia, per sé stesso, per qualcuno dei suoi cari. Quindi ci serve innanzitutto una forte campagna di sensibilizzazione. Secondo - aggiunge - serve una formazione congiunta nel segno del Dm77 tra medici e farmacisti che possano così finalmente mettersi in un assetto per assistere il paziente. La sfida è costruire quel dialogo che è sempre fondamentale in salute, perché non si cura solo con un farmaco, solo con un farmaco di automedicazione, ma si cura anche con l'approccio, con la parola, con la sensibilità verso chi è malato”.

Ecco dove può intervenire il farmacista

La guida Fip individua 6 domini di intervento. Il primo ambito è quello della centralità della persona. In questo contesto, il farmacista lavora per adattare gli interventi di auto-cura alle caratteristiche e ai bisogni individuali, considerando fattori come l'età, il genere, il contesto culturale e le condizioni cliniche. Questo implica non solo la capacità di personalizzare i consigli, ma anche di educare il paziente e la sua famiglia per migliorare la loro alfabetizzazione sanitaria, fornendo informazioni chiare e strumenti pratici per favorire decisioni consapevoli. Il farmacista, inoltre, si impegna a creare un ambiente inclusivo e rispettoso delle diversità culturali, religiose e socioeconomiche.

Il secondo ambito riguarda il processo decisionale, dove il farmacista adotta un approccio collaborativo per aiutare le persone a scegliere strumenti e pratiche di auto-cura appropriati. Questo include, ad esempio, l'uso di dispositivi di automonitoraggio, farmaci da banco e altri interventi mirati. È essenziale che il farmacista pianifichi in anticipo per rispondere ai bisogni futuri del paziente, tenendo conto dei possibili cambiamenti nelle condizioni di salute. Nei casi in cui la capacità decisionale del paziente sia compromessa, il farmacista si assicura che sia coinvolto un decisore sostitutivo, per garantire un processo decisionale sicuro e rispettoso.

La comunicazione rappresenta il terzo ambito di intervento. Qui, il farmacista deve essere in grado di utilizzare una varietà di tecniche verbali e non verbali per assicurarsi che il paziente comprenda chiaramente le informazioni fornite. L'adozione di approcci empatici, come l’intervista motivazionale o il metodo "teach-back", è fondamentale per rafforzare la motivazione e l’auto-efficacia del paziente. Inoltre, il farmacista promuove cambiamenti comportamentali attraverso un linguaggio accessibile e il supporto di strumenti visivi, adattando costantemente il suo approccio alle specificità del paziente.

Il quarto ambito, quello della collaborazione, evidenzia l'importanza del lavoro di squadra. Il farmacista deve coordinarsi con altri professionisti sanitari, enti comunitari e risorse locali per garantire un supporto integrato e completo. Questo include la capacità di riferire i pazienti a servizi aggiuntivi, come programmi di prescrizione sociale o gruppi di supporto. La collaborazione interdisciplinare è essenziale per garantire una visione olistica dell’assistenza.

La pratica basata sull’evidenza costituisce il quinto ambito. In questo contesto, il farmacista integra le migliori evidenze disponibili nel suo lavoro quotidiano, fornendo raccomandazioni scientificamente fondate ma rispettose delle preferenze del paziente. Parte del suo ruolo consiste anche nel combattere la disinformazione, educando i pazienti a riconoscere e utilizzare fonti affidabili, specialmente in un’epoca in cui le informazioni online possono essere spesso fuorvianti. L'educazione a stili di vita sani e l’adozione di interventi preventivi sono parte integrante di questo processo.

Infine, il sesto ambito riguarda la condotta personale. Il farmacista è tenuto a rispettare i più alti standard etici, assicurando riservatezza, trasparenza e un'attenzione costante alla sicurezza del paziente. La gestione dei dati clinici deve essere accurata e responsabile, così come l’approccio al miglioramento continuo delle proprie competenze e comportamenti. Una pratica riflessiva consente al farmacista di identificare e colmare eventuali lacune nelle sue conoscenze o modalità operative, contribuendo a mantenere un livello elevato di professionalità.

Le dieci competenze del farmacista per il self-care 

Per operare efficacemente in questi ambiti, la Fip indica 10 competenze. Il farmacista deve essere in grado di adattare le raccomandazioni di auto-cura alle caratteristiche individuali, come età, genere, contesto culturale e condizioni cliniche. Deve saper educare i pazienti su come accedere e utilizzare informazioni sanitarie affidabili, comprese le tecnologie digitali come app per la salute o dispositivi di monitoraggio. È essenziale che il farmacista collabori con i pazienti per identificare obiettivi di auto-cura, tenendo conto delle loro priorità e dei loro valori. Le informazioni devono essere fornite in modo comprensibile, evitando tecnicismi, e utilizzando strumenti come diagrammi, simboli o interpreti, se necessario. Il farmacista deve conoscere e saper consigliare l’uso di strumenti digitali affidabili per il monitoraggio della salute e l’auto-gestione delle terapie. Inoltre, deve coordinarsi con altri professionisti sanitari e organizzazioni per offrire un’assistenza integrata e completa. È fondamentale applicare pratica basata sull’evidenza utilizzando linee guida, standard e dati scientifici aggiornati per supportare i pazienti nelle loro scelte di auto-cura. Il farmacista educa i pazienti su stili di vita sani, pratiche di prevenzione basate su evidenze, come dieta equilibrata, esercizio fisico e gestione dello stress. Inoltre, deve occuparsi del monitoraggio e della gestione delle terapie farmacologiche fornendo istruzioni sull’uso sicuro dei farmaci da banco e su come prevenire interazioni o effetti collaterali. Infine, deve essere in grado di rispettare la riservatezza dei dati e avere un approccio trasparente e responsabile nella gestione della relazione con i pazienti.

TAG: AUTOMEDICAZIONE, FEDERAZIONE FARMACEUTICA INTERNAZIONALE (FIP), FARMACISTI

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